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Monni, crepa nel Pd sulle primarie. I dem: «Evitiamole o vince Saccardi»

di Luca Gasperoni
Monni, crepa nel Pd sulle primarie. I dem: «Evitiamole o vince Saccardi»

L’assessora regionale: «Senza una sintesi, non scartiamo i gazebo». Ma l’area Schlein e Nardella non le vogliono, temono che possano avvantaggiarsene Renzi e la sua fedelissima

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FIRENZE. Rebus primarie per il Pd fiorentino, stretto in mezzo a due strade dall’esito imprevedibile in vista della corsa a Palazzo Vecchio nel 2024. Con il dubbio machiavelliano se il fine, la vittoria elettorale, possa giustificare qualsiasi mezzo per raggiungerlo, compreso candidare qualcuno esterno al partito. Da un lato, infatti, c’è la possibilità di rinunciare alle primarie con l’indicazione diretta di un candidato, alienandosi gli alleati necessari ad essere competitivi e una parte della base già insofferente alle scelte calate dall’alto. Dall’altro l’opzione primarie di coalizione, con il rischio di far riaffiorare le tensioni congressuali ma soprattutto di venire sconfitti dal candidato del potenziale alleato. Nello specifico, vista il probabile asse con i renziani, la vicepresidente regionale Stefania Saccardi, considerata tra gli avversari più temibili da affrontare in virtù del forte radicamento in città.

Soprattutto nel caso si trovasse di fronte due o tre esponenti dem, con una frammentazione dei consensi a facilitare la sua vittoria. Una matassa che si rende sempre più urgente da sbrogliare visto le crescenti prese di posizione degli esponenti dem, nonostante manchi ancora un anno alla chiamata alle urne. A riaccendere la discussione in casa Pd, dopo le sollecitazioni dell’ex parlamentare Rosa Maria De Giorgi e dell’ex assessore Cecilia Del Re, a cui si aggiunge la lettera appello firmata da 35 esponenti dem, questa volta è l’assessore regionale all’Ambiente, Monia Monni.

«Credo che si debba provare a trovare una sintesi, se la sintesi esiste. Altrimenti le primarie fanno parte dello statuto e del dna del Pd, credo che siano un momento di confronto importante, uno strumento che non va scartato per la selezione di una figura importante come il sindaco o la sindaca di Firenze», spiega Monni aprendo una prima crepa nel fronte schleniano sulle primarie. In fondo, era stato lo stesso segretario regionale Fossi a prospettare l’idea di non celebrarle.

«Ora poi non credo che sia il caso di fare nomi», chiarisce Monni in relazione alla possibilità di un impegno in prima persona per Palazzo Vecchio, «però bisogna condividere un percorso. Credo che con grande serenità ci si possa confrontare anche alle primarie e uscirne sicuramente rafforzati». Non si espone invece il segretario fiorentino dem, Andrea Ceccarelli: «Lo statuto del Pd prevede tutte le possibilità, comprese le primarie che non sono sicuramente un problema ma non sono neanche obbligatorie. Ad oggi tutte le strade sono aperte: sarà l’organo dirigente, democraticamente eletto, a decidere il percorso, ovviamente legato anche ai futuri compagni di viaggio. Oggi bisogna parlare dei programmi e dei contenuti, questo interessa alle persone». Precisando, comunque, che «non sono in disaccordo con le parole di Monni». Parla invece di «parole condivisibili», in riferimento soprattutto alla necessità di fare sintesi nel partito, l’assessore comunale, Andrea Giorgio, indicato a sua volta tra i papabili candidati.

Un valzer di posizionamenti e distinguo destinato a complicare ulteriormente la ricerca di una quadra in vista delle elezioni. Nel partito fiorentino, infatti, c’è più di una resistenza a cedere per li gazebo.

A partire dal sindaco Dario Nardella che non disdegna l’idea di una successione diretta a favore della delfina, l’assessora comunale Sara Funaro. Seguito, in maniera meno netta, dal governatore regionale, Eugenio Giani, che vorrebbe avere voce in capitolo nella scelta evitando il rischio di un nome sgradito. Veti, nella vulgata dell’area a sinistra uscita vittoriosa dal congresso, comunque superabili: oltre alla macchia di aver consegnato la città in mano alla destra Nardella potrebbe perdere il posto in lista per le Europee e Giani la ricandidatura regionale nel 2025. Mentre, per evitare una sconfitta dolorosa nelle primarie di coalizione, tra i dem si ipotizza una semplice strategia: «Dobbiamo schierare solo un nome Pd – confida uno degli strateghi dem fiorentini – forte e condiviso, per battere la probabile sfidante Saccardi». È la road map per scongiurare l’harakiri a favore di Italia Viva. Certo, fino alla fine il partito proverà ad arginare la richiesta di primarie. Gli organi sono in mano a un tandem nardellian-schleiniano che difficilmente consentirà a chi le chiede di avere i numeri per ottenerle, il 30% delle firme dell’assemblea. Ma non potrà neppure ignorare le aspettative della base. Secondo l’ultimo sondaggio Ghisleri, le vuole il 56,6% degli elettori.


 

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