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Memoria

Porte aperte per il pubblico al Memoriale di Auschwitz di Firenze

di Valentina Tisi
Porte aperte per il pubblico al Memoriale di Auschwitz di Firenze

Dopo false partenze e rinvii il 25 luglio si potrà visitare la struttura. Le istituzioni hanno firmato un accordo per la gestione e definito i costi

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FIRENZE. Dopo rinvii e false partenze finalmente il 25 luglio il Memoriale italiano di Auschwitz potrà aprire le porte al pubblico. Dopo una prima inaugurazione avvenuta nella primavera del 2019 all’Ex3 di Gavinana, adesso, grazie al protocollo per la gestione firmato ieri da Regione, Comuni di Firenze e Prato, Fondazione Museo della Deportazione e Aned, la situazione si è sbloccata. Lunga e travagliata la storia dell’opera, il memoriale fu collocato nel Blocco 21 del campo di Auschwitz dall’Aned nel 1979. L’opera è stata pensata come un’enorme spirale a elica, due tunnel affiancati con pareti decorate che raccontano il fascismo, il nazismo, la resistenza e la deportazione, grazie alla collaborazione di intellettuali come Lodovico e Alberico Belgiojoso, lo scrittore Primo Levi, Nelo Risi, Pupino Samonà e il compositore Luigi Nono.

Il memoriale, dopo una prima chiusura nel 2007, sfuggì al rischio di smantellamento grazie all’intervento della Regione Toscana e del Comune di Firenze, che nel 2016 decisero di ospitarlo all’interno degli spazi dell’Ex 3, pensati in origine come centro di arte contemporanea. Da lì ha preso il via l’intervento di ristrutturazione sullo stabile e il restauro dell’opera a cura dell’Opificio delle pietre dure e della cooperativa Archeologia per arrivare così all’inaugurazione del nuovo allestimento l’8 maggio 2019.

Ma la pandemia, altri interventi sulla struttura e la necessità di dare una nuova gestione allo spazio, hanno di fatto chiuso le porte del Memoriale al pubblico. L’intera operazione ha un valore di 3.047.200 euro, a cui vanno aggiunti i costi di assicurazione a carico del Comune di Firenze. La Regione è l’istituzione che ha contribuito maggiormente con 2 milioni e mezzo per il progetto e l’allestimento del museo, mentre il Consiglio dei ministri ha sostenuto con 156.960 euro i costi documentazione, messa in sicurezza e smontaggio ed altri fondi sono arrivati da Fondazione Cassa di risparmio, 280mila euro per il restauro, a cui vanno sommati i 30mila del crowdfunding promosso da Unicoop Firenze. Il protocollo fissa in maniera chiara la gestione, che verrà affidata alla Fondazione Museo della Deportazione. La Fondazione avrà il compito di coordinare l’attività scientifica, progettare e realizzare le attività didattiche e culturali e le visite guidate. Il Comune di Firenze garantirà la funzionalità della struttura e l’apertura al pubblico. Inoltre la Fondazione, su impulso del Comune di Prato, sarà al centro di una riforma della propria governance per consentire l’ingresso nella sua compagine di Regione Toscana, Comune di Firenze e Aned. «Un primo vero esempio di città metropolitana sulla cultura e sulla memoria» così la presidente della Fondazione Museo della Deportazione, Aurora Castellani, ha definito l’unione tra le forze dei Comuni di Firenze e Prato per il raggiungimento dell’obiettivo: «Sarà un museo molto interattivo, che mette insieme la ricerca storica e l’approfondimento con linguaggi che parlino ai giovani, sarà molto digitale, al passo con i tempi, per raccontare la storia che non va dimenticata».

All’interno della struttura troverà spazio anche un cimelio prezioso come spiega il presidente nazionale Aned Dario Venegoni: «Abbiamo deciso di portare in questo nuovo memoriale qualcosa di simbolico, la giacca originale indossata a dal dottor Giuseppe Calore a Mauthausen, dove lavorò in infermeria, salvando tanti prigionieri da morte certa». «Questo protocollo sarà un punto di arrivo e di partenza per le iniziative future» sottolinea il presidente Eugenio Giani, presente alla firma del protocollo insieme all’assessora regionale Alessandra Nardini, l’assessora Maria Federica Giuliani per il Comune di Firenze l’assessore Simone Mangani per il Comune di Prato e Ugo Caffaz, consigliere per le politiche per la memoria dell’assessora Nardini.
 

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