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La ricostruzione

Bambina scomparsa a Firenze: un suono, il furgone, la fuga. Nuovo video, altro vicolo cieco

di Rita De Blasio
Bambina scomparsa a Firenze: un suono, il furgone, la fuga. Nuovo video, altro vicolo cieco

Dalle telecamere puntate su via Monteverdi sembrava spuntare una pista. Perquisiti i garage di due fratelli vicini all’Astor. I carabinieri usano il luminol. I genitori della piccola otto ore dai carabinieri per ripercorrere nei dettagli le ultime ore della piccola

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FIRENZE. Passano i minuti, le ore, i giorni. Oggi ne sono trascorsi esattamente 20 da quando la piccola Kataleya, per tutti Kata, è scomparsa. Sparita nel nulla da quella che era la sua casa, ossia la sede dell’ex hotel Astor, in via Maragliano, occupato abusivamente dallo scorso settembre. Lo stesso stabile che è stato sgomberato una settimana dopo il rapimento, il 17 giugno. Sottoposto a sequestro ed ispezionato millimetro per millimetro: intercapedini, fosse biologiche, controsoffitti analizzati con strumenti ad alta tecnologia. Si cercava Kata, o forse il suo corpo, ma anche una piccola traccia che potesse essere utile alle indagini, dopo le maxi perquisizioni al condominio adiacente, in via Boccherini 34. Ma nulla, così come nulla è emerso dalle telecamere, facendo infittire maggiormente il mistero.

Si cercano altri pezzi del puzzle, ed allora si ritorna lì, all’Astor, per capire come sia possibile che i rapinatori possano aver prelevato la bambina senza lasciare tracce. Nella mattinata di ieri, su mandato del procuratore aggiunto Luca Tescaroli e del pubblico ministero Christine Von Borries, sono scattate le perquisizioni nei locali di una ditta adiacente al cortile dell’ex albergo, insieme ad alcuni garage a cui ha partecipato anche la scientifica. Massimo riserbo sugli esiti delle prime verifiche. La ditta è di proprietà di due fratelli italiani che, però, sono soggetti terzi, non indagati a cui sono state controllate anche le auto. Controlli anche su un uomo di origine peruviana, sempre come terzo e non indagato. Gli inquirenti hanno utilizzato anche il luminol per cercare indizi utili alle indagini e per ricostruire le possibili vie di fuga. La piccola potrebbe essere stata nascosta prima in quei box o in quei garage, per poi esser portata via. Ad essere controllata è stata anche una vicina cabina dell’Enel. Il mistero più grande, ancora da sciogliere, è legato alla via di fuga dei rapitori. Da dove sono passati, senza farsi vedere da nessuna telecamera?


Secondo la testimonianza di una bambina di tre anni, Kata è stata trascinata via in lacrime nel cortile da uno sconosciuto. Dopo aver ripassato al setaccio le immagini della videosorveglianza, da una telecamera che dà su via Monteverdi si sentirebbero dei rumori convulsi, come di gente che scappa frettolosamente, insieme ad un furgoncino che si allontana. Gli inquirenti hanno effettuato anche dei sopralluoghi, utili a verificare la concordanza tra le testimonianze e gli elementi raccolti con le verifiche dirette sul posto. Gli inquirenti volevano verificare se eventuali rapitori fossero passati da lì. Una fonte qualificata conferma al Tirreno che non è stato trovato niente di rilevante.

Sempre ieri i genitori di Kata si sono presentati spontaneamente presso il comando provinciale dei carabinieri in Borgo Ognissanti. Un’intera giornata passata lì, dalle 9.30 alle 18, quasi otto ore, con una piccola pausa pranzo. Su suggerimento dei legali Sharon Matteoni e Filippo Zanasi e del comandante Luciano Garofano, l’ex capo del Ris, hanno ricostruito nei dettagli le ultime ore della bambina all’Astor. «Hanno ampliato il contenuto di quanto dichiarato negli incontri precedenti con gli inquirenti e gli investigatori», dicono i legali. La mamma è uscita la mattina del 10 giugno verso le 7:30 per andare a lavoro, affidando Kata e il fratellino più grande allo zio Abel. Alle 15:01 una telecamera inquadra la piccola rientrare da sola nell’albergo dal cancello d’ingresso pedonale di via Boccherini, dopo essere uscita qualche secondo prima con un gruppetto di altri bambini. Alle 15:12 la si vede salire e poi scendere le scale esterne dello stabile.

La mamma, rientrata in casa verso le 15:45, si allarma solo un’oretta dopo quando si accorge, al ritorno dell’altro figlio, che Kata non è con lui. I carabinieri vengono chiamati alle 18:41 e la denuncia di scomparsa viene formalizzata verso le ore 20 presso la stazione dei carabinieri di Santa Maria Novella. La mente è ferma a quelle ore con la stessa speranza di sempre: trovare un piccolo particolare, anche una minuzia, che possa far luce su questo giallo. Nei giorni scorsi sono stati prelevati anche tutti i profili biologici degli occupanti dell’Astor, della famiglia e di Kata stessa. Ad essere incaricato di analizzare il Dna è Ugo Ricci, genetista della genetica forense di Careggi, lo stesso che si è occupato dell’omicidio della psichiatra Barbara Capovani a Pisa e dei resti umani rinvenuti nel dicembre 2020 in quattro valigie abbandonate nella periferia di Firenze. Anche le telecamere dell’isolato, tra via Maragliano, via Boccherini e via Monteverdi sono state setacciate e tutte le persone inquadrate nel lasso temporale della scomparsa sono state identificate.

Un altro nodo da sciogliere è il movente. «Non tralasciamo nessuna pista», ha dichiarato più volte la pm. Dalla vendetta per il racket delle stanze fino alla pista rumena, passando per la pedofilia e lo scambio di persona. Tutte ipotesi al vaglio, ma nessuna certezza. Anche il ministro della giustizia Carlo Nordio è intervenuto sul caso: «Allo stato non esistono elementi idonei a ritenere che il sequestro della minore possa essere ricondotto alla sua permanenza all’interno dell’immobile occupato», ha affermato rispondendo ad un question time al Senato sui presunti ritardi nel sequestro preventivo dell’immobile. Che il movente del racket sia troppo debole e non supportato da prove? «C’è un procedimento giudiziario – ha concluso – in corso e il ministro non può e non deve interferire con esso».

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