Il Tirreno

Firenze

In tribunale

Firenze, accoltellò e uccise il patrigno di 41 anni: a processo con rito abbreviato

di Matteo Leoni
Il sopralluogo della scientifica in via dell’Olmatello
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Il sopralluogo della scientifica in via dell’Olmatello

Il 21enne si era dichiarato innocente ma fu incastrato dalla sorella

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FIRENZE. Sarà processato in abbreviato, rito che prevede lo scontro di un terzo della pena, José Manuel Parco Eguizabal, il ventunenne di origine peruviana in carcere per l’omicidio del patrigno, avvenuto la sera del 25 luglio in un appartamento di via dell’Olmatello. La vittima, Jorge Ismael Borja Castillo, di 41 anni, morì dissanguato per una coltellata che gli recise un’arteria all’altezza della spalla. Il giovane, che confessò pochi giorni dopo il fatto, specificando di essere intervenuto per difendere la madre, ha chiesto e ottenuto di essere ammesso al rito alternativo attraverso il suo difensore, avvocato Elisa Baldocci. Prima udienza il 18 dicembre prossimo.

Gli agenti della squadra mobile lo bloccarono poco dopo il fatto. Faceva parte del gruppetto di curiosi che erano fuori dall’abitazione all’arrivo dei soccorsi e delle volanti. In un primo tempo negò ogni addebito, poi arrivò la confessione. Voleva intervenire per paura che il patrigno picchiasse la madre, poiché tra i due, che erano ubriachi, era scoppiata una violenta lite dovuta al fatto che lei non riusciva a trovare il suo cellulare. Secondo le indagini, coordinate dal pm Antonino Nastasi, il ventunenne avrebbe deliberatamente accoltellato il patrigno sferrandogli un fendente all’altezza della spalla sinistra, procurandogli una ferita lunga circa due centimetri e mezzo e profonda otto. Jorge Ismael Borja Castillo, ex badante, morì per uno shock emorragico provocato dalla lacerazione dell’arteria succlavia. Secondo la versione data dal ventunenne agli inquirenti, il patrigno, nel tentativo di disarmarlo, si sarebbe avvicinato con violenza contro il coltello, urtando contro la lama e ferendosi a morte.

Secondo il risultato dall’autopsia, l’ex badante aveva bevuto molto poco prima della lite. Nel sangue aveva un tasso alcolemico di 1,84 grammi per litro, «compatibile dal punto di vista clinico – si legge nella relazione del medico legale – con alterazioni dell’equilibrio e del passo». «Tali alterazioni – vien e precisato – possono aver inoltre compromesso la prontezza di riflessi necessaria ai fini della difesa dall’aggressore». La ferita inferta alla vittima «è stata prodotta da uno strumento dotato di una lama con punta aguzza, un margine affilato» e dentata, compatibile col coltello che è stato sequestrato dagli investigatori.

In un primo tempo il giovane aggressore disse alla polizia di essere uscito di casa, poi si essere tornato e di aver trovato il patrigno ferito. A incastrarlo fu la testimonianza della sorella. La donna, che al momento dell’omicidio si trovava nella casa ma in un’altra stanza, raccontò agli inquirenti che il fratello le aveva confessato di essere l’autore dell’omicidio. Gli investigatori nell’immediatezza dei fatti ascoltarono anche la madre del ragazzo, che però, probabilmente per proteggerlo, si avvalse della facoltà di non rispondere. Poi arrivò la confessione da parte dell’indagato. L’arma che fu usata per il delitto è uno dei coltelli a lama seghettata che erano custoditi nel cassetto della cucina e che furono sequestrati dalla polizia scientifica nel corso del sopralluogo nell’appartamento. In passato, secondo le indagini, tra il giovane e il patrigno c’erano già stati degli screzi e i due erano già venuti alla mani.

 

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