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Bimba scomparsa a Firenze, il mistero dell’incontro all’ex Astor: due uomini cercavano lo zio di Kata

di Matteo Leoni
Bimba scomparsa a Firenze, il mistero dell’incontro all’ex Astor: due uomini cercavano lo zio di Kata

Il parente, sentito dagli inquirenti, avrebbe detto che si trattava di cose di lavoro. Proseguono le indagini sul furgone bianco uscito dal cortile di via Monteverdi

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FIRENZE. Un incontro avvenuto all’ex hotel Astor è tra le circostanze al vaglio da parte degli inquirenti che stanno indagando sulla scomparsa della piccola Kataleya Alvarez, di cui non si hanno più notizie ormai dal 10 giugno scorso. Il lavoro di censimento dei presenti nell’edificio occupato nel momento in cui la bimba è svanita nel nulla, svolto in queste settimane dagli investigatori, avrebbe permesso di ricostruire l’ingresso nello stabile di due uomini che non ci vivevano abitualmente. Il fatto sarebbe accaduto nei giorni immediatamente precedenti al sequestro della bambina. In base alla ricostruzione, i due uomini, anche loro oggetto di accertamenti, sarebbero andati all’Astor per incontrare proprio lo zio di Kata: tra l’altro, una delle ultime persone ad aver visto Kata prima della sua scomparsa. Il diretto interessato quando è stato sentito dagli inquirenti è stato interrogato anche su questo punto. Si sarebbe giustificato e avrebbe spiegato il motivo dell’appuntamento, legato – avrebbe detto – a sue questioni lavorative. Un racconto giudicato coerente, ma che sarebbe però ancora al vaglio di carabinieri e procura.

Il sospetto degli inquirenti infatti è che quell’incontro possa essere stato l’ennesimo diverbio legato al racket degli affitti delle camere dell’ex hotel. La stessa “guerra tra poveri” in cui si ritiene possa essere maturato il rapimento di Kataleya. Una lotta nella quale, secondo quanto emerso dalle indagini, la famiglia della bimba scomparsa avrebbe avuto un ruolo non secondario, essendo anzi parte attiva di uno dei tre gruppi, due peruviani e uno romeno, che si contendevano il controllo dello stabile. Il 28 maggio, quando Manuel, un uomo originario dell’Ecuador, si è gettato da una finestra del secondo piano dell’Astor temendo di essere ucciso, a bussare fuori dalla porta della sua camera ci sarebbe stato proprio lo zio di Kata.

Secondo la procura si sarebbe trattato di uno scontro per la gestione degli affitti, culminato in un fatto violento. Per questi fatti l’ecuadoriano ha presentato denuncia, dicendo che volevano ucciderlo. Diversa la versione data dallo zio della bimba che, assistito dall’avvocato Elisa Baldocci, ha dichiarato di essere andato con altri a bussare alla porta di Manuel per chiedergli di fare meno rumore. Le indagini, ormai incentrate sullo scenario di un sequestro di persona legato alla guerra degli affitti, proseguono anche per approfondire la pista del furgone bianco, di proprietà di una ditta edile, uscito dalla sede dell’azienda, un cortile di via Monteverdi, nel pomeriggio del 10 giugno.

Le perquisizioni, effettuate sia nella sede della società che nel mezzo, non hanno permesso di trovare tracce di Kata. Ma gli accertamenti in questa direzione non sarebbero finiti. La telecamera della ditta ha girato un video che riprende, solo parzialmente, il furgone. Alle 15,29 del 10 giugno si sente un tonfo sordo, simile a quello di un oggetto in caduta dall’alto. Alle 15,36 arriva un motorino. Il conducente scende dallo scooter e carica sul mezzo un sacco nero, poi sale a bordo del furgone ed esce dal cancello di via Monteverdi. Il percorso fatto dal mezzo sarebbe stato ricostruito con le telecamere cittadine, non sarebbe invece stato possibile documentare il momento in cui il furgone è rientrato nel cortile di via Monteverdi.


 

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