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Kata, nuovo sopralluogo all’Astor: questa volta si scaverà sotto terra
Firenze, le indagini sulla bambina scomparsa: l’ex hotel sarà anche liberato da rifiuti e detriti accumulati dagli occupanti
FIRENZE. Gli investigatori torneranno a breve nell’ex hotel Astor di via Maragliano, nel dedalo di camere e corridoi da dove, il 10 giugno scorso, la piccola Kataleya Alvarez è apparentemente svanita nel nulla. Nuovi approfondimenti, si spiega da fonti vicine agli inquirenti. Dopo le ispezioni condotte con sonde, telecamere e droni, adesso i carabinieri entreranno di nuovo nell’edificio per verifiche decisamente più invasive rispetto a quelle precedenti. Per cercare tracce di Kata ora i militari dell’Arma sono pronti anche a scavare sotto terra. L’accesso sarà eseguito nei prossimi giorni, al massimo entro la prossima settimana.
Secondo le previsioni l’intervento, coordinato dalla procura, sarà organizzato in due fasi. Rimozione di rifiuti, calcinacci e detriti di vario tipo accumulati dagli occupanti abusivi o nel corso delle ispezioni precedenti. Poi, una volta ripulita l’area, si inizierà a scavare. Alla ricerca di tracce della piccola, sperando che questo non porti a una tragica scoperta. Infatti la speranza degli inquirenti, che stanno battendo ogni strada possibile, resta quella di trovare la piccola viva, magari nel suo paese, oppure nell’est Europa.
Proprio in questi giorni è al vaglio del ministro della giustizia Carlo Nordio la rogatoria emessa dalla procura fiorentina, che ha chiesto di sentire come persone informate sui fatti tredici soggetti in Perù, tra cui vari parenti dei genitori. Tra loro ci sarebbero anche uno zio paterno di Kata, ristretto in un carcere in Perù, e un suo compagno di cella. Si tratterebbe di un peruviano che nel 2022 si trovava a Firenze, dove avrebbe perso una partita di droga. All’epoca l’uomo, che viveva in un appartamento in via Giovanni dei Marignolli, conviveva con una connazionale. La donna è la madre della bimba che per ultima ha visto Kata all’hotel Astor, prima che scomparisse. Da qui la tesi, che sarebbe stata avanzata dagli stessi genitori di Kata alla procura, che la piccola sia stata rapita per sbaglio. Chi l’ha presa l’avrebbe scambiata per l’amichetta, e avrebbe agito per punire la ex convivente del trafficante, responsabile di aver perso una partita di droga (oltre dieci chili di stupefacente che all’epoca dei fatti furono trovati in una valigia sequestrata dalla polizia nel cortile del condominio dove viveva la coppia).
A sostegno di questa ipotesi investigativa c’è anche una telefonata. A giugno, pochi giorni dopo il rapimento, il padre della piccola Kata ha ricevuto una telefonata dal Perù dal fratello, detenuto in carcere: «Kata è qui, l’hanno rapita per sbaglio, ci penso io» gli avrebbe detto.
Le indagini però non trovano una pista privilegiata, e si continua a sondare ogni possibilità. Anche quella che Kata sia stata portata in Romnia, come indica la presenza delle parole “romeno” e “romeni” tra i termini chiave usati dagli investigatori per passare al setaccio le memorie dei telefoni sequestrati ai genitori e ad altri familiari. Il procuratore della Dda Luca Tescaroli, la pm Chistine Von Borries e il collega Giuseppe Ledda indagano per sequestro di persona a scopo di estorsione.
Sul fronte dell’inchiesta sul presunto racket della camere all’interno dell’ex hotel, ieri al riesame si è tenuta l’udienza per discutere dell’appello presentato dal legale dei tre arrestati dalla polizia, avvocato Elisa Baldocci, che ha chiesto la loro scarcerazione. Tra loro lo zio di Kata, Argenis Abel Alvarez Vasquez, detto Dominique,Carlos Martin De La Colina Palomino, il presunto “padrone” dell’Astor, e Nicolas Eduardo Lenes Aucacusi. L’avvocato ha sostenuto che non ci sia stata estorsione, ma solo una compravendita dalle camere. I giudici si sono riservati la decisione.
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