Sicurezza
Crisi del Maggio Fiorentino: la vendita dell’archivio divide. Mazzi: «È l’ultima spiaggia»
Maggio Fiorentino. Il sindaco possibilista sulle ipotesi dei sindaci revisori
FIRENZE. L’unica certezza, per salvare il Maggio Fiorentino, è che entro il prossimo luglio devono essere trovati 8, 5 milioni di euro per ripianare il debito, anche per mettere al sicuro il futuro lavorativo dei 300 dipendenti. L’ipotesi di attingere al "tesoro" da oltre 13 milioni contenuto nell’archivio della Fondazione, avanzata dal collegio dei revisori dei conti, è una delle strade possibili. Un’ipotesi, insomma, che già divide. In attesa dei necessari approfondimenti, come spiegato da Palazzo Vecchio, Dario Nardella «giudica la proposta interessante». Mentre il sottosegretario alla cultura Gianmarco Mazzi non ci gira intorno: «Il caso del Maggio Fiorentino è sotto attento esame del commissario Cutaia e del Ministero della cultura.
A caldo mi viene da pensare che vendere i gioielli di famiglia sia un po’ da ultima spiaggia, in particolare quando tutti sono a conoscenza delle difficoltà in cui versa il venditore. Qualsiasi intervento dovrà affrontare l’urgenza, ma anche impostare una seria strategia per il futuro, dove tutti dovranno fare la loro parte con senso di responsabilità, in modo tale che questo continuo stato di emergenza cessi. Sugli archivi esistono sicuramente dei vincoli da approfondire con attenzione. In ogni caso, una loro vendita potrebbe forse tamponare la falla ma non risolvere i problemi, anzi. Oltre a depauperare un patrimonio, rischierebbe di apparire un’altra fase del fallimento, forse davvero l’ultima. Scandaglieremo tutte le ipotesi percorribili prima di arrivare a una decisione».
Il prossimo passo, per poter concretizzare ulteriori ragionamenti in merito, dipende da Roma. È fondamentale che il ministro Sangiuliano convochi i soci per fare il punto sul piano industriale e sulle modalità per recuperare le risorse economiche. Come anticipato da La Nazione, nella relazione, i sinda revisori scrivono che «la criticità della situazione finanzia richiede una riflessione sulla valorizzazione del patrimonio artistico che è stato parzialmente visionato nella visita.
Andrebbero verificate le condizioni per rendere tale patrimonio alienabile anche a singoli pezzi o nella sua interezza». Quello in questione è un archivio molto ricco, con forti testimonianze artistiche del Novecento che comprende pezzi di De Chirico e Guttuso, bozzetti di Zeffirelli e doni di Tebaldi. Ma in questo preciso momento storico non è in vendita: a dirla tutta, dentro al Maggio, non ci pensa nessuno. Si tratta di un valore importante, che arricchisce il patrimonio all’interno del bilancio (così come, per esempio, la struttura dell’ospedale di Luco di Mugello conferita alla Fondazione da parte della Regione Toscana), ma che, per esempio, non può essere "spacchettato" per procedere ad una cessione: si tratta di un bene unico, per quanto composto da centinaia di "gioielli". La vendita, per altro, non potrebbe essere imbastita dall’oggi al domani, mentre allo stato attuale il Maggio ha assoluto bisogno di soldi, e dunque di ossigeno, ora. È una corsa contro il tempo. Oltretutto questo passo potrebbe portare al depauperamento del valore patrimoniale della stessa Fondazione. Per altro, val bene ricordare che, in passato, quando l’allora soprintendente della Fondazione del Maggio Francesco Bianchi, per ripatrimonializzare, lanciò l’idea di vendere il teatro Goldoni, ma ne uscì una querelle non trascurabile. La stessa scatenata sui social, dagli stessi dipendenti dell’ente preoccupati di fronte a questa soluzione: l’argomento, in poche ore, ha catturato l’attenzione di tutti, in un misto tra lo stupore e la rabbia, scandita con parole ed emoticon. Il Commissario straordinario Cutaia in questo momento, spiegano dal Maggio, è concentrato sul lavoro, quello fatto dalla sua nomina ad oggi e quello dei mesi futuri: per questo motivo si è deciso di optare per la linea del silenzio, aspettando nuovi aggiornamenti sul fronte finanziario. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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