Sicurezza
Bimba scomparsa a Firenze: liti, minacce e coltelli. Ecco la verità sui video dell’Astor
Le ultime rivelazioni sulle immagini di violenza all’interno dell’ex hotel da dove è scomparsa la piccola Kata
Siamo nel cortile dell’Astor, l’ex hotel da dove il 10 giugno scorso è scomparsa la piccola Kataleya Alvarez. È notte, una donna bussa con violenza alla porta in metallo che chiude l’ingresso dell’edificio occupato, fuori in strada ci sono i carabinieri. Poi l’interno di una delle camere dell’hotel, con tre persone, due uomini, di cui uno armato di coltello, e una donna, impegnati a tenere chiusa una porta mentre dal corridoio esterno si sentono delle grida. Questo, in sintesi, il contenuto dei video pubblicati in esclusiva da Il Tirreno. Immagini forti, riferite alla spirale di violenza culminata nell’episodio del ferimento di Manuel, l’uomo originario dell’Ecuador, che la sera del 28 maggio si è buttato da una delle finestre dello stabile. Gli inquirenti non escludono che questa vicenda, il fatto di violenza più recente accaduto all’Astor, possa avere un collegamento con la scomparsa della bimba.
Martedì 21 giugno scorso la madre della piccola Kata, parlando in diretta alle telecamere della trasmissione “Chi l’ha visto” ha sostenuto, mentre sfilava con il corteo in città per chiedere la liberazione della figlia: «Sì, quella era la nostra stanza», riferendosi al locale inquadrato nel video, aggiungendo poi che la voce che gridava “basta” sarebbe stata quella di sua figlia. “Un mero equivoco – precisano in un comunicato gli avvocati di Kata, Filippo Zanasi e Sharon Matteoni – comprensibile dato lo stato di evidente prostrazione in cui stanno vivendo i genitori”. Ma ecco a cosa si riferiscono veramente quelle immagini.
Secondo fonti de Il Tirreno, la stanza inquadrata nelle riprese non sarebbe quella di Kata, ma di un’altra famiglia peruviana. Una famiglia amica di Manuel, l’unico occupante dell’Astor originario dell’Ecuador. Il video è una diretta Facebook fatta la sera del 28 maggio, pochi istanti prima che Manuel si buttasse dalla finestra. In quel momento l’ecuadoriano si trovava nella stanza accanto. A gridare “basta” non sarebbe Kata, ma un bambino, comprensibilmente terrorizzato dalla situazione. Nelle ultime ore inoltre, si apprende da fonti vicine agli inquirenti, la madre di Kata avrebbe smentito ufficialmente agli investigatori di essere lei la donna ripresa nel video.
Per capire occorre fare un passo indietro. La notte tra il 27 e il 28 maggio i carabinieri intervengono tre volte all’Astor per calmare gli animi, chiamati da Carlos, un peruviano amico tra l’altro della famiglia di Kata. Per alcuni si sarebbe trattato di liti legate al racket degli affitti delle camere. Diversa la versione data da Carlos al Tirreno. Lui avrebbe chiesto all’ecuadoriano e alla moglie di smetterla di fare rumore, e per tutta risposta i due, insieme ad alcuni amici, si sarebbero presentati per due volte alla porta della sua camera bussando e minacciandolo con dei coltelli. Da qui i ripetuti interventi dei militari. La domenica, stremati dalla confusione che ancora non accennava a diminuire, gli occupanti dell’Astor, Carlos in testa, si sarebbero presentati alla porta delle camere - confinanti tra loro - dove vivevano la famiglia di Manuel e una di peruviani suoi amici, gli stessi che avevano minacciato Carlos con i coltelli. “Volevamo solo parlare” ha detto Carlos al Tirreno. “Avevano delle mazze e volevano uccidermi” è la versione di Manuel, che temendo per la sua vita si è buttato dalla finestra prima che entrassero.
Il video pubblicato da Il Tirreno si riferisce proprio a quei momenti. Tre persone, che sarebbero i peruviani amici di Manuel, stanno tenendo chiusa la porta. Uno di loro tiene in mano un coltello, pronto a difendersi. Tra le persone asserragliate dentro ci sono anche dei bambini, uno di loro grida “Basta”. Si stanno difendendo dal gruppo di persone che, a detta loro, voleva aggredirli. In quegli stesso momento Manuel , che era nella stanza accanto, si butta giù dalla finestra del secondo piano temendo per la sua vita.
L’altro video, questo girato nel cortile dell’Astor, risale alla sera precedente, la sera del 27 maggio. Manuel e la moglie hanno da poco litigato con Carlos, che aveva chiesto loro, secondo il suo racconto fatto al Tirreno, di non fare rumore e di andare a bere la birra nella loro camera liberando la scala comune. La donna ritratta mentre prende a pugni la porta dell’Astor sarebbe proprio la moglie di Manuel. È infuriata. Fuori ci sono i carabinieri, che però in un primo momento non posso entrare perché la porta è stata chiusa a chiave per la notte. Poi qualcuno trova la chiave, e i militari possono finalmente entrare per calmarla. “I video pubblicati da Il Tirreno – conferma anche l’avvocato Elisa Baldocci, che assiste lo zio di Kata – si riferiscono alle liti avvenute all’Astor tra il 27 e il 28 maggio”.
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