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La testimonianza

Bambina scomparsa a Firenze, lo zio di Kata ascoltato in caserma sulla “notte dei misteri”

di Matteo Leoni
Bambina scomparsa a Firenze, lo zio di Kata ascoltato in caserma sulla “notte dei misteri”

L’uomo si è presentato spontaneamente per dare la sua versione dei fatti: ecco cosa ha detto

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FIRENZE. Fare chiarezza sulla sua posizione, e smarcarsi dalle accuse circa un suo coinvolgimento nel presunto racket delle camere dell’ex hotel Astor. Per questo motivo nei giorni scorsi lo zio di Kata, Abel, si è presentato dagli inquirenti che stanno indagano sul caso della bimba di 5 anni svanita nel nulla il 10 giugno scorso.

Abel è l’adulto a cui la piccola Kataleya era stata affidata dalla madre il giorno della sua scomparsa. Sicuramente una delle ultime persone ad averla vista prima che di lei si perdessero completamente le tracce. Nei primi giorni delle indagini è stato sentito come persona informata sui fatti. Di recente però ha deciso di presentarsi spontaneamente dai carabinieri, nella caserma di borgo Ognissanti sede del comando provinciale, per fornire di nuovo la sua versione dei fatti. Un colloquio chiesto per precisare alcuni aspetti del racconto fatto in precedenza, ma anche per allontanare da sé le nubi circa il suo ipotetico coinvolgimento nella guerra per gli affitti della camere all’interno dell’ex hotel occupato.

Lo zio di Kataleya è stato coinvolto anche nella cosiddetta “notte dei misteri”, quando, la sera del 28 maggio, un uomo originario dell’Ecuador si è buttato da una finestra al secondo piano dell’edificio di via Maragliano, a suo dire per sfuggire a un gruppo di peruviani che tentavano di entrare nella sua stanza per aggredirlo. Tra quelle persone ci sarebbe stato anche Abel, che nei giorni successivi al fatto si è presentato in questura per presentare denuncia, assistito dall’avvocato Elisa Baldocci. In quella circostanza l’uomo avrebbe dichiarato ai poliziotti di essere andato con altri a bussare alla porta di Manuel per chiedergli di fare meno rumore, dopo che da due giorni lui, la moglie e altri suoi amici impedivano a tutti di riposare, bevendo birra e gridando sulle scale dell’ex hotel. Gli inquirenti tuttavia sospettano che quella che si è consumata nell’Astor la sera del 28 sia qualcosa di più di una lite di vicinato. Uno scontro tra fazioni, per il controllo della gestione e degli affitti delle camere. Una guerra che andava avanti da tempo, e che avrebbe visto contrapposti tre gruppi, due di peruviani e uno di romeni. Di una di queste fazioni, è la tesi degli investigatori, avrebbe fatto parte anche la famiglia di Kata. Per questo il sospetto degli inquirenti è che la piccola possa essere stata rapita proprio per una ritorsione legata alle lotte interne all’Astor. Una tesi respinta tanto dallo zio quanto, a più riprese, dai genitori della bambina, nel corso delle testimonianze rilasciate in procura e ai carabinieri.

Domani, a un mese dalla scomparsa, l’associazione Penelope ha organizzato una manifestazione in piazza Dalla piccola insieme alla comunità peruviana.


 

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