Il Tirreno

Firenze

Arte

Ecco i nuovi tesori del Bargello: i tappeti del sultano

di Sabrina Carollo
Ecco i nuovi tesori del Bargello: i tappeti del sultano

I due tappeti vengono definiti “mamelucchi”, un termine che indica quei manufatti del 500 realizzati in Egitto, probabilmente al Cairo

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Stavano per essere venduti, con destinazione Londra, ma sono stati fermati grazie allo scrupolo e alla competenza di una professionista della Soprintendenza di Genova, che quando li ha analizzati, ha chiesto subito la consulenza di alcuni specialisti, tra cui l’antiquario fiorentino Alberto Boralevi, che ha spiegato: «Quando l’ho visto, nell’ufficio doganale di Milano, sono rimasto senza parole: il tappeto in realtà erano due gemelli mamelucchi cuciti tra loro, una coppia in condizioni praticamente perfette». Lo Stato ha fermato l’esportazione e acquisito, grazie al diritto di prelazione, i due rari manufatti che sono stati quindi destinati al museo del Bargello di Firenze dove troveranno posto nella Sala Islamica, che nel frattempo verrà riallestita, così come la Sala delle Maioliche.

I due tappeti vengono definiti “mamelucchi”, un termine che indica quei manufatti realizzati in Egitto, probabilmente al Cairo – altro loro appellativo è infatti “cairini” – durante l’ultimo periodo del sultanato omonimo, che si concluse nel 1517; sono caratterizzati da un disegno minuto, caleidoscopico, con pochi colori: solitamente solo tre, rosso, verde e blu, che possono arrivare a sette in quelli più arcaici.

Si tratta di tappeti molto rari: ne sono rimasti solo 120 circa, e in Italia una ventina appena, di cui dieci in collezioni private: pertanto l’acquisizione ha davvero un valore speciale, a cui si aggiunge il fatto che la coppia di tappeti proviene dalla villa Medicea di Camugliano, vicina a Ponsacco, venduta dal Granduca Ferdinando Il de’ Medici ai marchesi Niccolini completa di arredi tra cui i due manufatti che probabilmente erano stati ordinati direttamente dai Medici e quindi sono sul territorio toscano dal momento del loro arrivo in Italia.

«I due tappeti del Bargello sono una coppia perfetta, caso rarissimo, e sono stati tessuti contemporaneamente, forse su di un unico telaio», ha commentato Boralevi. I due pezzi, che misurano rispettivamente 2 metri per 137 e 139 centimetri, presentano ancora parte delle cimose originali. Sono fatti di una lana setosa, con orditi di colore giallo verdognolo e trame di colore rosa chiaro, quasi avorio. Hanno al centro una decorazione a stella con attorno alberi – cipressi e palme – che seguono tutti lo stesso orientamento; la loro dimensione relativamente ridotta lascia supporre fossero utilizzati come copritavola. Sono stati acquistati dallo Stato per oltre 350 mila euro in totale, quindi affidati al Bargello proprio in virtù della sua ricca collezione tematica: «La collezione islamica del Bargello non è la più vasta del nostro Paese, ma è quella di maggiore importanza per qualità e tipologia delle opere», ha commentato Giovanni Curatola, ordinario di Archeologia e storia dell’arte musulmana. Dopo l’acquisizione, i manufatti sono stati comunque affidati alla restauratrice Giulia Mariti: «sono intervenuta innanzitutto con un lavaggio grazie al quale colori e lucentezza delle lane sono tornati a splendere, quindi con un restauro leggero per ripristinare la struttura». Il progetto di riallestimento della Sala Islamica e della Sala delle Maioliche, al primo piano del museo prevede il ripensamento del percorso espositivo grazie a speciali vetrine antiriflesso che consentono anche un perfetto controllo delle temperature e una migliore illuminazione.

«Gli interventi nelle sale islamica e delle maioliche – ha dichiarato Paola D’Agostino, direttrice dei Musei del Bargello – rientrano in un complesso e articolato programma di lavori straordinari di riallestimento, messa in sicurezza, miglioria della fruizione e valorizzazione, sviluppato a partire dal 2016».

Da settembre 2023, entrambe le sale chiuderanno per consentire il montaggio delle vetrine e quindi la nuova disposizione degli oggetti, e riapriranno a inizio 2024.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Morto a 24 anni travolto dal treno, il dolore della fidanzata: «Una parte del mio cuore è rimasta con te e non tornerà più»

di Luca Pardini
Speciale Scuola 2030