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Comunali, tre comuni fiorentini al voto: i dem vogliono tenere il fortino

di Valentina Tisi
Comunali, tre comuni fiorentini al voto: i dem vogliono tenere il fortino

Campi, Impruneta e Marradi fanno da apripista alla grande tornata del 2024. Fondamentale capire il peso delle dinamiche nazionali sulle amministrative

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FIRENZE. La posta è altissima, tre Comuni al voto nell’area fiorentina oggi e domani, Campi Bisenzio, Impruneta e Marradi, una mini-tornata che di fatto anticipa e traccia gli scenari per la più corposa chiamata al voto del 2024.

Le amministrative del prossimo anno infatti vedranno protagonisti non solo molti Comuni della provincia, ma la stessa Firenze. Fondamentale quindi per i dem capire se la diga fiorentina sarà ancora in grado di reggere o se ci sarà il rischio di veder crollare qualche roccaforte, sotto il peso del consenso nazionale a favore del centrodestra. Occhi puntati quindi sui Comuni al voto, dove la situazione appare più che mai complessa. Sarà partita secca a Impruneta e Marradi, entrambi i Comuni sono sotto i 15mila abitanti, per cui non è previsto il ballottaggio.

Diversa invece la situazione a Campi, dove il ballottaggio è praticamente scontato, ma non è affatto semplice dire con certezza chi tra i cinque candidati ci arriverà. Nel Comune governato fino ad agosto dal deputato e segretario regionale del Pd, e poi commissariato in seguito alle dimissioni di Emiliano Fossi per correre alle politiche, le coalizioni sono più che mai spaccate. L’effetto Schlein non è infatti bastato per unire il campo progressista. Così Leonardo Fabbri, candidato del Pd appoggiato anche dalle due civiche Leonardo Fabbri sindaco e Muoviamo Campi, dovrà affrontare una doppia sfida. Da una parte Andrea Tagliaferri, il candidato dell’ala chiniana (perché, inutile girarci intorno, la frattura Fossi-Chini a Campi non si è ancora rimarginata e nemmeno i cambi di segretari nazionali sembrano in grado di poterla guarire). Il candidato dell’ala più a sinistra è sostenuto da Si Campi a sinistra (che unisce Rifondazione comunista e Sinistra italiana), Fare città, Sì parco no aeroporto e Movimento cinque stelle. Ma a rosicchiare voti al Pd potrebbe essere anche Riccardo Nucciotti, ex assessore della giunta Fossi che corre con due liste civiche, ma piace a Italia viva.

A Campi però anche il centrodestra è spaccato. Da una parte Fratelli d’Italia, che alle politiche è diventato il primo partito in città e che punta quindi a fare il colpaccio prendendo il Comune. Il partito della premier Meloni punta su Antonio Montelatici, insieme alle liste Campi domani e Centrodestra per Montelatici. Lega e Forza Italia puntano invece su Paolo Gandola, che aggiunge a questi anche i simboli delle liste Impegno vero, Cambiare si può e Centrodestra campigiano. Campi è una sfida importante sia simbolicamente, è pur sempre la città del segretario regionale del Pd, ma anche numericamente con circa 48mila abitanti.

Se la sfida campigiana fa tenere il fiato sospeso ai dem, quella di Impruneta non appare più semplice. Qui, dove la corsa è per scegliere il successore del dem Alessio Calamandrei, l’effetto Schlein a qualcosa ha portato: il candidato sindaco Riccardo Lazzerini riunisce infatti sotto il simbolo di Rip@rti Impruneta: Pd, Movimento cinque stelle, Coraggio di Cambiare, Psi e Sinistra civica ecologista. Ma anche qui non c’è niente di scontato. A rompere le uova nel paniere ai dem c’è da una parte Impruneta futura dell’ex vicesindaco ed ex Pd Matteo Aramini, su cui dovrebbero convergere anche i voti del Terzo polo. Dall’altra l’inedita formazione di Voltiamo pagina, col candidato sindaco Matteo Zoppini, proveniente da FdI, che raccoglie al suo interno tutta l’opposizione del consiglio comunale di Impruneta, compresa la sinistra di Cittadini per Impruneta e gli ex Cinque stelle.

A Marradi corre invece per la riconferma il sindaco Tommaso Triberti che può contare sull’unione tra Pd e Italia viva (Insieme per Marradi), a mettergli i bastoni tra le ruote da sinistra potrebbe essere Rudi Frassineti di Anima Marradi. Qui però il centrodestra si presenta con la compattezza che lo caratterizza di solito, con Stefano Benedettini e Centro destra unito. Un elemento non di poco conto visto che alle politiche di settembre il centrodestra volò ben sopra il 40%.
 

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