Toscana
Bimba scomparsa a Firenze: i genitori di Kata vogliono aggiungere altri particolari al loro racconto
Chiedono di essere nuovamente sentiti dai magistrati che indagano sulla sparizione
FIRENZE. I genitori della piccola Kataleya Alvarez, la bambina peruviana di 5 anni sparita lo scorso 10 giugno dall’ex albergo Astor di via Maragliano, potrebbero tornare presto al settimo piano del Palazzo di giustizia per aggiungere qualche particolare a quanto hanno già raccontato ai magistrati che stanno indagando sulla sparizione della bambina, il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Christine von Borries, il sostituto Giuseppe Ledda e l’aggiunto Luca Tescaroli. Non saranno convocati dagli inquirenti, ma probabilmente chiederanno di essere ascoltati di nuovi per integrare il racconto, nella speranza che aggiungano particolari importanti.
Bocche cucite ieri in Procura sugli ultimi sviluppi delle indagini dopo la notizia che praticamente tutti gli occupanti dell’ex albergo, ora trasferiti in altre strutture, sono stati sottoposti al prelievo del Dna in vista di future o anche imminenti comparazioni (affidate al genetista Ugo Ricci) coi reperti in mano agli inquirenti, nella speranza di trovare una traccia che porti al ritrovamento di Kataleya o almeno di risolvere il grande mistero di questa storia, cioè come ha fatto la bimba a uscire dall’Astor senza mai essere inquadrata da una delle tante telecamere presenti nella zona. Immagini che sono state vivisezionate dai carabinieri ma che finora non hanno offerto alcuno spunto investigativo.
E mentre si continua a indagare a fari spenti, emerge un altro aspetto di questa vicenda, certamente secondario rispetto al cuore delle indagini, ma comunque emblematico del mondo che ruota intorno a casi di questa portata. Si tratta della gestione mediatica di un racconto che coinvolge le emittenti televisive. Erano passati appena tre giorni dalla scomparsa di Kata quando è apparso sulla scena l’investigatore privato Walter Piazza, presentandosi come un consulente ingaggiato dalla madre della bambina, Katherine Alvarez. È arrivato insieme alla troupe di “Chi l’ha visto” e ha anche detto di essere in contatto col Consolato peruviano. In realtà Piazza si è proposto alla famiglia, ma non è durato molto nel suo incarico. Un paio di giorni dopo, in concomitanza con la nomina degli avvocati Filippo Zanasi e Sharon Matteoni, che ora assistono i genitori di Kata, l’incarico gli è stato revocato e di fatto è uscito di scena. Ma in queste storie c’è una sorta di horror vacui e il vuoto non ci mette molto a essere riempito. Infatti in quegli stessi giorni gli avvocati dei genitori hanno annunciato di aver ingaggiato come consulente il generale in congedo dei carabinieri ed ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano. Un nome certo di altro calibro rispetto a Walter Piazza da Varese, ma anche lui, forse non a caso, legato a una trasmissione televisiva, oltretutto concorrente di “Chi l’ha visto”, cioè “Quarto grado”.
Queste trasmissioni, che investono così tante risorse ed energie nel racconto di casi come quello di Kataleya, hanno interesse a piazzare un loro “uomo” al centro della scena. Consulenze spesso gratuite ma che in realtà hanno un ritorno immediato in termini di conoscenza del caso e di accuratezza del racconto. Walter Piazza si è fatto un giro all’ex Astor prima dello sgombero e gira voce che ci abbia anche dormito un paio di notti prima dello sgombero di sabato 17 giugno. Poi come detto è uscito di scena. Il generale Garofano invece, in qualità di consulente, ha avuto modo di entrare nell’ex albergo dopo lo sgombero e anche lui ha potuto farsi un’idea dello stato dei luoghi, delle possibili vie di fuga, dei nascondigli. Forse non daranno un aiuto decisivo alle indagini, insomma, ma questi consulenti sono certamente utili alle rispettive trasmissioni di riferimento.
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