Toscana
Ma gli universitari fiorentini non ci stanno: «Prezzi dei bar troppo alti, solo per turisti»
Gli studenti: ignorato diritto al divertimento, e non ci sono luoghi alternativi
FIRENZE. «Per la movida ascoltate anche noi!». Questo l’appello di un ragazzo, assiduo frequentatore della Sant’Ambrogio by night. «Avete sentito i rappresentanti dei residenti, adesso è il turno di noi studenti». Sono delusi, stizziti, alcuni addirittura arrabbiati, non si sentono ascoltati dalle istituzioni.
Da sempre terreno di scontro privilegiato, la questione della movida notturna rappresenta un problema di difficile soluzione, soprattutto in una città come Firenze, animata da molteplici voci e punti di vista. E allora conciliare il diritto alla quiete dei residenti del centro storico e il diritto al divertimento dei giovani diventa un’operazione molto delicata, giocata sul filo del rasoio. Soprattutto ora, dopo la sentenza che a Brescia ha riconosciuto a due residenti il diritto a rivalersi sul Comune per i danni causati dalla movida. «Non ci sentiamo parte della città, non la percepiamo come nostra», le parole di un rappresentante degli studenti fiorentini, «ci stanno togliendo uno dei pochi luoghi di aggregazione che avevamo!». Il riferimento è al piano della movida sostenibile varato dal Comune l’anno scorso, che nelle zone "calde" del divertimento notturno prevede maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine e il dispiegamento di 24 steward con il compito di non far sedere sui sagrati delle chiese chi mangia o beve.
«Sembra che siamo dei bambini da controllare, l’altra sera c’erano più volanti che persone in piazza Sant’Ambrogio. Poi, va bene le limitazioni, capisco chi si lamenta per il rumore, ma non ci offrono spazi alternativi in cui poter "vivere". Se ci fossero altri posti così non verremmo certo in centro, con questo caldo torrido chi ce lo fa fare! Se siamo tutti qui c’è un motivo».
È proprio questa una delle lamentele più frequenti tra gli studenti fiorentini, la mancanza di luoghi di aggregazione alternativi in cui sperimentare un’atmosfera del genere, tra vie piene di vita e locali con prezzi accessibili anche per chi non lavora. «Chi si può permettere di andare a divertirsi dentro ai locali non ha problemi, vedi i turisti. Noi invece non veniamo considerati, anzi, ci mandano via». Un’altra voce che si leva dal coro degli studenti. La rabbia, dunque, si concentra anche sul processo di "turistificazione" del centro storico e le sue conseguenze. «I prezzi della movida si alzano», afferma la ragazza, «perché i turisti si possono permettere certe spese per bere, mentre noi ci rimettiamo. Questa non è l’idea di divertimento che vorremmo».
La sensazione prevalente tra gli studenti fiorentini è quella di una maggior attenzione da parte dell’amministrazione comunale verso chi può spendere, ovvero turisti e studenti dall’estero. «Loro sono tenuti in grande considerazione, noi invece spesso rappresentiamo un problema da risolvere e non interlocutori con cui dialogare». Torniamo dunque all’appello iniziale del ragazzo, in cui si percepisce tutta la frustrazione degli studenti per una situazione in cui chi vuole vivere la città di notte vede sempre più a rischio il proprio diritto al divertimento.
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