Sicurezza
Sesso e droga tra minorenni, la prof Dell’Osso: «Sempre più ragazzini alla ricerca del piacere a ogni costo»
La nota psichiatra commenta il caso dei 24 minorenni denunciati dopo una festa a base di droga e sesso in provincia di Firenze. Il dottor Todella: «Cresce il confronto con modelli che rendono difficoltosi i primi approcci»
FIRENZE. Una festa in casa tra adolescenti, un modo per salutare l’arrivo del nuovo anno, solo che quella festa non aveva proprio niente a che fare con le serate tra ragazzini a cui normalmente si pensa. La lista della spesa del gruppo di giovanissimi, alcuni ancora alle medie e altri ai primi anni delle superiori, invece di bibite e patatine conteneva droga e preservativi. L’episodio, che ha portato alla denuncia di 24 ragazzini per violenza sessuale, accende i riflettori su come i giovanissimi affrontano le loro prime esperienze, una fisicità vissuta sempre più precocemente, spesso davanti all’occhio del cellulare e condivisa centinaia di volte attraverso i social.
Esperienze vissute in una fase della vita, quella dell’adolescenza, che per definizione è quella della scoperta di sé e del rapporto con l’altro. «Da un punto di vista cerebrale – spiega la professoressa Liliana Dell’Osso, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria – l’adolescenza rappresenta un periodo di incompleto sviluppo dei circuiti neurali in sede frontale, quelle strutture del sistema nervoso atto al controllo degli impulsi. Nel cervello di un adolescente, il sistema limbico, struttura deputata alle risposte emotive e comportamentali, maturerebbe prima del sistema frontale, preposto alla regolazione delle stesse. Ne deriva uno sbilanciamento verso la ricerca del piacere, con conseguente predisposizione alla messa in atto di comportamenti a rischio, come uso di alcool e sostanze, condotte sessuali precoci, aggressività rivolta verso sé o altri».
Un quadro che vede mutare il rapporto dei giovanissimi col sesso rispetto al passato. «La concezione del sesso e i comportamenti sessuali – afferma Dell’Osso – hanno subìto, nel tempo, cambiamenti paralleli all’evoluzione della società e ciò ha comportato una maggiore precocità delle prime esperienze in tale ambito. Spesso si tratta di soggetti che restano insieme con forti pressioni di ingroup-outgroup: si sentono forti per l’appartenenza a un gruppo, dal quale temono di essere respinti in caso di comportamenti fuori schema. Si tratta di un meccanismo che può generare un circolo vizioso, facilitando un rilancio di azioni violente da cui i membri del gruppo, anche se magari riluttanti, non si sottraggono per timore di essere esclusi».
Sul fatto che si tratti di un fenomeno presente anche nelle epoche passate o acuito da elementi sociali la dottoressa chiarisce: «Oltre alle basi neurobiologiche a cui ho accennato, possono entrare in gioco meccanismi di competizione per la conquista del partner più appetibile, oppure per il mantenimento di un ruolo dominante, o anche semplicemente per essere accettato nel gruppo dei pari. Si tratta di stimoli sociali molto antichi, selezionati in epoche della storia della nostra specie in cui la violenza inter-specifica era normalizzata, e l’affermazione sull’altro non di rado avveniva con la violenza».
Ad entrare in gioco però ci sono anche meccanismi più “recenti” come l’esperienza della pandemia. «Sicuramente la situazione ambientale avversa, i momenti di paura e i periodi di isolamento – sottolinea Dell’Osso – non hanno facilitato lo sviluppo sociale dei giovani che si sono trovati a vivere gli anni dello sviluppo adolescenziale in quel contesto. I fattori stressanti ambientali possono avere un ruolo significativo nel tirare fuori lo sviluppo di alterazioni comportamentali e problemi psichici in soggetti vulnerabili».
Il rapporto dei giovanissimi col sesso tuttavia è meno lineare di quanto si potrebbe credere, a evidenzialo anche il dottor Roberto Todella, membro del direttivo della Federazione italiana di sessuologia scientifica: «Da un lato i ragazzi oggi sono sottoposti a molte più sollecitazioni dall’ambiente circostante. L’accesso al materiale è molto più semplice tramite la rete e questo facilita l’avvicinamento al sesso in età precoce. C’è però anche il rovescio della medaglia, un confronto costante con modelli che rendono più preoccupanti e difficoltose le prime esperienze e l’aumento di giovani che si definiscono asessuali. È cambiato il modo di avvicinarsi alla prima esperienza sessuale intesa come passaggio all’età adulta: se prima erano soprattutto i ragazzi a viverlo come un banco di prova e ad affrontarlo per primi, adesso in molti casi sono le ragazze le più precoci».
Un anticipare i tempi che però non vuol significare un protrarsi dell’esperienza fisica dopo la prima sperimentata in giovane età. «In molti casi questa esperienza viene vissuta in maniera ansiogena – evidenzia Todella –. Non è raro che dopo i primi approcci, l’esperienza si consolidi poi nel mondo virtuale, che necessita di un minor investimento dal punto di vista della relazione». Accanto alla precocità con cui viene vissuta l’esperienza sessuale c’è poi il fenomeno della condivisione in rete, come evidenzia la professoressa Silvia Casale, docente di psicologia clinica esperta di dipendenze da social network. «Attraverso la condivisione via social i ragazzi ricercano un feedback immediato, in una fase in cui iniziano a definire la propria identità. Non si tratta solo di vivere l’esperienza, che diventa più reale tanto più è vista dagli altri, c’è il bisogno di condividerla. È un vedersi attraverso gli altri».
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