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Il caso

Bimba scomparsa a Firenze, un mese senza Kata. Chi sa non parla. Le possibili chiavi del mistero

di Matteo Leoni

	A sinistra il cortile dell'ex Astor da dove è scomparsa la bambina, a destra la piccola Kata
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A sinistra il cortile dell'ex Astor da dove è scomparsa la bambina, a destra la piccola Kata

Dal 10 giugno indagini, interrogatori e speranze ma nessuna traccia della bimba di cinque anni

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FIRENZE. È passato un mese esatto e lei non c’è. Di Kata, del suo sorriso, dei suoi occhi vispi, non si sa più nulla. La sua assenza è un macigno che getta nella disperazione la sua famiglia, che assilla gli inquirenti che stanno battendo ogni strada alla ricerca di una traccia, e che opprime l’opinione pubblica, scossa dall’incubo di una scomparsa di cui non si riesce a trovare una spiegazione. Kataleya Alvarez, 5 anni, è svanita nel nulla da ormai trenta giorni. Il 10 giugno scorso è stata vista per l’ultima volta nell’ex hotel Astor, l’edificio occupato di via Maragliano, immediata periferia nord di Firenze, dove viveva con la madre e il fratellino di otto anni. In quell’edificio non c’è, ma da quell’edificio sembra anche non essere mai uscita. È come se si fosse volatilizzata. La procura ipotizza un sequestro di persona a scopo di estorsione. Si vagliano tutte le piste, ma lo scenario considerato più probabile resta quello di una ritorsione nell’ambito del racket degli affitti abusivi delle camere nell’ex hotel. Questa sera (lunedì 10) alle 21 in piazza Dallapiccola, non lontano dall’Astor, si terrà una manifestazione per ricordarla, organizzata dall’associazione Penelope.

Il giorno della scomparsa

Non è una vita facile, quella di Kata, ma lei è una bimba e ha imparato a sorridere e a divertirsi anche nell’inferno dell’hotel Astor, un dedalo di camere occupate in cui si nascondono anche numerosi criminali, dove le liti e le risse sono all’ordine del giorno. Con lei vivono il fratellino di 8 anni e la madre, Katherine Alvarez. Il padre di Kata, Miguel Angel Romero Chicclo, è in carcere. Quando la mamma è al lavoro i bimbi sono affidati allo zio, Abel. Così accade sabato dieci giugno, il giorno della scomparsa. Kata è nel cortile a giocare con gli amichetti e il fratello. Escono dall’hotel per andare a giocare a palla in un parchetto vicino. La bimba però, subito dopo essere uscita si stacca dal gruppo e torna indietro. Sono le 15.01, la scena viene ripresa dalle telecamere di una gioielleria. Alle 15.12 la telecamera la riprende mentre sale le scale esterne dell’Astor, diretta da un’amichetta. Alle 15.13 le riscende verso il cortile. Indossa dei pantaloncini con gli unicorni e una maglietta chiara. È l’ultima immagine che abbiamo di lei.

L’allarme

La madre rientra dal lavoro alle 15.45. Ma non si accorge subito della scomparsa della piccola. Anzi se ne rende conto quasi due ore dopo verso le 17, perché pensa che sua al parco col fratellino. All’inizio si pensa che sia in giro per lo stabile, si cerca nella zona. La comunità peruviana inizia a mobilitarsi. La prima telefonata ai carabinieri è alle 18.41. La mamma di Kataleya approda in caserma alle 20, a quasi cinque ore dalla scomparsa.

Le prime ricerche

Non si pensa subito al rapimento, diventato poi la pista principale. Si cerca una bimba che si è persa. La protezione civile organizza battute di ricerca nel vicino parco delle Cascine. Ma passano le ore e s’inizia a pensare al peggio. Domenica i vigili del fuoco ispezionano il torrente Mugnone e l’Arno. I cani molecolari dei carabinieri entrano all’Astor: l’edificio è pieno di stanze chiuse, anfratti, la bimba si cerca ancora lì. Si visionano le telecamere, ma lo si fa prendendo in considerazione una forbice temporale che forse, col senno di poi, è troppo stretta. Tanto che poi le immagini verranno estrapolate di nuovo

L’inchiesta accelera

A settantadue ore dalla scomparsa c’è un cambio di passo. L’inchiesta, aperta per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, viene affidata alla direzione distrettuale antimafia. Tutti gli occupanti dell’Astor vengono sentiti, l’ex hotel viene sgomberato e setacciato in ogni angolo, anche con sonde per ispezionare le fosse biologiche. Due testimoni, tra cui una bimba di tre anni che viveva all’Astor, dicono di aver visto Kata trascinata da un uomo, in lacrime, nel cortile del palazzo confinante, in via Boccherini. Anche questo stabile viene perquisito, così come alcuni edifici nella vicina via Monterverdi, raggiungibili scavalcando il muro del cortile dell’Astor. Nel frattempo gli inquirenti devono vagliare centinaia di segnalazioni che si rivelano sbagliate.

Gli scenari

Il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, la pm della Dda Christine Von Borries e il pm Giuseppe Ledda battono tutte le piste. Si valutano l’ipotesi dell’aggressione da parte di un pedofilo, perfino quella di uno scambio di persona. Ma lo scenario considerato più probabile è quello di un rapimento a scopo di estorsione. Si sarebbe trattato di una ritorsione, legata alla guerra del racket degli affitti abusivi delle camere nella struttura, dove, come si è scoperto al momento dello sgombero, vivevano circa 140 persone. L’episodio più significativo in questa ricostruzione è avvenuto la sera del 28 maggio, quando un quarantenne ecuadoriano è volato da una finestra del secondo piano, forse per sfuggire a degli aggressori. Fuori dalla sua camera, tra coloro che cercavano di entrare, c’era anche Abel, lo zio di Kata. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, la famiglia della piccola Kata non sarebbe estranea a queste lotte intestine, anzi sarebbe farebbe parte di uno dei tre gruppi, due peruviani e uno romeno, che si contendevano la gestione delle camere.

La via di fuga

Il “fortino” dell’Astor è circondato da telecamere di sorveglianza di varie attività commerciali. L’unico punto oscuro sarebbe rappresentato dal cancello del cortile condominiale, confinante con quello dell’ex hotel, che affaccia su via Monteverdi. Questa l’unica via d’uscita che spiegherebbe come sia stato possibile che la piccola Kataleya Alvarez sia apparentemente scomparsa nel nulla. A piedi, o più probabilmente a bordo di un furgone o di un’auto, Kata sarebbe uscita proprio da quel cancello.

I quesiti irrisolti

La piccola è stata rapita, da chi resta un mistero. Così come il movente. Possibile che nessuno abbia visto? Gli inquirenti sono convinti che tra gli ex occupanti dell’Astor possa esserci omertà, dettata dalla paura di ritorsioni. Le stesse dichiarazioni rese dai familiari, che pure hanno ribadito più volte di essere pronti a fornire la massima collaborazione, sarebbero state definite “poco cristalline” da fonti vicine agli inquirenti. «So chi l’ha portata via» aveva detto la madre di Kata nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della figlia. Gli avvocati della famiglia, Sharon Matteoni e Filippo Zanasi, hanno però ribadito a più riprese la buona fede dei loro assistiti, che si sono recati più volte in procura in queste settimane per fornire dettagli, nella speranza che possano rivelarsi utili a far progredire le indagini. 

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