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Arte

Svelata a Firenze la stanza di Michelangelo: otto anni di lavori per il recupero

di Gabriele Rizza
Svelata a Firenze la stanza di Michelangelo: otto anni di lavori per il recupero

A San Lorenzo ecco lo scorcio sul campanile e le cupole: il progetto curato dallo studio di architettura Zermani e Associati

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FIRENZE. Nuova vita per le Cappelle Medicee, che ospitano i sepolcri della famiglia granducale. Sgombro da ponteggi e impalcature che ne mortificavano l’ordine e gli equilibri, l’interno/esterno del complesso traghetta una sensazione di immota grandiosità e adeguata funzionalità. Sontuosità architettonica, con la Sagrestia nuova, l’ultima impresa fiorentina di Michelangelo, a stratificare e impreziosire le emozioni del visitatore; funzionalità degli spazi, finalmente dotati, dopo lunga attesa, di una nuova via d’uscita.

Un passaggio, perfettamente integrato nel contesto storico e artistico, in grado di confrontarsi con la storia e con i grandi maestri che tra queste mura hanno lasciato alcuni dei loro più grandi capolavori. Uno sbocco che supera le strettoie dovute al “doppio senso” di marcia dell’ingresso e che ora si apre ariosamente all’esterno sul Canto dei Nelli, al termine della scalinata in pietra con vista sul campanile della Basilica e sulle cupole della Sagrestia Nuova e della Cappella dei Principi.

Il progetto firmato dallo Studio di Architettura Zermani e Associati, è costato otto anni di lavoro, per un importo che supera i 2 milioni e mezzo di euro, suddivisi tra fondi propri e finanziamenti straordinari del Ministero della Cultura, compresa la messa in sicurezza della struttura, i restauri ambientali, la nuova segnaletica di orientamento e la messa a punto di nuovi apparati didattici. Lavoro tanto più complesso perché si trattava di rimodellare e rendere più efficienti le strutture di accesso e i servizi di accoglienza del pubblico su una partitura monumentale nata per non essere un museo. Obiettivo raggiunto. Dando merito a tecnici e sovrintendenti di un cantiere che in tutti questi anni non ha comportato un solo giorno di chiusura, e che alla fine ha coniugato il conseguimento di una maggiore visibilità dei contenuti artistici, attraverso la razionalizzazioni del percorso espositivo e la conseguente valorizzazione delle collezioni, e il raggiungimento di una più moderna rete di servizi museali, adatti anche ai disabili, a partire da un ampio bookshop.

«Un’uscita d’autore» la definisce la direttrice dei Musei del Bargello Paola D’Agostino, ai quali afferiscono le Cappelle Medicee, che parla di «una soluzione architettonica innovativa ma in armonia con il complesso e la sua lunga storia, che non solo agevolerà il flusso dei visitatori al termine della visita ma consentirà loro di poter ammirare, dopo decenni di chiusura, la Cripta lorenese, e al contempo un tratto delle antiche e imponenti mura medievali fiorentine, risalenti al XII secolo, emerse durante gli scavi». Inoltre, nel nome di Michelangelo, dall’inizio di novembre, verrà aperta al pubblico per la prima volta anche la “sua” stanza segreta, che contiene i disegni a carboncino realizzati sulle pareti dal maestro.

Nella Cappella dei Principi è stata ripristinata l’integrità del pavimento in marmi policromi realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure, mentre nella Sagrestia Nuova, sono stati restaurati l’altare e i due trofei d’armi di Silvio Cosini. Dalla Cripta medicea, rimosso l’allestimento di una selezione di reliquiari montato nel 2013 per la mostra “Papa Leone X e Firenze”, si è recuperata l’imponenza degli ampi pilastri e delle volte ribassate, mentre la Cripta lorenese, costruita dall’architetto Emilio De Fabris per gli eredi dei granduchi nel 1873 e chiusa al pubblico da decenni, è stata liberata e restaurata interamente.


 

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