Toscana
Emergenza migranti in città: Firenze ne accoglie quasi tremila
Il sindaco: «Questa è diventata una situazione molto difficile, quasi critica». E chiede al Viminale tempi e risorse per predisporre nuove strutture di asilo
FIRENZE. Emergenza migranti in città, con 2.750 persone (di cui 450 minori non accompagnati) accolte a fatica e destinate ad aumentare nelle prossime settimane di fronte al flusso crescente degli sbarchi. Una situazione «molto difficile, anche critica» che spinge Palazzo Vecchio a chiedere tempi più veloci al Viminale per individuare nuove strutture d’accoglienza sul territorio data la saturazione delle attuali. E, in parallelo, risorse da investire sulla rete del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), specie per offrire un percorso adeguato ai minorenni. Temi affrontati con un incontro in Prefettura tra i principali sindaci toscani e il commissario nazionale per l’emergenza migranti, Valerio Valenti alla presenza del governatore regionale, Eugenio Giani, del presidente Anci Toscana, Matteo Biffoni e della prefetta Francesca Ferrandino. Senza però raggiungere un accordo sulla mancata firma della Toscana all’ordinanza della Protezione civile che dichiara lo stato d’emergenza e conferisce una serie di poteri speciali al commissario Valenti, ex prefetto fiorentino. Tra cui l’istituzione di un Centro di detenzione permanente (Cpr) sul territorio regionale, ipotesi su cui rimane la ferma contrarietà dal segretario dem toscano, Emiliano Fossi e dal governatore Giani. Ma che, avverte Valenti «prima o poi si farà anche in Toscana perché è questa la linea dell’attuale Governo». Nel frattempo c’è da trovare una soluzione all’accoglienza a Firenze, dove si trova al momento circa il 20% dei migranti presenti in Toscana, oltre quota 8mila. «È necessario avere tempi più veloci per concordare con i gestori di queste strutture le risorse, i tempi e l’individuazione di nuove strutture dove poter ospitare gli immigrati», sottolinea Nardella. «Nell’area metropolitana abbiamo un numero molto elevato di immigrati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), i più difficili da gestire perché non sono pensati per dare risultati strutturali sull’accoglienza. Abbiamo quasi 1.900 immigrati nei Cas. Abbiamo poi fatto presente il problema molto serio dei minori non accompagnati che sono raddoppiati dal Covid ad oggi, siamo a 450 solo nel Comune di Firenze: anche qui c’è un’esigenza sia economica che logistica di gestione di questi flussi. Infine abbiamo quasi 400 immigrati nel sistema Sai».
Parla invece di «situazione esplosiva» l’assessore comunale al Welfare, Sara Funaro, riguardo ai minori non accompagnati in carico a Palazzo Vecchio, la metà di tutti quelli presenti sul territorio regionale. «Gli arrivi dei minori sono 4-5 a notte. Bisogna investire sul sistema Sai, questo non riguarda solo i minori ma pure gli adulti: sono contraria alla proposta di limitare l’accesso ai Sai, ad esempio ai richiedenti asilo». Su questo aspetto, chiarisce il sindaco di Prato e presidente Anci Toscana, Biffoni «avevamo chiesto 4mila posti per i minori sul decreto Cutro, ma il Parlamento, non i Prefetti, lo ha respinto, quindi purtroppo avvertiamo che non c’è stata la volontà di risolvere almeno il tema esclusivo dei minori». In generale, spiega, «il sistema sta collassando» e come Comuni «in questo momento mettiamo a disposizione i nostri spazi dell’accoglienza del sistema Sai, quella che abbiamo sempre organizzato. Se ci danno più soldi possiamo anche allargarla». Ma la distanza tra Regione e ministero degli Interni rimane considerevole, con le due parti ferme sulle proprie posizioni. Da un lato il presidente regionale mette nero su bianco le tre condizioni per un’intesa: «Più risorse per il sistema Sai e Cas, la capacità in ogni provincia di costruire una struttura volano, di transito, per la permanenza di una settimana, un sistema concertato con le associazioni e le realtà del terzo settore che animò la prima accoglienza diffusa». Oltre a «un tavolo di coordinamento permanente». Dall’altro Valenti frena la trattativa: «Onestamente non ho capito bene quali sono le condizioni che la Regione Toscana pone. Noi abbiamo messo sul piatto un’ampia apertura rispetto a eventuali proposte, sia nelle modalità, dell’accoglienza diffusa, sia nella tipologia di strutture sia per quanto riguarda gli importi però non abbiamo ricevuto indicazioni».
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