Sicurezza
«Accoglienza, c’è spazio per tutti». Giani e Nardella divisi sui migranti
Il governatore risponde così al sindaco che parla di «rischio tendopoli»
FIRENZE. Da un lato «l’emergenza sociale» connessa all’arrivo di nuovi migranti sul territorio che, in assenza di nuovi Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e di un Centro di detenzione per i rimpatri (Cpr), prefigura il rischio di ricorrere alle tende da campo in città. Dall’altro «l’accoglienza diffusa» della Toscana che può garantire ospitalità a un numero anche maggiore di migranti, visto che «la situazione è gestibile».
Due letture agli antipodi, se non apertamente contrapposte, che annunciano una riapertura delle ostilità interne ai dem sul tema dei migranti, con al centro il tema dell’accoglienza e il nodo Cpr. Nel giorno in cui la nave di Emergency sbarca nel porto di Livorno con 35 persone il grido d’allarme lanciato dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, e le rassicurazioni del governatore regionale, Eugenio Giani, innescano l’ennesimo cortocircuito tra gli esponenti di spicco del partito.
Un antipasto delle divisioni regionali sul tema che la segretaria nazionale Elly Schlein, oggi in visita a Firenze per l’evento Filmcams-Cgil alla Leopolda, dovrà ricomporre nei prossimi mesi. «Il Governo che diceva che bisognava chiudere i porti fa poi i decreti flussi perché dice che vanno accolti i migranti. Il rischio delle tende c'è, non lo dico io ma la Prefettura. Il messaggio che diamo mettendo le tende è di vera emergenza sociale. Noi finora abbiamo detto che la soluzione non sono le tende, bisogna trovare le strutture e raccogliere le risorse per predisporre queste strutture», spiega il sindaco Nardella a Controradio. Anche perché, dopo il colloquio di lunedì con il commissario nazionale per l’emergenza migranti, Valerio Valenti, per chiedere più tempo per le strutture, precisa, «la situazione di Firenze non è meno critica di altre città». Nei Cas dell’area metropolitana ci sono 1.780 migranti, a cui si aggiungono le persone nel Sistema accoglienza integrazione (Sai) e i minori non accompagnati: più di un quarto di tutti i migranti presenti in Toscana, 7.946. Secondo il presidente Giani è proprio questa la principale criticità nella gestione dei flussi migratori: la mancata distribuzione sul territorio. «La situazione è gestibile in regione, il problema è che i migranti magari vorrebbero arrivare tutti a Firenze e quindi creare preoccupazione al sindaco Nardella, ma la Toscana è grande, ci sono 273 comuni». Insomma, chiarisce, «se noi accettiamo quello che ho cercato di dare come messaggio a livello nazionale, il principio dell’accoglienza diffusa, e quindi ci si aiuta, state tranquilli che in Toscana c’è spazio per tutti».
Il punto però, commenta Nardella, è che «le nostre città sono arrivate a un punto di saturazione con le strutture di accoglienza di migranti basati quasi esclusivamente ormai sul sistema Cas. Questi sono luoghi dove temporaneamente vengono tenuti gli immigrati in attesa di ricevere risposta alla richiesta di asilo: se però la risposta è negativa, i migranti si trasformano in migranti irregolari». Si torna al tema del Cpr della discordia, per cui il Governo sta valutando tre opzioni: a Coltano (Pisa), Pescia (Pistoia) e Campi Bisenzio. Su cui si aggiungono altri due attori dem con linee divergenti: il segretario regionale, Emiliano Fossi, assestato sulla linea Schlein di totale contrarietà, e il sindaco di Prato nonché presidente regionale Anci, Matteo Biffoni, tra i più ‘riottosi’ a rinunciare all’ipotesi Cpr senza un’alternativa.
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