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Bagno a Ripoli si prepara per dare l’addio a Fabio Sequi, annegato per salvare due bagnanti

Bagno a Ripoli si prepara per dare l’addio a Fabio Sequi, annegato per salvare due bagnanti

L’uomo, 36 anni, lavorava come modellista alla Morelli srl di Bagno a Ripoli. Oggi la salma sarà esposta alla sala del commiato della Misericordia di Antella

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BAGNO A RIPOLI. Si stringono al dolore dei genitori Nedo e Luciana di Fabio Sequi, il trentaseienne di Grassina morto in mare nel tentativo di soccorrere due persone in difficoltà. Alla camera mortuaria del cimitero di Piombino è un via vai di amici e parenti fin dalla sera del 6 agosto.

Il modellista di un’azienda di moda del Gruppo Morelli, con sede a Bagno a Ripoli, è morto eroicamente, poco dopo mezzogiorno sulla spiaggia di Rimigliano. Quando ha visto chiedere aiuto in acqua non ha esitato a lanciarsi tra le onde per salvarli. Mentre i due vengono tratti in salvo, Fabio è trascinato via dal mare agitato dal vento di ponente. Soccorso a sua volta e portato a riva da un bagnino le manovre per rianimarlo sono state inutili. È morto così, nel suo primo giorno di una vacanza progettata da tempo con gli amici di sempre.

La salma di Fabio Sequi oggi sarà esposta alla sala del commiato della Misericordia di Antella, frazione di Bagno a Ripoli. Mentre domani alle ore 10 sarà celebrato il funerale nella chiesa di Grassina. Tanti gli amici che stanno rientrando a Grassina per l’ultimo saluto a Fabio. Alcuni hanno scelto di anticipare i rientro dalla Spagna e la Grecia.

La sera della tragedia il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini ha parlato con la mamma di Fabio. «Tutta la comunità di Bagno a Ripoli si stringe attorno alla famiglia, agli affetti e agli amici di Fabio – dice il primo cittadino in un post su Facebook – . Un giovane di soli 36 anni di Bagno a Ripoli, di Grassina, che in un gesto eroico di altruismo, per salvare due persone rimaste intrappolate tra le onde del mare mosso, ha perso la sua vita. Ci stringiamo forte a tutti i suoi cari in un momento così difficile e di enorme tristezza».

«Ci sono troppo pochi bagnini previsti nei bandi di gara. È un rischio enorme: così le tragedie non si possono evitare nemmeno compiendo ogni sforzo possibile» afferma, commentando l’episodio, Andrea Cecconi, il responsabile fiduciario per la Federazione Italiana Nuoto (Fin) per i bagnini della costa livornese da Quercianella a San Vincenzo. «Le linee guida per l’assistenza ai bagnanti prevedono una torretta ogni 80 metri circa – prosegue il fiduciario Fin –. In questo modo un bagnino si ritrova a controllare 40 metri alla sua destra e altrettanti alla sua sinistra – sottolinea –. E in caso di intervento si può facilmente attuare quello che si chiama un “soccorso perfetto”: due bagnini in mare e uno sulla riva a coordinare le operazioni e lo sgombero dei bagnanti che potrebbero essere d’intralcio».

La bandiera rossa non è un divieto di balneazione. A oggi, non esiste alcuna norma che, in presenza di una bandiera rossa, consenta di multare i temerari che sfidano la segnalazione del pericolo. «Il bagnino non è un pubblico ufficiale e neppure può prendere le persone con la forza per farle uscire dall’acqua. Il suo è un ruolo di persuasione, richiama ma non può obbligare. Ha tre funzioni, quella di prevedere, di prevenire e di intervenire in caso di necessità». E sta in questo un limite all’azione di chi è chiamato a garantire la sicurezza dei bagnanti.

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