Lutto
Firenze, il Pd al lavoro per il dopo Nardella: «Firenze sia simbolo per verde e tramvie»
Il presidente del Quartiere 4. «Innovazione e ambiente i nostri pilastri»
FIRENZE. Questo autunno sarà cruciale per la scelta del prossimo inquilino di Palazzo Vecchio. È ora di cominciare a fare sul serio, di decidere il percorso da intraprendere per scegliere chi sarà il candidato sostenuto dal Partito democratico per raccogliere l’eredità di Dario Nardella. Di nomi in ballo, più o meno fantasiosi, ce ne sono in abbondanza, politici e civici, donne e uomini, moderati e progressisti, dentro e fuori dalla giunta. Come scegliere il profilo giusto? E poi la coalizione, andare al voto da soli o in compagnia? E in compagnia di chi? Le opinioni sulla ricetta più adatta per mantenere il fortino dem in un momento storico in cui il partito mostra più di qualche ammaccatura sia a livello nazionale che, in maniera più preoccupante, regionale si rincorrono. Una voce per capire come si muoverà da qui ai prossimi mesi il Pd, anche perché arriva dall’area Schlein, a cui il popolo dei gazebo ha dato il “mandato” di risollevare le sorti del partito, è quella del presidente del Quartiere 4 e responsabile urbanistica e sostenibilità del Pd cittadino Mirko Dormentoni.
La prossima primavera si vota a Firenze, come dovrebbe avvicinarsi il Pd a questa scadenza?
«Dobbiamo continuare e anzi intensificare il percorso di costruzione partecipata del programma. Inizieremo a fare una serie di incontri sui temi principali di “Firenze 2030” e chiameremo a confrontarsi i tanti nuovi iscritti al partito, i circoli, ma anche cittadini, comitati e associazioni interessate. Per me Firenze dovrà essere sempre di più la città degli spazi pubblici, verdi e popolari, dei beni comuni, dei rioni e della prossimità, della mobilità sostenibile, delle tramvie che collegano ogni quartiere e quadrante metropolitano e del trasporto pubblico efficiente, dell’accessibilità a tutte e tutti nessuno escluso per casa, lavoro, cura, scuola e cultura. La città dei giovani protagonisti, delle biblioteche come luoghi di democrazia e di comunità, delle comunità energetiche e della transizione ecologica. In questo senso occorre valorizzare le esperienze e il ruolo del decentramento, dei Quartieri. Faremo, poi, incontri con le altre forze politiche del centrosinistra per trovare ogni convergenza possibile. Nei prossimi quattro mesi sarà questo il nostro impegno».
Il perimetro della coalizione quale sarà?
«Dobbiamo confrontarci con tutti, sono d’accordo con quello che dice il segretario regionale Fossi. Se è vero che non siamo autosufficienti, allora dobbiamo provarci con ogni soggetto che condivide i nostri obiettivi. Uniti per vincere, ma non a tutti i costi perché poi bisogna governare. Auspico una coalizione più ampia che abbia però convergenze certe sui temi che per noi sono cruciali, dalle politiche sociali e abitative a quelle ambientali».
A un certo punto bisognerà scegliere il candidato, quale dovrà essere il suo identikit?
«In primis che sia un o una candidata condiviso da tutta la coalizione e abbia un profilo adatto e riconosciuto da tutti. Deve conoscere la città e sapere come si amministra. A livello personale preferirei un profilo progressista, ma l’importante è scegliere insieme la figura migliore, una persona con passione, esperienza e capacità di ascoltare le persone e le comunità. Donna o uomo, deve essere in sintonia con le nostre idee su innovazione sociale e culturale, lotta alle diseguaglianze e ambiente».
Candidato politico o civico?
«L’importante è che abbia le competenze sulle politiche pubbliche necessarie per portare avanti in un futuro giusto la nostra Firenze».
Primarie sì o primarie no per la scelta del candidato?
«Vedremo alla fine. Non ho una preferenza. Penso che intraprendendo questo percorso partecipato sul programma che stiamo avviando e definendo la coalizione, il nome di un candidato condiviso possa emergere e che quindi si possa fare anche a meno delle primarie. Quello delle primarie è sempre un passaggio complesso, possono risultare eccessivamente divisive con risvolti negativi sulle vere elezioni, però ci sono anche situazioni in cui possono essere utili ed efficaci o addirittura necessarie».
Nel caso passasse la linea della scelta ai gazebo, pensa a primarie di coalizione o di partito?
«Se vogliamo veramente aprirci al confronto con gli altri, penso che allora debbano essere primarie di coalizione, avrebbe poco senso parlare di un percorso da fare insieme alle altre forze politiche e poi presentarsi col candidato già scelto tra di noi con le primarie di partito».
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