Sicurezza
Firenze, la notte bianca delle edicole: luci accese contro le chiusure
Nel 2015 erano 161, oggi sono 91. E da inizio anno 31 serrande abbassate. Ora chiedono un fondo speciale e agevolazioni. «Basta concorrenza sleale»
FIRENZE. Una luce nel buio per segnalare la loro presenza, una luce per riaccendere la speranza, una luce per attirare l’attenzione. Una luce resterà accesa nelle edicole della città a fare da satellite a quella di Piazza Pier Vettori a Firenze nella serata di martedì 17 ottobre dalle ore 21 alle ore 22.30 durante la «Notte delle edicole». Una notte bianca in cui chioschi e negozi resteranno a luci accese. Proprio in piazza Pier Vettori è in programma un momento per dialogare con chi ha a cuore l’informazione pubblica e chi vuole avere un’edicola aperta in ogni quartiere. Sono molte le personalità, tra amministratori pubblici, editori, distributori, giornalisti e tutti i cittadini che vorranno sostenere la causa, invitare a porre l’attenzione su un tema spesso trascurato: la sempre più diffusa chiusura delle edicole. Luoghi di informazione ma anche di democrazia e socialità e di svago che stanno pian piano scomparendo e lasciando intere zone, quartieri e paesi scoperti.
«Le richieste che facciamo sono tantissime e riguardano tutti temi fondamentali tra cui un aiuto strutturale da parte del Governo, il cambio della destinazione d’uso dei chioschi, la definizione delle regole e delle modalità per le garanzie che i distributori locali richiedono e molte altre – spiega Raniero Casini, coordinatore provinciale Firenze e Prato Sinagi Toscana – Vogliamo accendere un faro nella notte per ricordare a tutti che noi ci siamo. E se questo non basterà, ne parleremo nuovamente nella manifestazione prevista per il 21 novembre prossimo a Roma».
Dal 1° gennaio alla fine di settembre 2023 a Firenze sono 31 le edicole che hanno tirato giù il bandone in modo definitivo. Secondo Casini, però, saranno molte di più verso la fine dell’anno: «Si stima, nei prossimi due mesi, che ne chiuderanno altrettante. Molti aspettano di arrivare a fine anno per chiudere definitivamente. Altri aspettano di arrivare più vicini alla pensione. È difficile reinventarsi dopo 20 o 30 anni di carriera».
Le edicole registrate a Firenze nel 2022, secondo la Camera di Commercio, erano 136 ma 122 attive. Oggi, secondo i dati forniti dal Sinagi, ne restano attive 91 e si stima che ne chiuderanno altrettante entro fine anno arrivando 60. Non più una agonia lenta, ma un’emorragia rapidissima. Che rischia di minare anche la tenuta dell’informazione. Nel 2015 le edicole attive nel capoluogo fiorentino erano 161, l’anno successivo 152, nel 2017 e nel 2018 erano scese a 138. Nel 2019 il calo è contenuto. Chiudono solo in treNel 2020, l’anno del Covid, una nuova slavina, si scende a 129, nel 2021 a 123. Fino ad arrivare alla situazione odierna che conta 91 edicole. Avere un’attività di questo tipo oggi è un lavoro complesso fatto di fatica e giornate di lavoro infinite con sveglie presto e turni massacranti dove non esistono weekend. Per questo molti, dopo il calo delle vendite dovuto a vari fattori quali il superamento del digitale rispetto al cartaceo e l’alta competizione di altri canali di distribuzione come i supermercati e le spese elevate per il suolo pubblico hanno portato loro ad alzare bandiera bianca.
Tra questi, l’ultima edicola che ha cessato definitivamente la propria attività è quella di Viale Fanti che chiude dopo 12 anni di lavoro. «La situazione che si è venuta a creare nella filiera editoriale nell’ultimo decennio impone una svolta decisa ed un cambio di rotta. Non possiamo più stare a guardare, vogliamo far sentire la nostra voce e far vedere la nostra luce. Far vedere che non siamo scomparsi e che non è più possibile lavorare in questo modo», afferma Raniero Casini.
Tra le richieste alle aziende editoriali: un aumento di dieci centesimi per ogni pubblicazione consegnata in edicola, la definizione delle regole e delle modalità per le garanzie che i distributori locali richiedono, in modo da essere coerenti con la reale esposizione della rete di vendita nei confronti dei distributori stessi, la definizione delle modalità di consegna e resa delle pubblicazioni, superando l’abuso di posizione dominante che si sta attuando su tutto il territorio nazionale da parte dei diversi attori della filiera, nei confronti dei giornalai. Tra le richieste al Governo e al Parlamento: un credito d’imposta strutturale, un bonus per il sostegno ad una editoria diffusa su tutto il territorio nazionale, finanziato dal fondo per l’editoria con una dotazione di almeno 25 milioni di euro, l’inserimento del lavoro in edicola tra i lavori usuranti, una nuova rottamazione delle licenze con accompagnamento alla pensione dei giornalai, sul modello dell’anticipo di pensione che hanno ottenuto le aziende editoriali e favorire norme che portino i comuni a concedere il cambio della destinazione d’uso dei chioschi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
