Toscana
Giani frena sul trasloco della Viola. «Il Padovani? Andiamo per gradi»
Resta l’incognita del ricorso presentato dagli eredi di Nervi sullo stadio
FIRENZE. Dal restyling dell’impianto, messo a rischio dallo stop della Commissione europea con tanto di slittamento dei tempi di appalto, al ricorso al Tar da parte degli eredi di Nervi sul progetto, fino all’ultimo rebus, la destinazione della Fiorentina durante gli anni dei cantieri.
A distanza di mesi restano ancora tutti da sciogliere i nodi sul futuro dello stadio Franchi che finora hanno accidentato il percorso di riqualificazione creando non pochi grattacapi a Palazzo Vecchio. Ultimo in ordine di tempo quello sul trasloco della Fiorentina che sembra a un passo dalla conclusione con l’idea di far giocare la squadra per il 2024-2025 e il 2025-2026 allo stadio Padovani, sede del rugby fiorentino proprio a due passi dalla casa viola.
Un’ipotesi apprezzata da società viola e rugbisti che però registra la frenata del governatore regionale, Eugenio Giani, da settimane sponsor dell’impianto della scuola Carabinieri a Castello: «Facciamo le cose una per una, e per gradi, non facciamo la girandola dei posti dove può giocare la Fiorentina». Parole che lasciano trapelare poca convinzione riguardo all’idea messa a punto da Palazzo Vecchio: realizzare al Padovani uno stadio provvisorio da 16mila posti montando la curva Fiesole nel campo vicino e creando lungo viale Paoli una tribuna. Con la squadra di rugby trasferita per allenamento e partite nel Centro sportivo Astori visto che i campini a breve torneranno nelle mani del Comune.
Ma Giani tenta di congelare la decisione e indica le priorità da affrontare: «Ora preoccupiamoci che marci bene la prospettiva del restyling dello stadio non con 200 milioni ma con 130 milioni, dunque con un progetto calibrato alla cifra che abbiamo a disposizione, poi nel momento in cui parte la progettazione e poi i lavori su questo, penseremo anche alla sede transitoria».
Nel frattempo si allungano i tempi per la chiusura della gara d’appalto con la proroga dei termini per presentare le offerte. Il bando in scadenza ieri, infatti, è stato prorogato da Palazzo Vecchio di due settimane, fino al 28 giugno, sotto richiesta di alcuni privati. Ma a pesare è anche l’incertezza legata ai finanziamenti del restyling, con il taglio delle tranche Pnrr da 55 milioni di euro (lievitati a 70 milioni a causa dei rincari dei materiali) ad alimentare dubbi sulla fattibilità tecnica ed economica della riqualificazione che secondo il Comune avverrà in più fasi distanziate nel tempo. Mentre resta l’incognita del ricorso con richiesta di sospensiva al Tar della Toscana depositata dalla fondazione Pier Luigi Nervi Project, per tutelare i tratti architettonici del Franchi.
Al centro del ricorso messo nero su bianco dagli eredi dell’ingegnere Nervi c’è la presunta violazione delle norme sui beni vincolati, la mancanza di finanziamenti per portare a compimento il restyling con tutti gli accorgimenti dovuti e soprattutto la contestazione di incostituzionalità dell’art. 55-bis, l’emendamento sblocca stadi inserito all’interno del dl Semplificazioni del 2020. Un passaggio quest’ultimo che se fosse ritenuto fondato potrebbe diventare oggetto della decisione della Corte Costituzionale, con tutte le conseguenze del caso. Senza dimenticare il piano B in mano alla famiglia Nervi, il diritto d’autore, potenzialmente violato dal progetto firmato dallo studio Arup vincitore del concorso di idee.
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