La protesta
Firenze, Landini frena la corsa di Galgani a Palazzo Vecchio: «Se si candida esca dalla Cgil»
Il leader del sindacato gela la candidatura della segretaria fiorentina. Schlein punzecchia Renzi nella “sua” stazione: «La Leopolda? Bella, non c’ero mai stata»
FIRENZE. Una frenata all’asse di ferro con il Pd, sia a livello nazionale sia locale, con l’ipotesi di una candidatura per Palazzo Vecchio nel 2024 della segretaria fiorentina Paola Galgani osteggiata direttamente dal leader nazionale della Cgil, Maurizio Landini: «Il sindacato non discute con nessuno, noi facciamo un altro mestiere», roisponde il segretario a chi gli chiede se discuterebbe di una candidatura di Galgani.
Un botta e risposta generato dalla frecciata della segretaria Pd, Elly Schlein, all’ex premier, Matteo Renzi, sul nuovo corso dem nel tentativo di chiudere i conti con il passato: «La Leopolda? Bella, è la prima volta che ci vengo». E un punto semi-definitivo della segretaria sulla discussione migranti «distruggere l’accoglienza diffusa è inumano» che finisce quasi per trasformarsi in un assist al governatore regionale, Eugenio Giani, uno degli assenti di spicco all’evento insieme al sindaco di Firenze, Dario Nardella.
C’è questo e molto altro nella giornata in cui Schlein sbarca alla stazione Leopolda, il tempio della stagione renziana, per partecipare alla conferenza “The New Order, Mobilitazioni - Contratti, Appalti, Umanità del Lavoro” organizzato da Filcams-Cgil. Un’occasione per sancire un passo in avanti nel nuovo corso Pd verso sinistra, giocando di sponda con il sindacato, ma che alla fine fa emergere le distanze, ancora esistenti, dentro e fuori i dem. A partire dal rapporto con la Cgil, considerato interlocutore privilegiato della nuova fase. Se la manifestazione fiorentina del 7 marzo scorso, con Schlein Landini e Conte a braccetto, rappresentava un inizio promettente, due mesi dopo il tridente sembra evaporare.
«Noi non siamo una forza di opposizione, siamo il sindacato. Non parliamo per nessuna forza politica, parliamo per tutti i lavoratori», mette nero su bianco Landini a margine dell’intervento sul palco. E sulla possibilità di ‘prestare’ ai dem profili come quello di Galgani, tra i papabili candidati per la corsa elettorale del prossimo anno, ribadisce: «Non facciamo candidature, se uno viene candidato esce dalla Cgil perché è incompatibile con il continuare ad avere questo ruolo. Non è il nostro mestiere discutere delle candidature, noi facciamo il sindacato, poi la singola persona decide quello che vuole». Insomma, se l’interesse del Pd fiorentino si concretizzerà sarà Galgani, riconfermata alla guida della segreteria fiorentina quest’anno e in carica dal 2015, a dover strappare chiudendo di fatto la sua carriera nel sindacato. Ma il tema passa in secondo piano rispetto alla visita, carica di significati, di Schlein alla Leopolda, la storica casa dei riformisti.
A partire dalla battuta che la segretaria, ‘scortata’ all’entrata dell’ex stazione dai deputati dem Federico Gianassi ed Emiliano Fossi, lancia a Renzi. E il protagonista dell’ultimo decennio della politica fiorentina non si sottrae al gioco: «Mi ha fatto piacere che la Cgil e il Pd abbiano scelto la Leopolda. Casualmente la Schlein non c'era mai stata, ma va benissimo. Magari Pippo Civati, che c'è stato con me, qualcuna gliela avrà raccontata». E sulla scelta di questo doppio incrocio “in casa sua” il leader di Italia Viva aggiunge: «Mi sembra che per fare notizia sia la Cgil, sia Elly Schlein siano andati alla Leopolda. Va bene così, spero sia rimasta quel po' di quella passione che ha animato la Leopolda, se un soffio di quello spirito anima ancora oggi Pd e Cgil va bene così, ne sono contento. Di solito facevano quello stesso giorno della nostra iniziativa manifestazioni contro, oggi ci vanno».
Nel frattempo Schlein dal palco attacca senza sosta l’esecutivo Meloni. Dal decreto lavoro, ribattezzato « decreto precarietà e ricattabilità» al taglio del Rdc «davvero non si capisce questo accanimento contro lavoratori e poveri» fino al Pnrr, un tema sentito in città dopo lo stop della Commissione europea alla tranche da 55 milioni di euro per la riqualificazione dello stadio Franchi: «Credo sia incomprensibile l'atteggiamento rinunciatario di questo Governo sulle risorse». Sotto al palco per la classe dirigente dem fiorentina ci sono solo la segretaria metropolitana, Monica Marini e l’assessore regionale, Monia Monni, che dopo aver seguito lo sbarco della nave Emergency a Livorno è rientrata in città al volo.
E proprio sul tema della gestione dei flussi migratori in Toscana che contrappone i dem, Schlein va dritto al punto: «Distruggere l’accoglienza diffusa a favore di grandi concentrazioni di persone non è solo inumano ma impedisce alle nostre amministrazioni una gestione efficace e lungimirante dell’accoglienza».
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