Attenzione
Banchelli, il “messaggero di pace” ucciso a 67 anni da una malattia
Ha girato il Mondo in bicicletta e unito i popoli con la bandiera dell’Unicef
SESTO FIORENTINO. «Sono nato a Sesto Fiorentino l’8 aprile 1956. Allenatore di pallavolo e preparatore del corpo e della mente dalla gravidanza alla grande età, da sempre mi sembra di essere impegnato per la diffusione di una cultura di non violenza».
Si presentava così Marco Banchelli deceduto il 12 luglio dopo una lunga malattia. È difficile riassumere le molte attività di Banchelli, ma è certo che tutte hanno avuto un punto in comune: la diffusione della cultura della pace, della non violenza, del fair play nel mondo sportivo da dove veniva, e la cultura delle conoscenza di altri paesi attraverso il viaggio, e non ultima la solidarietà. Era stato definito “messaggero di pace” e con la sua bicicletta ha attraversato mari e monti, nel vero senso della parola, per portare questo messaggio nel quale credeva profondamente, da una parte all’altra della Terra. Sempre disponibile, Marco Banchelli ha organizzato per anni “biciclettate” per i bambini in collaborazione con le scuole dove è entrato portando sempre il messaggio di pace e rispetto per gli altri. Alla fine degli anni Ottanta con la sua bicicletta sportiva raggiunse il Nepal e l’amore per quel Paese ha continuato a vivere nel cuore di Marco Banchelli.
Appassionato sportivo aveva stretto un legame fraterno con Alfredo Martini. La bicicletta era per entrambi l’elemento con cui comunicare con le persone. Nel 1990 Marco fonda, insieme ad altri sestesi e non solo “Arianna” l’associazione di valori nello sport e nella vita. «In bicicletta, con me, hanno sempre viaggiato tante’presenze’– scriveva Banchelli – e tanti messaggi, spesso rappresentati dalla bandiera dell’Unicef che mi era stata affidata. Per il mio impegno ho avuto l’onore di essere definito’messaggero di pace’nel mondo». Banchelli diventa nel 1998 “portabandiera” dell’Unione Europea, primo italiano ad essere stato nominato membro onorario di Sports Development Nepal (Kathmandu) e Console Onorario dello Sport (Sesto Fiorentino) . «Pare – scrive Banchelli – che sia stato tra i primi anche nella pratica e sviluppo’estremo’del ciclo-cross o trekking-climbig bike». Dal 1993 ha fatto parte, come guida, capo spedizione e consulente della scuola Tmb della Valsesia sul Monte Rosa e nel 1994 ha concluso il suo giro del mondo arrivando nel deserto australiano. È nel 1998 che in sella al suo Shuttle Bike ha pedalato sulle acque del Rani Pokhari ed ha aperto le manifestazioni di Visit Nepal diventando “testimonial”. Molte sono le sue imprese: Tilicho in Himalaya raggiungendo e pedalando sul Lago più alto del mondo che battezzò con il nome “Sanu Pokhari” ovvero il “lago dei bambini”. E poi nel 2000 ha raggiunto il Mar Morto in quello che definisce «un fantastico viaggio in Terra Santa tra l’asprezza dei popoli e della loro terra mischiata alla magia e alla sacralità di quei luoghi». È diventato “Ciclista per caso” avendo partecipato alla trasmissione “Turisti per caso” con Syusy Blasy e Patrizio Roversi, con i quali era rimasto amico, così come aveva conosciuto Franco Battiato e tanti altri personaggi dello spettacolo e dello sport, perché Marco ha portato nel mondo anche il colore della sua squadra, la Fiorentina.
Dopo una lunga malattia è deceduto mercoledì sera nella sua abitazione sestese. I funerale stamani alle 10 alla Pieve di San Martino. Forse Marco Banchelli avrebbe voluto finire con queste sue parole lasciate sul web alcuni anni fa. «Sento in me la fantastica sensazione di aver unito e di unire città, montagne e genti con le gocce del mio sudore e con l’invisibile ma incancellabile segno delle ruote della mia bicicletta». La sua passione mancherà a tutti.
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