Attenzione
Firenze, crolla un pezzo della Cupola del Brunelleschi: paura nella scalinata da sogno
Colpa di un’infiltrazione. L’Opera: il monumento è sicuro. Il distacco poco dopo l’ultima comitiva. La Cgil: «Un miracolo non ci sia stato un morto»
FIRENZE. Un pezzo è finito sul pianerottolo: un pietrone largo come un piede, alto dieci centimetri. Piombato dall’alto nel bel mezzo del costolone, sul camminamento che conduce alla cima, l’intercapedine di appena un metro e venti che migliaia di turisti percorrono ogni giorno nella scalata verso la lanterna fra le due calotte con cui il Brunelleschi ha concepito il suo mistero di vele alto 116 metri. Un altro, ancora più grande, si è schiantato sui gradini, poco più sopra, esploso in quattro pezzi.
«Ne ricopriva due, lungo come un braccio, pesante chissà quanti chili. Non giriamoci intorno: se avesse colpito qualcuno in testa adesso staremmo parlando di un morto, e probabilmente di una morte sul lavoro», dice Beppe Martelli, segretario della Filcams Cgil di Firenze. Il sindacalista ne è convinto: «È stato un miracolo». Così, almeno, hanno vissuto due addette della Rear, la cooperativa che si occupa della custodia e dell’accoglienza nel Duomo di Firenze, il distacco di una porzione della Cupola avvenuto venerdì sera intorno alle 17 a pochi metri dalla sommità.
«Era la fine del turno, l’ultima comitiva era già scesa e stavano tornando anche le due ragazze addette alla sicurezza e alla accoglienza sulla Cupola. Una di loro tremava come una foglia anche sei ore dopo, terrorizzata. Ci ha raccontato di aver sentito uno schianto, quasi un’esplosione e di essersi affrettata per andare a vedere cosa fosse successo temendo il peggio per la collega che la precedeva. Quando è arrivata sul posto, ha visto le pietre. E adesso non fa che pensare a cosa sarebbe potuto accadere se il crollo fosse avvenuto qualche istante prima». Un episodio quasi senza precedenti nella storia recente di Santa Maria del Fiore. L’ultimo nell’aprile 2012: dal campanile di Giotto franarono piccoli frammenti di marmi in piazza, ma mai calcinacci erano crollati dal monumento-miracolo del Rinascimento. Ed è proprio l’allarme della Cgil e dei lavoratori addetti a spingere l’Opera del Duomo a chiarire e a rassicurare.
«Le prime verifiche, svolte nell’immediatezza dell’accaduto, non hanno evidenziato rischi per il monumento – spiega Lorenzo Luchetti, direttore generale dell’Opera del Duomo – Sabato mattina alle 6 sono iniziate le verifiche con personale interno dell’Opera. E hanno permesso di escludere la possibilità di altri distacchi. È stato quindi possibile riaprire il monumento dalle 10, in totale assenza di rischi per il personale e per il pubblico».
A causare il crollo – fanno sapere dai vertici dell’Opera – potrebbe essere stata un’infiltrazione all’altezza di uno degli oblò che gettano luce e aria nella Cupola, proprio fra i due gusci. Acqua piovana che avrebbe penetrato la pietra serena che contorna la finestra fino a deteriorarla e a provocarne il distacco. Con un’incognita che anche nei prossimi giorni impegnerà gli esperti dell’università di Firenze: nessuno ha mai notato sgocciolamenti, quasi che la pietra serena per sua natura nasconda difetti o segni di deterioramento. Per questo un team proverà a sondare meglio la maglia di pietre e centine che tengono in piedi ancora oggi senza una vera spiegazione scientifica il capolavoro del Brunelleschi.
Certo, il sindacato chiede chiarezza. Il caso riporta alla mente il precedente di Santa Croce, dove nel 2017 precipitò un pezzo di capitello nella navata colpendo in testa e uccidendo un turista spagnolo. «Al personale è stato chiesto di non far uscire la notizia – dice Martelli – Ma questo episodio non può rimanere sotto silenzio. Abbiamo chiesto di poter visionare le relazioni tecniche che certificano l’agibilità della cupola ma ce le hanno negate. Adesso pretendiamo un incontro con il responsabile del personale, altrimenti dichiareremo uno stato di agitazione». È escluso che a innescare il cedimento dall’oblò possa essere stato il passaggio di un turista. Ci sono stati in passato casi di danneggiamento, ma questa volta l’apertura da cui sono piombati sulle scale i detriti è lontana dal percorso abituale dei visitatori.
E le indagini del team di 30 restauratori e operai specializzati della cattedrale non hanno rilevato altre porzioni danneggiate sul resto delle vele. Perché se è vero che il “carico” di pubblico che sopportano è consistente (sono 1,4 i milioni di visitatori paganti annui fra Cupola, Campanile e Battistero), lo sono anche gli investimenti in manutenzione. Solo per il 2023 l’Opera ha stanziato per la cura dei suoi monumenti 10 milioni di euro. E dal 2012 il budget per i 40mila metri di superfici da monitorare e restaurare oscilla fra i 7 e i 10 milioni annui.
Certo, prima della stagione dei “grandi cantieri” la piazza dei miracoli fiorentini ha ricevuto meno attenzioni. E c’era da aspettarsi che prima o poi da qualche parte la meraviglia del Brunelleschi mostrasse i suoi sei secoli di storia. L’importante è che quella porzione di oblò non abbia rotto la perfetta armonia che sorregge il miracolo dell’architettura.
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