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Bambina scomparsa a Firenze, gli amichetti di Kata da soli tra giochi e rifiuti all’ex hotel

di Rita De Blasio
Bambina scomparsa a Firenze, gli amichetti di Kata da soli tra giochi e rifiuti all’ex hotel

La vicina: «Li ho segnalati più volte ai servizi sociali»

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FIRENZE. La maglia blu con la scritta Spiderman, il supereroe preferito dei bambini, con il numero 10, quello dei grandi campioni, sulle spalle. Chissà a cosa starà pensando seduto per terra, a gambe incrociate, mentre mangia delle patatine. Intorno a lui tanti altri piccoli. Scorrazzano e sembrano felici e sereni mentre giocano, parlano lingue diverse tra loro ma non importa, l’importante è divertirsi. Non hanno tablet, videogames, console o altro ed allora scelgono l’intramontabile «gioco con la palla», come si sente dire da fuori l’ex albergo Astor. All’improvviso una piccola palla rossa e bianca scavalca il cancello e finisce per strada. «Palla, voglio la palla», dice un piccolo attraverso una fessura. Mormora un «grazie» quando gli viene restituita e torna a giocare.

Sono proprio loro, i più piccoli, i protagonisti principali di questa triste vicenda. Perché tutti noi, almeno fino a questo momento, abbiamo imparato a conoscere solo Kata, la bambina scomparsa esattamente una settimana fa. Sorriso dolce, occhi grandi e furbi, una ciocca di capelli colorata di blu e un’altra di arancione, una maglietta di Minnie e un ombrello rosa per ripararsi dalla pioggia, come raffigura la foto simbolo, usata per volantini e magliette. Ma, insieme a lei e al suo fratellino più grande, ci sono tanti altri piccoli che vivono nell’ex albergo Astor, struttura ora fatiscente, dilaniata dall’abusivismo.

All’interno sono diversi gli oggetti che testimoniano la loro presenza. Un passeggino rotto di colore rosso buttato lì per terra, alla destra dell’ingresso del cortile principale. Una bicicletta rosa posizionata nel mezzo tra un materasso e una macchina abbandonata. Un’altra bici, sempre dello stesso colore, visibilmente rotta anche questa, lasciata a due passi dal cancello di ingresso principale. Uno sticker raffigurante un pupazzo di neve, simbolo del Natale, rimasto attaccato alla finestra di una camera del piano terra. Vestiti ed indumenti appartenenti a bambini lasciati ad asciugare al sole sugli stendibiancheria. La confezione di un camioncino dei pompieri che viene buttata nei cassonetti della spazzatura da una mamma.

Entri e ad accoglierti ci sono un maschietto e una femminuccia, molto probabilmente due fratellini, che salgono e scendono le scale. Ti guardano sospettosi, senza dire nulla, con la tipica vergogna che provano i piccoli di pochi anni di fronte ad un estraneo. Purtroppo non si può restare per molto tempo lì dentro, gli adulti ti mandano via.

Però l’allegra confusione dei bambini si riesce a sentire benissimo anche da fuori dove, sui muri della struttura, sono stati attaccati dei disegni. «Kata ti voglio bene, torna presto a casa», si legge sui fogli, pieni zeppi di stelline, fiori e cuori. Si vede sia un bel cuore rosso intero e poi un cuore spezzato, come se questi rappresentassero un prima e un dopo di quel giorno, il 10 giugno, quando Kata è scomparsa nel nulla. «Oramai è la figlia di tutti», ha dichiarato Norma Gerrero, la rappresentante della comunità peruviana al corteo di giovedì scorso in piazza Duomo.

Ma basta guardare anche gli altri piccoli per far sì che diventino pure loro un po’ figli e nipoti di tutti. Nel corso di questa settimana qualcuno sembra essersi abituato alle telecamere e appena apre il cancello saluta e sorride. Qualcun altro più timido, al contrario, fa ancora fatica e preferisce nascondersi dietro le gambe della mamma. Ci sono anche ragazzini più grandi: «Ho 14 anni e sono qui da un mese, mi sono trasferita dalla Romania – afferma una giovanissima – qui sto benissimo, speriamo che Kata torni a casa».

Vivono bene, sembra che non gli manchi nulla, nonostante la situazione di degrado in cui sono costretti a vivere: «Non ci sono state segnalazioni di abbandono scolastico», ha dichiarato l’assessora al sociale Sara Funaro. Il problema, però, sembra non essere la scuola: «A mio parere sono anche di più di una trentina – afferma una ex maestra che abita nei palazzi accanto – capita che non siano controllati dai genitori e spesso si creano delle situazioni pericolose, come quando si arrampicano sui muri. Per questo ho fatto diverse segnalazioni agli assistenti sociali. Mi hanno sempre risposto che avrebbero fatto qualcosa il prima possibile ma nulla». Nel frattempo lì dentro i bambini continuano a giocare, con la speranza che Kata ritorni presto tra loro.

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