Sicurezza
L’imprenditore Dagostino a processo per la gestione del caffè Rivoire di Firenze
Accusato dell’appropriazione indebita di oltre 600mila euro in due anni insieme alla figlia
FIRENZE. L’imprenditore pugliese Luigi Dagostino, conosciuto come il “re degli outlet”, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita nell’ambito della gestione del celebre Caffè Rivoire di piazza della Signoria. L’imprenditore, difeso dall’avvocato Alessandro Traversi, è finito a processo insieme alla figlia, Angela Luana Dagostino, e a Rosanna Vannini, dipendente della Rivoire srl, assistita dagli avvocati Beatrice Socci e Patrick Simoni.
Secondo le indagini, coordinate dalla pm Christine Von Borries, Luigi Dagostino, ritenuto amministratore di fatto della Rivoire srl, la figlia, amministratrice in carica all’epoca dei fatti, e la dipendente, si sarebbero appropriati di oltre 600mil a euro appartenenti alla società che gestiva il locale tra il 2018 e il 2019. Nel dettaglio, nel 2018 avrebbero prelevato in contanti dalla cassa del negozio, senza autorizzazione e senza darne conto nelle scritture contabili, 271.561 euro. Nel 2019 di 310.152 euro, per un totale di 8.563 transazioni non registrate nella contabilità aziendale, e inoltre di 45.230 euro prelevandoli dagli incassi registrati. L’accusa, riportato il capo d’imputazione, è contestata «con l’aggravante di aver arrecato alla società un danno patrimoniale di rilevante gravità e avendo agito con abuso del contratto di prestazione d’opera. Nel procedimento è parte civile la società Rivoire srl, assistita dall’avvocato Filippo Cei. Sempre secondo l’accusa, nel 2019 Dagostino e la figlia si sarebbero appropriati anche di 15.736 euro per pagare una dipendente, formalmente assunta dalla Rivoire srl ma di fatto operante in un’altra società riconducibile all’imprenditore pugliese.
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