Il Tirreno

Firenze

Verso le amministrative

Giani candidato sindaco a Firenze? «No, grazie. Il mio lavoro prosegue in Regione»

di Valentina Tisi

	Eugenio Giani sorride a Giovanni Donzelli, uomo di fiducia di Giorgia Meloni 
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Eugenio Giani sorride a Giovanni Donzelli, uomo di fiducia di Giorgia Meloni 

Il governatore smentisce le voci sulla corsa a Palazzo Vecchio e pensa al bis per la Toscana

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FIRENZE. Da settimane il refrain è sempre lo stesso «Giani cosa fa? Corre lui per Palazzo Vecchio? ». Domande queste che rimbalzano da destra a sinistra. Perché una discesa in campo del governatore per Firenze costringerebbe tutti a impostare le prossime mosse per il 2024 in maniera diversa e a fare i conti con un candidato in grado di intercettare l’elettorato moderato a cui guarda il centrodestra per strappare il Comune ai dem. A mettere la pietra tombale sulle chiacchiere che si rincorrono da tempo è direttamente il presidente della Regione, che a fare il sindaco di Firenze non ci pensa proprio e smentisce ogni ricostruzione con un deciso «Io candidato a Firenze? Assolutamente no. Io sto lavorando forte e bene in Regione».

Insomma, se la richiesta a furor di popolo fosse arrivata dieci anni fa, la storia sarebbe stata diversa. Ma l’allora sindaco Matteo Renzi preferì lasciare il testimone a Dario Nardella e adesso Giani non vuol considerare nessuna alternativa alla Regione. «L’approvazione del Programma regionale di sviluppo, presentato da me, da parte del Consiglio regionale segna un punto di riferimento importante – dice il governatore, snocciolando i punti messi a segno negli ultimi giorni – È un piano strategico, per i prossimi anni, in una visione che vuole essere quella della Toscana 2030». Parole di chi pensa più a un secondo mandato alla guida della Regione che a un incarico da sindaco.

Giani infatti si smarca e lancia il suo spot promozionale per la Toscana, elencando le opere pronte per essere portate a casa: «L’avvio della talpa per l’Alta velocità, la programmazione della terza corsia tra Firenze Prato e Pistoia, la terza corsia nell’asse dell’Autostrada del Sole. Insomma una Toscana che sta mostrando interventi di grande peculiarità, come gli asili nido gratis, che ci stanno copiando dappertutto». No, a lasciare tutto questo lavoro in mano a qualcun altro Giani non ci pensa proprio e toglie dal tavolo ogni ipotesi di un suo possibile addio anticipato per approdare a Palazzo Vecchio.

«Quello che devo fare è lavorare per la Regione – chiarisce, se ancora ce ne fosse bisogno, il presidente Giani – Ho visto anch’io cosa si dice sui giornali, ci sono tanti cittadini che mi fanno battute di incoraggiamento in questo senso, ma sono impegnato sulla Regione e non voglio farmi distrarre da alcuna voce. Voglio lavorare perché questo rilancio dell’iniziativa della Regione possa essere accompagnato dalla mia presenza alla presidenza della Regione». Tradotto: non me ne vado e anzi sono pronto per un secondo mandato da presidente. E se Giani si toglie dalla corsa, la febbre da candidatura impazza sempre più in città. Da una parte il centrodestra, che l’altro ieri si è riunito al gran completo per disegnare la strategia per i prossimi appuntamenti elettorali e che nicchia aspettando le mosse in casa Pd, ovviamente intervallando l’attesa con frequenti contatti con Italia Viva. E poi ci sono i dem. La candidatura sul piatto che piace a Nardella è sempre quella dell’assessora al Welfare Sara Funaro, ma i nomi si moltiplicano, tra autocandidature e scelte di area.

Nomi come quelli dell’ex assessora all’urbanistica Cecilia Del Re e dell’l’ex parlamentare Rosa Maria di Giorgi, ma anche dell’ex assessore ora deputato Federico Gianassi girano da tempo. Il vento in poppa dell’area Schlein spinge poi quelli di candidati più a sinistra come l’assessore all’ambiente Andrea Giorgio e l’assessora regionale Monia Monni e gli immancabili civici, da sinistra al centro, dalla ex segretaria della Cgil Paola Galgani al presidente di Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori. Nomi che si rincorrono e su cui è arrivato l’altolà anche del segretario cittadino del Pd Andrea Cecarelli: meglio le primarie dei caminetti. «Se troviamo una sintesi politica sia all’interno del partito sia con la potenziale coalizione è un conto – aveva dichiarato al Tirreno alcuni giorni fa il segretario – altrimenti capisco chi sostiene si debba ricorrere alle primarie, o di partito o di coalizione». Sì perché, in caso il Pd scelga di affidare la decisione sul candidato al gazebo, si dovrà disegnare il perimetro del confronto. Primarie sì, ma con chi? Ecco che con primarie aperte a tutta la coalizione, Italia Viva potrebbe giocare per vincere e sparigliare le carte con una campionessa di preferenze come la vicepresidente della Regione, Stefania Saccardi. Un volto che in fondo non è detto dispiaccia troppo all’ala sinistra, anche perché, una corsa in solitaria di Saccardi potrebbe davvero far ballare il risultato. In fin dei conti alle ultime elezioni Italia viva ha dimostrato di poter portare a casa un bottino di voti vicino al 15% e da lì ripartirà. E i renziani, per ogni trattativa, fisseranno l’asticella su quel risultato.

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