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Firenze, dalla Nasa all’alberghiero Saffi: piante in aula per purificare l’aria

di Chiara Vignolini

	La classe del Saffi in cui sono state collocate le piante e il rilevatore dell’aria
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La classe del Saffi in cui sono state collocate le piante e il rilevatore dell’aria

Per l’esperimento utilizzate la Yucca, il Ficus, la Schefflera e la Sanseveria

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FIRENZE. «Oramai le consideriamo quasi come delle nostre compagne. Hanno anche dei nomi come Celestino e Faenza. L’idea di dare alle piante dei nomi è nata per gioco e ha un significato che riguarda la nostra classe». Dalla Nasa al Saffi di Firenze: l’istituto alberghiero sperimenta, per la prima volta in Italia, l’adozione di piante da interno per purificare e migliorare la qualità dell’aria. Per fare questo sono state scelte alcune varietà specifiche come la Sanseveria, la Chamadorea, la Yucca, il Ficus e la Schefflera. Posizionate, poi, nelle aule dove si svolgono regolarmente le lezioni è stato individuato come queste migliorino la qualità dell’aria respirata da studenti e insegnanti rendendo gli ambienti più piacevoli e rilassanti. L’iniziativa è stata condotta da Coldiretti Toscana e dall’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con Donne Impresa Coldiretti, Affi (Associazione Floricoltori e Fioristi Italiani) e AssoFloro nell’ambito di un protocollo siglato con l’Istituto Alberghiero Saffi di Firenze. Partita in autunno, i risultati rilevano un calo della concentrazione di CO2 pari al 20% mentre per le polveri sottili PM2,5 è del 15%.

«Molte delle risposte e molte delle soluzioni all’inquinamento sono già in natura. Questa sperimentazione conferma ciò che sappiamo sulle piante ma ci mette per la prima volta di fronte ai risultati oggettivi in un contesto ben preciso: una scuola. Le piante presenti in aula ci aiutano a ridurre i rischi per la nostra salute e favorire l’apprendimento che l’inquinamento condiziona», spiega Angelo Corsetti, direttore Coldiretti Toscana. Stipati spesso in classi con poche finestre, situate in edifici di vecchia costruzione, le scuole, e gli ambienti dove ogni giorno 400mila studenti della Regione Toscana trascorrono il loro tempo, sono in situazioni di affollamento. Il monitoraggio ha, quindi, coinvolto quattro classi del Saffi: due che prevedevano la presenza di quaranta piante in vaso di diverse specie e due dove, invece, non ce ne era nessuna.

Per i ragazzi dell’istituto alberghiero, però, l’iniziativa si è estesa oltre con lezioni in aula e visite nelle aziende agricole che hanno coinvolto oltre 20 mila studenti toscani. Durante il periodo di spiegazione, che ha visto protagonisti gli alunni, è stato dimostrato che le piante da interno sono una soluzione economica e sostenibile per la cosiddetta "sindrome dell’edificio malato" che accomuna molti luoghi come uffici, ospedali e spazi dove si generano agenti inquinanti che vivono a stretto contatto con le persone. Agenti che si trovano, ad esempio, nella colla dei pavimenti, negli arredi, rivestimenti, vernici e computer. «I risultati della sperimentazione sono veramente incoraggianti. Le piante oltre che abbellire l’ambiente, migliorano il nostro benessere riducendo l’inquinamento e diminuendo la concentrazione di CO2 che, restando al chiuso per molte ore, come accade nelle aule scolastiche, ci possono far venire il mal di testa e ci fanno perdere la concentrazione - continua Giorgio Matteucci, direttore Ibe Cnr - Abbiamo messo insieme ricerca applicata e monitoraggio avanzato anche con sistemi autocostruiti. Proseguiremo questa attività che ci vede impegnati nel trasferire i risultati della ricerca nel pratico».

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