Gioco
Elezioni Campi Bisenzio, caccia ai voti dell’eretico Nucciotti nello scontro tutto a sinistra
Sono 1.480 i voti che separano Leonardo Fabbri da Andrea Tagliaferri
CAMPI BISENZIO. Si riparte da 1480, questi sono i voti che separano Leonardo Fabbri e Andrea Tagliaferri, un tesoretto che però non basta per assicurarsi la conquista della carica di sindaco di Campi Bisenzio. Dopo uno scrutinio al cardiopalma questo è stato l’esito del primo turno di voto in città. Se il ballottaggio era dato da tutti come praticamente certo fin dall’inizio, meno prevedibile era la scelta del campione che avrebbe portato il candidato del centrosinistra al secondo turno di voto. L’ipotesi che il centrodestra, che a settembre aveva fatto tremare la roccaforte dem riportando una vittoria netta alle politiche, ne restasse fuori, sembrava difficile da immaginare solo poche settimane fa. Ma le divisioni interne e una campagna in crescendo della sinistra hanno fatto il resto, scrivendo una diversa storia per Campi. Una storia che potrebbe assomigliare molto a quella di Sesto Fiorentino. Tante le similitudini, prima il commissariamento, poi la vecchia guardia che decide di puntare su un volto giovane ma con esperienza in consiglio per dare la spallata al Pd, il ballottaggio tutto a sinistra. Come finì quel ballottaggio nel 2016 è storia, con la vittoria di Lorenzo Falchi e di Sinistra italiana e il Pd costretto a cinque anni di opposizione, per poi rimettersi tutti insieme nel 2021. Se tante sono le similitudini però ci sono anche delle differenze. A Sesto Sinistra italiana parlava a chi del renzismo dilagante in quel periodo non voleva più saperne, ma adesso incentrare la battaglia campigiana su Renzi, con un Pd locale fortemente a trazione Schlein, potrebbe dare l’impressione di essere a corto di temi o comunque fermi a schemi non più attuali. Dall’altra parte Fabbri e i suoi hanno dato prova, basta scorrere l’elenco delle preferenze per rendersene conto, di sapersi andare a cercare i voti casa per casa. Tagliaferri però di frecce al suo arco ne ha altre, intanto l’essere riuscito a compattare un fronte che va dal Movimento cinque stelle a Rifondazione comunista, passando per le liste civiche che caratterizzarono la scorsa campagna di Adriano Chini e che in questi cinque anni sono state presenti in consiglio comunale. E poi la crescita, sì perché di tempo ne è passato da quando come Gd si affacciò per la prima volta in consiglio comunale, l’esperienza maturata in questi dieci anni di consiglio si è vista tutta nei tanti, troppi, dibattiti che hanno caratterizzato questa campagna elettorale. Insomma, gli elementi per pensare a un buon risultato c’erano per chi voleva vederli. Andrea Tagliaferri quindi meglio di Adriano Chini? Non proprio, se è vero che l’ex consigliere di Sinistra italiana è riuscito nell’impresa sfuggita per un soffio al suo predecessore, va ricordato che Chini nel 2018 totalizzò 3.709 voti (Tagliaferri 3.502), dovendosela però vedere con Lorenzo Ballerini, allora candidato sindaco con Potere al popolo, che riuscì a incassare un buon 5,90%, e senza Cinque stelle.
Ma soprattutto due sono le variabili che hanno giocato un ruolo decisivo in questa campagna elettorale e che diventeranno elementi da non sottovalutare in queste due settimane di battaglia voto su voto per il ballottaggio. Una ha un nome e un cognome: Riccardo Nucciotti. Il pacchetto di voti delle due liste civiche dell’ex assessore darebbero al Pd una bella spinta per aumentare il vantaggio e adesso che l’ipotesi ballottaggio è diventata realtà gli elettori dovranno decidere da che parte stare. Tra gli elettori di Nucciotti ci sono sicuramente molti moderati che potrebbero preferire il Pd alla sinistra. Ma la rottura tra il candidato e il suo ex partito potrebbe avere degli strascichi e far pendere la bilancia dall’altra parte. L’altra variabile è quella delle destre, che adesso non possono che fare mea culpa per non aver saputo trovare un accordo che avrebbe consentito loro di giocare un ruolo da protagonisti al ballottaggio. Adesso invece dovranno decidere, rinunciare al voto o scegliere tra centrosinistra e sinistra, magari per avere la soddisfazione di mandare all’opposizione il Pd?
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