Sicurezza
Infiltrazioni e pozze d’acqua. Il tunnel Tav ancora non c’è ma lo scavalco è un “colabrodo”
Infiltrazioni e pozze d’acqua compaiono sulle pareti e sui solai dei tunnel sotterranei
FIRENZE. Non è ancora utilizzabile, ma mostra già i “segni del tempo”. L’opera in questione è il cosiddetto “Scavalco” ferroviario tra Rifredi e Castello. Secondo l’associazione Idra risulta «essere già un colabrodo la prima opera realizzata per l’Alta Velocità». L’associazione sottolinea come il tunnel che attraverserà la città ancora non esista ma intanto deperisce già lo scavalco, il pezzo di viabilità ferroviaria di una linea che scavalca – appunto da qui il nome – un’altra linea ferroviaria su un livello più basso dell’altra. «Nella città delle alluvioni, cosa potrebbe succedere in caso di emergenza maltempo?», lancia l’allarme il presidente Girolamo Dell’Olio.
Il “colabrodo di Castello”, così insiste nella definizioe Idra, sarebbe un’opera piena di difetti ancora prima di essere utilizzata. Infiltrazioni e pozze d’acqua compaiono sulle pareti e sui solai dei tunnel sotterranei. Prove che Idra ha potuto documentare raccogliendo fotografie dai writer che si sono intrufolati nell’infrastruttura a caccia di mura da dipingere, con poco successo proprio a causa delle condizioni in cui versa lo scavalco.
Un tunnel che dovrebbe migliorare il percorso dell’Alta Velocità, ma che ora appare come un’opera priva di alcun futuro se non attraverso una risistemazione del pessimo stato in cui si trova. E Idra ieri ha lanciato un altro “dialogo itinerante”, il 146esimo. La galleria artificiale tra Rifredi e Castello si inserisce in un’area ben precisa del tratto ferroviario, ma per adesso è ancora trafitta dalle infiltrazioni che lacrimano lungo il tunnel, lasciando un’immagine di abbandono, quasi fosse un’opera senza avvenire. Il progetto di migliorare le aree ferroviarie è lodevole, significa spingere le persone ad utilizzare la viabilità pubblica per spostamenti per la grande viabilità. E dovrebbero essere premiate dall’attenzione, valorizzazione e decoro, anche quelle opere collaterali che vengono realizzate per migliorare gli spostamenti pedonali per chi utilizza il treno. Da Castello, se non proprio dalla stazione – dove peraltro sembra di arrivare in una periferia dimenticata da tutti – ma al Sodo, percorrendo una piccola strada ci si trova di fronte una grande opera. Una struttura con due torri e una passerella coperta. Si tratta del Sovrappasso del Sodo, una passerella che corre sopra la ferrovia che consente lo spostamento a piedi in direzione via Fanfani e in direzione via del Sodo. Lo si legge su un cartello dove ci sono anche caratteri in Braille. Le due torri bianche costellate da finestre sono dotate non solo di scale, ma anche di un ascensore. «Non sempre funziona» ci dice velocemente una signora. Le informazioni in questo cono di passaggio disabitato, ci sono: “sei qui” ti indica il solito pallino bianco, e ti mostra il muro, il percorso, l’uscita. Dopo gli interventi di riqualificazione avvenuti qualche anno fa, questo camminamento avrebbe bisogno di una ripulita. L’accesso ai due silos è attraverso le scale accompagnate dai disegni dei writer. Tracce di passaggi, di ricoveri si vedono dalla sporcizia lasciata all’ingresso, qualche bottiglia e graffiti disegnati sui vetri. Nella lunga galleria che porta da una parte all’altra del percorso anche il ricordo di un urto violento contro un vetro che ora appare come un ricamo di macramè.
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