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Maggio Fiorentino, la mossa di Nardella. Due milioni e la lettera al ministro

Maggio Fiorentino, la mossa di Nardella. Due milioni e la lettera al ministro

A Roma un piano di salvataggio. I fondi vincolati al contributo degli altri soci

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FIRENZE. Soccorso al Maggio. Dopo gli allarmi del commissario Cutaia, gli attacchi del governo e il fuoco di fila su Palazzo Vecchio, finito sotto accusa per i ritardi nei controlli sui conti della fondazione che tiene in piedi l’istituzione musicale, la giunta di Dario Nardella fa la prima mossa per assicurare al teatro la sopravvivenza dal buco di bilancio generato nell’era di Alexander Pereira e stanzia 2 milioni di euro aggiuntivi per risanare i bilanci. Un finanziamento una tantum utile a ripianare il deficit certificato dall’ultima relazione dei sindaci revisori e dal dossier recapitato dal commissario ai soci per il 2022, in cui si sottolineava come il Maggio fiorentino fosse sotto di 8,5 milioni di euro. Perdite che, stando alle proiezioni sul 2023, potrebbero salire di altri 4 milioni, e dunque arrivare a 12,5 milioni a fine anno.

Dunque, la mossa del sindaco. Dario Nardella ieri ha incontrato i delegati sindacali del teatro e gli ha comunicato il piano d’emergenza. delibera di indirizzo che impegna il Comune a mettere in bilancio due milioni di euro - anche con la collaborazione della Città metropolitana - vincolati alla definizione e condivisione con tutti i soci di un «piano di salvataggio del teatro». Insomma, Palazzo Vecchio e Palazzo Medici Riccardi hanno i soldi pronti ma li depositeranno se anche gli altri soci metteranno mano al portafogli. «Ci aspettiamo anche una condivisione del piano dal parte del ministero della Cultura», filtra dall’entourage di Nardella. In fondo, il Mibac di Gennaro Sangiuliano è il socio maggioritario sebbene Nardella sia presidente della Fondazione. Il ministero ogni anno stanzia 16-17 milioni col Fondo unico per lo spettacolo, 2,9 milioni arrivano dalla Regione, 4,9 fra Comune e Metrocittà, un milione la Fondazione Cr Firenze e uno l’Associazione amici del Maggio.

Troppo poco se si vuole rilanciare il teatro e salvarlo da una chiusura. L’ultimo report spedito da Cutaia ai soci parla chiaro. La gestione Pereira è stata disastrosa: nell’ultimo anno i costi di gestione del Maggio sono saliti a 34,704 milioni di euro, ma i ricavi totali si sono attestati a 4,8 milioni, di cui appena 2,1 milioni arrivati da biglietti e abbonamenti. Un quadro finito anche in una relazione del Mef. «Nel piano riteniamo che sia necessario individuare soluzioni organizzative, economiche e artistiche che ci permettano di uscire stabilmente da una situazione di incertezze e difficoltà che si protrae da trent’anni” dice la vicesindaca con delega alla cultura Alessia Bettini. A questo proposito il sindaco invierà in queste ore una lettera al Commissario del Governo, Ninni Cutaia, nella quale lo informa dell’impegno economico e avanza contestualmente due proposte concrete: la prima prevede il contributo dell’amministrazione comunale, in collaborazione con la città metropolitana, fino a due milioni di euro, quale quota parte delle risorse necessarie per la continuità aziendale così come dichiarato dal Commissario. La seconda prevede in alternativa l’acquisizione dell’archivio storico della Fondazione, insieme agli altri soci fondatori. L’archivio del teatro resterebbe comunque integralmente nella sede della Fondazione presso il Teatro dell’opera evitando il suo frazionamento e favorendone comunque la valorizzazione; inoltre il Comune, proprietario dell’immobile del nuovo teatro, potrebbe modificare la concessione del diritto d’uso aumentando il valore del patrimonio della Fondazione. La misura potrebbe essere affiancata da un contributo straordinario di importo meno rilevante di quello previsto nella delibera di oggi.

«Aspettiamo che il ministero convochi i soci fondatori per definire al più presto una soluzione che attui le nostre proposte o proposte alternative ugualmente efficaci – sottolinea Bettini –: non è il momento delle polemiche, per noi il teatro e i suoi lavoratori sono un bene prezioso, pensiamo a lavorare insieme in modo costruttivo e a salvaguardare i posti di lavoro e il futuro di questa prestigiosa istituzione nazionale».

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