Il Tirreno

Firenze

Divorzio al veleno

Finisce il matrimonio fra nobili fiorentini, il Tribunale: «Ma lei è ricca, niente assegno»

di Pietro Barghigiani

	Una scena dal film “La guerra dei Roses” con Kathleen Turner e Michael Douglas simbolo delle liti sentimentali
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Una scena dal film “La guerra dei Roses” con Kathleen Turner e Michael Douglas simbolo delle liti sentimentali

La nobildonna di una famosa casata è stata condannata anche a pagare le spese di lite del valore di 40mila euro

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FIRENZE. Ricchi (lui più di lei), innamorati e perfetti per una vita da copertina tra glamour, impegno sociale da upper class, appuntamenti mondani e residenze in ville tra Versilia e Chiantishire. Entrambi fiorentini doc. Lui erede e anima imprenditoriale di una storica azienda di livello nazionale. Lei discendente di una famiglia nobiliare. Si erano conosciuti negli ambienti della Firenze ricca di blasone e di patrimoni e l’incontro in maniera naturale era diventato frequentazione e, infine, unione matrimoniale. Si erano amati e avevano messo al mondo dei figli. Poi la parabola dei sentimenti li ha trasformati ne “La guerra dei Roses”, film simbolo della conflittualità nelle separazioni.

Il duello in aula

Da una decina di anni si odiano. L’incantesimo è svanito, sostituito dalla contesa per il “vil denaro”. Che lui si rifiuta di versarle perché, come si dice, lei sta già bene di suo e poi ha un nuovo compagno – seguito da un investigatore privato per provare rapporto e convivenza – che può far fronte alle spese di coppia. Le risorse non mancano all’imprenditore che può sfoggiare immobili per 2,8 milioni, auto e moto di pregio e partecipazioni societarie in Italia e in Svizzera. Dalla vendita della sua quota in una fiduciaria svizzera ha ottenuto 42 milioni di euro.

No all’assegno

Le liti che un tempo avevano segnato un rapporto naufragato, sono passate dalle dimore nobiliari alle aule dei Tribunale. Una separazione feroce a colpi di cause e ricorsi fino in Cassazione. L’ultima sentenza mette una serie di punti fermi nella battaglia sull’assegno di mantenimento preteso dalla ex consorte. Benestante, ma non ricca quanto lui, è la sottolineatura della donna che voleva restare ai fasti finanziari dell’epoca matrimoniale. Alla richiesta di 25mila euro di assegno mensile con l’aggiunta di 5mila per l’affitto in un appartamento di pregio a Firenze, il Tribunale ha risposto con un rifiuto nel merito. E una considerazione a sostegno del “no” a quelle cifre da far campare una famiglia per un anno: la signora è comunque benestante, ha proprietà per milioni di euro e può metterle a reddito. Tradotto: non può continuare a vivere allo stesso livello di quando era sposata facendosi mantenere dall’ex. Nel respingere la richiesta, i giudici l’hanno anche condannata a pagare le spese di lite all’ex per circa 40mila euro.

Le proprietà di lei

Da un punto di vista della ricostruzione del patrimonio, la difesa della signora «è stata molto avara di produzioni nel corso del giudizio – sottolinea la sentenza -. Solo grazie alle produzioni di parte (l’ex, ndr) il Tribunale è venuto a conoscenza del fatto che era nuda proprietaria di immobili di grande pregio in Firenze e Forte dei Marmi, unitamente ai fratelli ed era diventata piena proprietaria pro quota delle ville di Forte dei Marmi, a seguito della rinuncia del padre all’usufrutto. Del pari solo grazie alle visure prodotte dall’ex marito il Tribunale veniva edotto del fatto che gli immobili venivano venduti e che ne ricavava 2,7 milioni di euro».

«Non vuole lavorare»

Dalle carte prodotte nella causa, i giudici argomentano anche sulla reale volontà della donna di lavorare. Prima di sposarsi sarebbe stata impiegata per una casa di moda, ma sul punto è stata molto vaga. «Non ha maturato utile esperienza professionale (tale non si può considerare quella di venticinque anni or sono) – si legge nella sentenza – Non vi è alcun elemento che faccia ritenere che la medesima abbia intenzione di svolgere alcuna attività, visto che dall’inizio della separazione, dieci anni fa, non risulta aver intrapreso alcun progetto in tal senso. Né pare voler destinare, neanche in via parziale, il suo patrimonio a investimenti finanziari o acquisto di immobili da mettere a reddito, ritenendo di avere il diritto di continuare ad essere mantenuta dal coniuge col medesimo tenore di vita goduto in precedenza o, comunque, in maniera molto agiata».

Può essere autonoma

Con un patrimonio milionario e la prova, portata dall’ex, di voler acquistare un immobile di pregio, per la donna viene escluso il bisogno di assistenza. «È da escludersi che con il suo patrimonio non possa reperire un’abitazione dignitosa per sé e per i propri figli (quando la andranno a trovare, perché ormai sono adulti e anche l’ultima figlia a breve lascerà la casa materna), oltre a fare qualche investimento che le garantisca una rendita che le consenta una vita agiata» ribadiscono i giudici.

Meglio mantenuta

Sul “ristoro” compensativo chiesto per aver lasciato il lavoro dopo il matrimonio, la sentenza è lapidaria: «Alla luce di quanto emerso nel corso del giudizio, e in particolare dal fatto che la signora non solo non abbia mai fattivamente cercato un lavoro neanche dopo la separazione e che, una volta entrata in possesso del ricavato della vendita delle ville di Forte dei Marmi cerchi di acquistare una villa a Firenze in vendita per due milioni di euro, senza immaginare alcun investimento produttivo fanno al contrario presumere che ella non abbia mai avuto particolare interesse ad impegnarsi nel lavoro; al contrario, il matrimonio con un esponente dell’alta borghesia fiorentina, oltre a coronare un sogno d’amore, non le ha imposto alcun sacrificio professionale bensì le ha consentito di vivere nell’agio per molti anni di matrimonio e anche durante la separazione senza spendere energie nel lavoro. Vero è che il coniuge sarà stato consenziente al fatto che la stessa non lavorasse, giacché il guadagno nulla avrebbe spostato nel tenore di vita della famiglia, ma più che un sacrificio questo pare una scelta libera della donna, che ha per molti anni goduto dell’agio derivante dalla ricchezza della famiglia del marito».

Tenore di vita

La coppia ha condotto un tenore di vita elevatissimo, probabilmente superiore a quello che la discendente della nobile famiglia potrà tenere facendo conto solo sulle sue sostanze, «ma tale stile di vita non le può più essere assicurato dopo la cessazione del matrimonio». Niente 30mila euro al mese alla nobildonna della ricca e potente casata fiorentina. Può vivere serenamente con il suo patrimonio milionario.

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