Lutto
Alcol, grida e rifiuti. Firenze, far west minimarket nei rioni senza sonno
Viaggio nelle strade della movida notturna: «La mia vicina s’è trasferita, qui non si dorme»
FIRENZE. Il gruppo di ragazzi, chi con la birra, chi con il vino, va ad occupare uno dei pochi spazi di marciapiede ancora libero, accontentandosi di sedere anche per terra. Sorrisi. Risate. Urla concitate. In Borgo la Croce la serata scorre vivace e allegra un venerdì d’estate come un altro. A mezzanotte si fa fatica a camminare, c’è un fiume in piena che ha rotto gli argini e pare inarrestabile. Ai bordi e al centro della strada sono assiepati tantissimi ragazzi, chiacchierano animatamente e bevono con altrettanto fervore.
Seduti sui marciapiedi
Molti sono quelli seduti per terra, sui marciapiedi o davanti ai portoni delle case. Alcuni bevono, altri addirittura mangiano. Non è raro incontrare qualche cartone di pizza in mezzo alla selva di gambe. È un percorso a ostacoli, in cui evitare di pestare un piede o dare una spallata diventa quasi impossibile. «Si siedono ovunque senza problemi», afferma una residente del quartiere, «Anche per terra, dove capita. Bisogna fare lo slalom per evitarli!». Poi Sant’Ambrogio. La piazza è un via vai di persone, pronte a riversarsi in Borgo la Croce o in piazza Ghiberti per continuare la movida. Altri ragazzi, invece, si affollano davanti al locale in piazza, chi sorseggiando un cocktail, chi scambiando due parole mentre attende in fila per ordinare. Le panchine e i tavolini sono tutti pieni, posti privilegiati da cui godersi in tutta comodità l’atmosfera distesa e rilassata della serata. Anche sui gradini del sagrato rimangono pochi posti liberi, tuttavia non tutti possono sedersi.
Gli steward
Ci prova un gruppetto di ragazzi, armato di birra e tanta voglia di festeggiare. Subito vengono fatti alzare da alcune persone in divisa arancione. Sono gli steward dislocati dal Comune di Firenze in seguito al progetto della movida sostenibile, con il compito di stazionare nelle aree “calde” del divertimento fiorentino per evitare che chiunque abbia da bere o da mangiare si sieda sui sagrati delle chiese. Ogni tanto qualche ragazzo protesta, poi se ne va con aria delusa. All’altezza di piazza dei Ciompi la situazione è simile, il fiume scorre inarrestabile. Chi con un gelato, chi con un bicchiere, chi ancora con una bottiglia, sembrano camminare allegramente senza una meta, passo lento e aria tranquilla. Qualcuno indugia di fronte ai gradini della Loggia del Pesce, fermata gradita soprattutto a chi ha in mano un bicchiere di vino o un cocktail. Un ragazzo passeggia con la bici a fianco, saluta gli amici seduti, pacche sulle spalle e sorrisi, poi prende un bicchiere che gli offrono e inizia a bere. Ad un certo punto parte un coro, intonato a gran voce da alcune persone che brindano a suon di lattine di birra.
Rioni senza sonno
«Urlano fino a tarda notte», si lamenta un altro residente, «A me non è che diano molta noia, io sto qua accanto ma appena esci un attimo dalla zona “calda” la situazione è tranquilla. Però una mia amica ha dovuto cambiare casa, non dormiva più la notte! Ormai nel quartiere molti residenti sono andati via, mentre aumentano le camere e gli appartamenti per gli affitti brevi, per i turisti ad esempio. Il centro storico si sta svuotando!». La fiumana di gente continua in piazza Salvemini, davanti ai locali si ride, si scherza e si canta. Al Dragonfly i tavolini sono tutti pieni. Due ragazzi seduti iniziano a litigare ad alta voce in spagnolo, forse una birra di troppo. L’intervento dell’amico più sobrio è tempestivo, gli animi si calmano e si torna a bere insieme in allegria. Qualche bicchiere di plastica e un paio di lattine di vetro giacciono accanto a un cestino, un passante un po' instabile sulle gambe prende la mira e prova a calciare una bottiglia di Heineken, con risultati alquanto rivedibili.
La bolla dei minimarket
Via Ghibellina, via dei Pepi e via dei Pilastri. I ragazzi si riforniscono qui. Molti dei vuoti sparsi sul selciato delle vie del centro escono come pieni dai negozietti dei bengalesi. I minimarket dovrebbero chiudere alle 21. Sole le 23 inoltrate e molti di quelli presenti in questo triangolo sono ancora aperti. È una specie di bolla speculativa: troppa la domanda per non tenere viva l’offerta. Poco importa che arrivino le sanzioni, le ordinanze di sospensione della attività, le multe. Poco importa che negli ultimi 16 mesi Palazzo Vecchio abbia riscontrato 116 violazioni e erogato 162 provvedimenti di sospensione dell’attività. Il gioco vale comunque la candela. Procurarsi una birra è facilissimo.
Le strade sporche
Proprio questo è il problema maggiore evidenziato da alcuni commercianti del quartiere. «Noi chiudiamo alle 19.30, la movida non ci tocca molto», le parole della titolare di un negozio. «Anzi, un po' di giovani ci fanno piacere. L’unica cosa è che la mattina dopo c’è sempre sudicio. Lattine di birra, bottiglie di vino, qualche bicchiere, davanti al negozio spesso dobbiamo pulire noi». Effetto collaterale del suk dell’alcol aloimentato dai negozietti. Poi si entra in quello che è il vero e proprio regno degli americani.
La notte a stelle e strisce
Arco di San Pierino, Borgo Pinti, Borgo degli Albizi, Via Verdi e Via de’ Benci rappresentano il cosiddetto “parco giochi” degli studenti americani, come afferma un residente. «Vengono qui a Firenze e si danno alla pazza gioia, anche perché nel loro paese non potrebbero bere sotto i 21 anni, mentre qui fanno quello che vogliono». Di fronte al The Lion’s Fountain non si passa. Orde di giovani statunitensi muniti di enormi calici di birra stazionano in piazza, urlando e cantando a squarciagola. Una ragazza rischia di inciampare su una sedia del locale, viene tenuta da due amiche che la reggono prima che cada definitivamente. Arriva in soccorso un terzo amico, che ride e la prende in giro. «Studio qui da 4-5 mesi e ogni sera è così», afferma su di giri una studentessa americana, un sorriso grande grande che le solca il viso. «Qui abbiamo tante occasioni di divertimento, non è come a casa mia, in Wisconsin. Mi dispiace solo che non conosco tanti italiani, alle serate siamo sempre fra di noi».
«Ci sentiamo liberi»
Lungo le vie si cammina più tranquillamente. Al portone di un palazzo è seduto un ragazzo, è piegato in avanti e si tiene la testa tra le mani. Accanto un altro, in piedi appoggiato sul muro, fuma una sigaretta, spettatore apparentemente indifferente. «Qui ci sentiamo più liberi», un sorriso sul viso del ragazzo americano. Una serata movimentata, una serata come tante in questa parte di Firenze, da anni una delle zone più “calde” del divertimento cittadino.
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