Gioco
Bambina scomparsa a Firenze, l’appello del padre: «Lasciatela andare. Cambierò per mia figlia»
Sos a “Chi l’ha visto”: «Riportatela, non vi denunceremo»
FIRENZE. «Lasciatela andare, lasciatela andare». Piange la madre di Kata, Katherine Alvarez. Le parole sono interrotte dai singhiozzi che deformano il bellissimo viso della donna. Fa fatica a parlare al microfono di Filomena Rorro alla trasmissione “Chi l’ha visto”.
Con lei c’è il padre Angel Miguel Chicclo Romerol. Il viso giovane, pulito. «Non è facile trovare una casa in affitto quando hai dei bambini e non hai un lavoro fisso», dice. Sembra quasi scusarsi per il fatto di essere stato in carcere fino a quella mattina. Entrambi non fanno riferimento ai motivi che avrebbero potuto portare al rapimento. Ripetono come un mantra che «non lo sanno, che non hanno debiti». Ripetono che non denunceranno se la piccola torna a casa. «Solo Dio può giudicare», dice Miguel. Il padre si morde il labbro. All’uscita, finita la trasmissione, il padre dirà anche: «Cambierò con mia figlia».La mamma continua a piangere. «Sto male, non la vedo da cinque giorni. Aiutatemi a cercarla. Non ho parole per dire quello che sento, non devo dimostrare nulla». Fuori dall’ex Astor la comunità peruviana intanto, anche ieri sera, era fuori per una fiaccolata di solidarietà, per rimarcare l’appoggio ai giovani genitori.
E sempre “Chi l’ha visto”, in esclusiva, ha mostrato l’interno dell’hotel e l’atrio interno, con un muretto, dove i bambini abitualmente giocano. Per la quarta sera consecutiva, una cinquantina di peruviani, forse fu più, si sono ritrovati in via Boccherini. Mostrando due grandi cartelli, “Liberate Kataleya, scomparsa il giorno 10”, e ancora “I bambini non si toccano”. Pregano, in silenzio. C’è anche un cero votivo, perché in questo momento di dolore, l’unica cosa che conta è quella di far sentire la vicinanza di un popolo. Il silenzio è squarciato solo da un grido di dolore: è Kathrina, la mamma della piccola, che urla da dentro l’ex albergo occupato, mentre sugli schermi di Rai Tre, su Chi l’ha visto, scorrono le immagini della ricostruzione della scomparsa di Kata.
I cartelli si moltiplicano col passare dei minuti, veri e propri lenzuoli. “Todos unidos por Kataleya”, si legge, mentre in strada. «Siamo genitori. I bambini non dovrebbero vivere qui dentro, ma non sono loro a dover pagare. In nessun caso», dicono.Palloncini bianchi e rosa a forma di cuore, volantini stampati in ogni modo e pure maglie con la foto di Kata stampata, la stessa indossata in diretta tv dai genitori. Ai balconi, affacciati, ci sono anche i residenti del quartiere che hanno vissuto il dramma fin dagli albori, nel pomeriggio di sabato. La manifestazione scorre sulla strada, al grido di “Liberate Kataleya”. Tutti cercano la piccola Kata.
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