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Bambina scomparsa a Firenze, cosa è emerso dalle ultime perquisizioni e la pista ancora più concreta

di Matteo Leoni
Bambina scomparsa a Firenze, cosa è emerso dalle ultime perquisizioni e la pista ancora più concreta

Al vaglio i racconti dei genitori di Kata, nei quali ci sarebbero ancora dei punti oscuri. L’avvocato della famiglia: «Sono demoralizzati, dopo venti giorni non si sa nulla»

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FIRENZE. Nessuna svolta dalle nuove perquisizioni effettuate venerdì scorso dai carabinieri nell’ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Kata, la bimba di 5 anni svanita nel nulla ormai da più di 20 giorni, come inghiottita nei meandri dell’ex hotel Astor, l’edificio occupato dove viveva con la madre e il fratellino di otto anni. I miliari hanno ispezionato alcuni garage di un condominio di via Monteverdi, il cui cortile confina con quello dell’ex albergo, e la sede di una ditta adiacente all’Astor, compreso il furgone dei due titolari. Le ispezioni, condotte anche con l’ausilio del luminol alla ricerca di potenziali tracce di sangue, non avrebbero permesso di individuare tracce o elementi riconducibili alla bimba.

La decisione di far scattare le perquisizioni era stata presa sulla base dei video registrati dalla telecamera di sorveglianza dell’azienda. L’occhio elettronico inquadra, solo parzialmente, il furgone della ditta. Alle 15,29 del 10 giugno si sente un tonfo sordo, simile a quello di un oggetto in caduta dall’alto. Alle 15,36 arriva un motorino. Il conducente scende dallo scooter e carica sul mezzo un sacco nero, poi sale a bordo del furgone ed esce dal cancello di via Monteverdi. Quanto basta insomma per far scattare doverosi accertamenti, ipotizzano che il cortile dove affaccia l’azienda potesse essere stato la via di fuga usata dai sequestratori.

I due fratelli titolari della ditta sono stati perquisiti come terzi non indagati. Il fascicolo, affidato all’aggiunto Luca Tescaroli, alla pm della Dda Christine Von Borries e al pm Giuseppe Ledda, per il momento resta a carico di ignoti. Il reato, sequestro di persona a scopo di estorsione. Questa infatti resta ancora la pista considerata più attendibile dagli inquirenti. Si sarebbe trattato di una ritorsione, legata alla guerra del racket degli affitti abusivi delle camere nella struttura, dove, come si è scoperto al momento dello sgombero, vivevano circa 140 persone.

L’episodio più significativo in questa ricostruzione è avvenuto la sera dello scorso 28 maggio, quando un quarantenne ecuadoriano è volato da una finestra del secondo piano, forse per sfuggire a degli aggressori. Sebbene nessuno scenario venga tralasciato, negli ambienti investigativi la pista più concreta viene considerata ancora quella di una ritorsione per la guerra degli affitti. Tanto più che, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, la famiglia della piccola Kata non sarebbe estranea a queste lotte intestine, anzi sarebbe farebbe parte di uno dei tre gruppi, due peruviani e uno romeno, che si contendevano la gestione delle camere all’Astor. E proprio le versioni date dai genitori della piccola, che giovedì scorso sono tornati dai magistrati, su loro iniziativa, e sono stati sentiti per altre otto ore, sono al vaglio degli investigatori. Stando a fonti inquirenti infatti, si tratterebbe di racconti non del tutto coerenti o comunque “non cristallini”. Una caratteristica che li accomuna ai resoconti resi da altri occupanti dell’Astor. Uno dei fronti su cui in queste ore stanno lavorando gli investigatori infatti è proprio questo: spingere chi ha visto qualcosa a parlare, rompere il muro di omertà che, per paura, potrebbe indurre al silenzio alcuni tra gli ex occupanti dello stabile.

Dal canto loro i genitori della piccola Kataleya stanno vivendo un momento di grande sconforto, dettato dal fatto che per il momento le indagini – ancora in corso l’esame delle telecamere della zona – sembrano non aver dato i risultati che loro speravano: «Sono demoralizzati – spiega l’avvocato Sharon Matteoni, che li assiste insieme al collega Filippo Zanasi – perché sono passati più di venti giorni e non si sa ancora niente di certo».


 

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