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Firenze, il Comune risparmia sul gas ma non grazie alla Multiutility

di Mario Neri
Firenze, il Comune risparmia sul gas ma non grazie alla Multiutility

Via a un piano di efficientamento energetico di 461 immobili pubblici. Il fornitore è Engie. Non più Cet, che si rifornisce dalla controllata Estra

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FIRENZE. Una nuova energia per Palazzo Vecchio e oltre 400 edifici pubblici in città, al centro di un progetto di efficientemente energetico in partnership con la multinazionale francese Engie che permetterà di tagliare del 30% i costi comunali per il riscaldamento e del 23% quelli per la luce. Una nuova “energia” che però rischia di trasformarsi in un boomerang di immagine per la Multiutility e le basi politico-istituzionali su cui è stata creata la maxi holding dei servizi della Toscana centrale.

Sì perché il nuovo accordo siglato da Palazzo Vecchio con Engie, sebbene prometta risparmi ed efficienza, genera un paradosso: il Comune di Firenze, azionista di peso della Multiutility, di fatto abbandona la fornitura finora erogata da Estra attraverso il Consorzio Cet, cioè erogata dalla società dell’energia pubblico-privata controllata proprio dalla holding nata sulla promessa di abbassare le tariffe ai cittadini e rendere più efficienti i processi di erogazione di servizi.

È lo stesso amministratore delegato di Estra e vicepresidente della Multiutility Nicola Ciolini a confermarlo: «Fino all’anno scorso Estra forniva gas al Cosorzio Cet che gestiva il calore per gli immobili del Comune di Firenze». Da Palazzo Vecchio spiegano che è stata la crisi energetica a imporre un cambio di strategia. Fino all’aumento dei costi, il Comune bandiva gare pubbliche per la fornitura di energia e queste gare, per alcuni capitoli, se li aggiudicava il Consorzio Cet, che appunto si rifornisce da Estra. Ora invece, schizzate in alto le tariffe, il Comune si affida a chi fa il prezzo migliore, e stavolta l’ha fatto con una convenzione in cui a fare da mediatore è stata Consip, la centrale degli acquisti dello Stato. «Estra e la Multiutility non c’entrano», dicono da Palazzo Vecchio. Ma davvero è così? Perché Cet non è più in grado di fornire prezzi competitivi? Non sarà che neppure Estra ci riesce più a causa dell’aumento dei costi dell’energia. Proprio pochi mesi fa moltissime aziende del tessile pratese, ad esempio, lamentarono disdette unilaterali che la società si era vista costretta a praticare per adeguare le tariffe al nuovo scenario determinato dalla guerra in Ucraina.

Adesso è Palazzo Vecchio ad essere costretto – doverosamente – a prendere il toro per le corna. Con Engie si alleggerisce la bolletta del Comune, già passata dagli 11,4 milioni di euro di elettricità del 2022 agli attuali 8,9 milioni, e favorisce la sostenibilità ambientale. Anche in ottica della corsa alla neutralità climatica che Firenze, una delle 100 città Climate-neutral & Smart cities indicate dalla Commissione europea, dovrà raggiungere entro il 2030. «Dobbiamo essere in prima fila nel portare avanti la grande sfida della transizione ecologica e sono sicuro che con questo accordo faremo un grande salto in avanti», spiega il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Il contratto siglato attraverso Consip, già operativo dal luglio scorso e dalla durata di 9 anni, prevede che Engie metta sul piatto 20 milioni di euro di investimenti a fronte del pagamento di 9 milioni all’anno da parte di Palazzo Vecchio. Il progetto interesserà 461 edifici pubblici fiorentini tra cui 7 musei, 152 scuole, dagli asili nido alle scuole medie, e 302 immobili tra luoghi di cultura, biblioteche, uffici, magazzini, centri per anziani e di aggregazione, alloggi, cimiteri e strutture sportive. Ci sono edifici di prestigio come Palazzo Vecchio, la chiesa di Santo Spirito e pure il Franchi. Tutto giusto. In fondo, è il mercato, bellezza. Solo che il mercato, almeno a giudicare dai risultati, per il momento non sembra segnare punti a favore della Multiutility. I cittadini, in questo caso, ci risparmiano restandone alla larga.
 

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