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Crollo nella Cupola, la denuncia: «La ragazza che ha visto il masso è sotto choc. Si è pensato solo ai 2.000 turisti al giorno»

di Chiara Vignolini
Crollo nella Cupola, la denuncia: «La ragazza che ha visto il masso è sotto choc. Si è pensato solo ai 2.000 turisti al giorno»

Firenze, la Cgil: le lavoratrici hanno rischiato la vita, per tre giorni notizia taciuta

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FIRENZE. Crolla un pezzo della Cupola del Brunelleschi su una scalinata percorsa da migliaia di persone. Tra loro anche le lavoratrici che per poco non hanno rischiato la vita. L’episodio è successo venerdì scorso attorno alle 17.00 e il segretario della Filcams Cgil di Firenze Giuseppe Martelli commenta così l’accaduto: «Ciò che più ci preoccupa, e che ci dispiace, è che del fatto avvenuto venerdì sera, per tre giorni, abbiamo assistito ad una narrazione in cui emergevano tre temi diversi. Il primo riguarda la stabilità della Cupola. Ci si chiede, quindi, se la cupola sarà strutturalmente stabile. Il secondo fa riferimento ai turisti se potranno ancora salirci oppure no. Però, che ci siano delle lavoratrici che hanno letteralmente rischiato la vita non è emerso».

Pochi secondi prima che imboccassero quelle scale, infatti, è caduto un masso di circa 40 centimetri, una volta al suolo si è diviso in due pezzi. Le addette della Rear, la cooperativa che si occupa della custodia e dell’accoglienza nel Duomo di Firenze, sono ancora sotto shock perché si sono rese conto che se avessero fatto un passo in più oggi non sarebbero qua a raccontarci della vicenda.

«È inaccettabile che le lavoratrici vadano a rischiare la vita per guadagnare sette euro l’ora in una struttura dove il biglietto costa fino a 30 euro e dove, mediamente, entrano circa 2 mila persone al giorno – continua Giuseppe Martelli, segretario Filcams Cgil Firenze – Noi per tre giorni abbiamo assistito ad una discussione sulla struttura, sull’ingresso dei turisti ma sul rischio di salute, in questo caso di vita, delle addette non se ne è mai discusso».

I sindacati hanno, quindi, chiesto un incontro con la ditta appaltatrice per la gestione e manutenzione della struttura. «Abbiamo chiesto più volte un incontro con l’azienda e c’era stato detto che il giorno dopo ci sarebbe stata data una relazione tecnica che garantiva la sicurezza della struttura. Questa relazione, però, non l’abbiamo ancora vista. Abbiamo fatto una nuova richiesta e non ci è stata data» spiega Giuseppe Martelli.

Le domande poste dal sindacato sono due: «Siamo certi che la Cupola sia un luogo di lavoro sicuro per chi svolge, per sei ore e mezzo, la propria attività lavorativa?». Ma anche: «È possibile che gli addetti all’accoglienza e alla custodia guadagnino solo 7 euro l’ora? È possibile che, difronte a questa ricchezza immane, non vengano considerati minimamente?».

«Noi, come sindacato, siamo stati responsabili perché non abbiamo dato subito alla stampa questa notizia. Per tre giorni non abbiamo divulgato il tutto proprio perché ne abbiamo parlato nelle sedi opportune delle varie autorità competenti. Ci è sembrato che la volontà dell’Opera del Duomo fosse quella di contenere queste informazioni – continua Martelli – Non siamo qua per fare il circo ma nemmeno per farci dire, con una pacca sulle spalle, che va tutto bene. Proprio perché quella ragazza, per i due giorni successivi, è rimasta sotto shock. Abbiamo deciso, inoltre, di non divulgare foto e materiale che abbiamo proprio per tutelare questa persona perché pensiamo che possano esserci delle ripercussioni sulla lavoratrice. Ci siamo esposti noi, come sindacato, perché vogliamo che vengano detti nero su bianco i rischi di lavorare in una situazione del genere». La Cgil adesso è pronta anche a indire lo stato di agitazione in assenza di risposte da parte della Rear e dell’Opera del Duomo.

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