Attenzione
Caso Vannacci, Donzelli e il generale rimosso: «Non spetta al Pd giudicarlo»
Continua a far discutere il caso del libro con frasi omofobe e razziste, il deputato di Fratelli d’Italia: «In una democrazia liberale non è compito della politica vagliare la correttezza morale dei contenuti degli scritti»
FIRENZE. Continua a far discutere il caso del generale Roberto Vannacci, rimosso dal comando dell’Istituto geografico militare in seguito all’uscita del suo libro “Il mondo al contrario” in cui esprime posizioni omofobe e xenofobe. Il deputato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, non lo difende apertamente ma attacca il Pd. «L’esercito, che ha delle giuste regole stringenti, anche su sollecitazione del ministro, ha fatto partire un esame disciplinare – ha detto ieri Donzelli – Alcune associazioni hanno pure annunciato esposti e quindi anche la magistratura dovrà vagliare le parole nel suo libro. Ho letto che al Pd non basta. Ecco, questo lo trovo particolarmente sgradevole. Nessuno ha dato alla sinistra italiana il diritto di autonominarsi censori, agenti morali del politicamente corretto. Non spetta al Pd decidere cosa si può scrivere o non scrivere nei libri. In una democrazia liberale non è compito della politica vagliare la correttezza morale dei contenuti degli scritti. Né del governo né di un partito di minoranza».
Giudizio sostanzialmente negativo dal procuratore generale militare Marco De Paolis: «Se fossi ancora in primo grado, alla Procura militare, il libro lo leggerei. Ci potrebbero essere profili di diffamazione per qualcuno. O per l’istituzione stessa. È ovvio che c’è un problema di immagine per le forze armate e l’esercito che va valutato». A suo avviso ha fatto “benissimo” il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a sollecitare un’azione disciplinare e «a precisare che non ci sono processi sommari, ma indagini serie: le garanzie valgono per tutti. I disvalori contenuti in alcune affermazioni di Vannacci così in contrasto con i valori affermati nella nostra Costituzione mi fanno pensare che ci sia un deficit di formazione». Il Pg militare non ritiene che le controverse affermazioni su gay e migranti riflettano un pensiero diffuso nelle forze armate. «Io credo, spero, di no», ha spiegato, «alcune frasi che ho letto mostrano un’arretratezza culturale di qualche secolo».
«Ho apprezzato molto l’immediata presa di distanza dell’esercito dalle vergognose parole del generale Vannacci – dice l’assessora griogionale al Welfare Alessandra Nardini – Francamente, però, non ritengo sufficiente il suo avvicendamento nel comando dell’Istituto geografico militare. Come ho già avuto modo di scrivere, il fascismo, il razzismo, la misoginia e l’omofobia sono e devono essere incompatibili con l’indossare una divisa della nostra Repubblica e l’avere un qualunque ruolo di responsabilità».
«È un comportamento disonorevole». Questo il giudizio di Roberta Pinotti, ex ministra dem della Difesa che, in un’intervista a Repubblica, ricorda le prime unioni civili in uniforme e, al tempo stesso, la responsabilità dei comandi i delle forze armate di “prosciugare” le sacche di machismo e sessismo nell’esercito. «Ci avete fatto caso? – ironizza Riccardo Magi, segretario e deputato di +Europa – Se parli di diritti delle persone Lgbti+ loro ti rispondono “prima i doveri”. Se parli di cittadinanza per i nuovi italiani, loro ti rispondo “prima i doveri”. Beh, dato che su Vannacci sento fascisti, omofobi e xenofobi rivendicare il diritto liberale della libertà di espressione, mi chiedo: e i doveri? Eppure il giuramento militare parla chiaro: “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi”».
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