Il dolore
Tav a Firenze, 301 gli edifici a rischio: attenzione a crepe e crolli
Nel corso degli anni e delle perizie sono aumentati quelli nella “zona rossa” del tunnel. Ben 180 dovranno essere monitorati anche durante lo scavo della talpa meccanica Iris
FIRENZE. Ora che la maxi talpa tricolore sparirà dalla nostra visuale e si inabisserà nel sottosuolo, noi dovremmo ricominciare ad aprire gli occhi in superficie. E puntarli sugli edifici sul tracciato. I palazzi da tenere d’occhio. Da osservare mentre la fresa meccanica grande quasi come una ruota del Luna Park scaverà sotto i nostri piedi le due gallerie parallele dell’Alta velocità. Sono 301 in tutto quelli che, a stare alle perizie e alle stime elaborate da Rfi, rischiano di subire gli effetti del passaggio di Iris nel tracciato che l’escavatrice compirà da Campo di Marte alla stazione Belfiore. La gran parte concentrata attorno a piazza della Libertà: dal lato nord i palazzi posti sulla verticale del futuro tunnel di via Masaccio e viale don Minzoni, dal lato sud gli uffici e gli immobili che si affacciano su entrambi i lati di viale Lavagnini, poi la Fortezza e altre case, edifici a sud e a nord della direttrice di scavo.
Nel corso degli anni, il numero è perfino cresciuto. Perché nel vecchio corso della Tav, precipitato nell'abbuffata dei Grandi appalti, degli sprechi e dei costi gonfiati, c'è anche chi aveva giocato al ribasso. Non con i soldi, ma con i rischi. Se ne accorsero gli ingegneri di Condotte che, prima di fallire, presero il posto il vecchio consorzio Nodavia. Grazie a «nuovi sopralluoghi», perizie e approfondimenti – dichiarò Antonio Picca, alla guida della nuova Nodavia – si scoprì che gli immobili entrati nella “zona rossa” del tunnel erano stati sottostimati, erano più dei 277 iniziali.
Oggi, a stare alle carte pubblicate dall’ufficio Nodo del Comun, e adesso in mano al nuovo consorzio Florentia, sono 180 quelli più a rischio e loro e la classe di rischio di cedimento a cui sono soggetti è riportata per gradazioni di colore. In celestino gli edifici per cui sarà possibile riscontrare cedimenti strutturali e del suolo compresi tra 0 e 1,8 centimetri, in verde chiaro fino a 3,75 cm, in giallo fino a 6,5 cm, il color albicocca indica avvallamenti potenziali fino a 7,5 cm, in quattro gradazioni diverse di arancione si passa da 9,3 a 15 cm, il marrone indica crolli fino a 16,8 cm e se si vive o lavora in un edificio posizionato sul nero allora il cedimento potrebbe raggiungere i 18,75 cm.
Per alcuni di essi, posti a dieci metri dalla verticale, è bastato un semplice testimoniale di stato, una perizia che attestasse le condizioni della casa o dell’ufficio prima del «buco». Sono stati fotografati stanza per stanza. Altri dovranno anche essere monitorati day by day durante il passaggio di Iris. Ecco, secondo Rfi sono di 301 immobili sono 180 quelli che necessitano di un monitoraggio topografico. Perché tutti i 180, si tratti di conseguenze trascurabili o significative, secondo il ramo di Ferrovie potrebbero subire gli effetti dello scavo. Potrebbero, nel senso che è anche possibile, oltreché auspicabile, che il tunnel venga realizzato senza colpo ferire. Ma cosa potrebbe capitare alle case affacciate sul percorso di Iris? Sono le stesse Ferrovie a descriverlo nella relazione sul lotto 2 del passante Tav.
Il documento fissa 5 classi di danneggiamento: la prima prevede piccole fessure di un millimetro cui si rimedia con una tinteggiatura; la seconda crepe di cinque millimetri; la terza, lesioni visibili all'esterno, rotture dei tubi, porte e finestre che non si chiudono, crepe di 1,5 cm; la quarta, oltre a crepe di 2,5 cm, ipotizza pavimenti inclinati, pareti spanciate, tubazioni distrutte, travi che perdono l'appoggio a causa di fenomeni di subsidenza; la quinta, parziale o totale demolizione dell'edificio.
Certo è che nel progetto esecutivo, la vecchia Nodavia prevedeva la necessità di un consolidamento preventivo solo per 11 immobili. Quelli per cui si ipotizzavano possibili lesioni. Oltre a un paio di demolizioni, gli interventi più seri riguardavano la sede del dopolavoro dell'Ataf in via Pacinotti, una abitazione al 19 di via del Pratellino, la spalla nord del Ponte al Pino (che ora invece dovrà essere demolito e ricostruito), il sottopasso della stazione di Rifredi e la Fortezza da Basso, ma qui solo per evitare ripercussioni "estetiche" sui bastioni.
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