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Firenze, tutti uniti con gli operai Gkn. In 15mila al corteo: «Stiamo facendo la storia»
La manifestazione è un successo dopo 20 mesi di protesta. I lavoratori non sono soli: raccolti già 23mila euro per il fondo di solidarietà
FIRENZE. «Siamo storia e lo saremo fino alla fine» con queste parole Dario Salvetti ha chiuso il corteo che ieri è tornato di nuovo a far risuonare il grido «Insorgiamo» a Firenze. Un corteo di lotta, per una battaglia che dal 9 luglio del 2021 non si è mai fermata, la lotta dei lavoratori della Gkn. Una lotta che ha visto gli operai riportare anche importanti vittorie, l’ultima pochi giorni fa. Qf ha infatti perso il ricorso fatto contro il primo decreto ingiuntivo. L’azienda è stata condannata a pagare gli stipendi dal 9 ottobre 2022 in poi. Ma i lavoratori sanno che la battaglia è ancora lunga, sanno anche però che accanto a loro c’è quel popolo che li ha accompagnati in questi due anni, da quel giorno di luglio in cui è arrivato il messaggio che comunicava a tutti che non avrebbero più avuto un lavoro. Quella comunità che ancora una volta ha sfilato al loro fianco, 15mila persone secondo gli organizzatori. Tra loro lavoratori, giovani, associazioni, un intero mondo che ha imparato a “convergere”, a far fronte comune, legando insieme anche cause che potrebbero sembrare lontane, il lavoro, la scuola, l’ambiente. E a quel popolo resistente Dario Salvetti, a nome della Rsu, si è rivolto dopo cinque ore di manifestazione che, partendo da Novoli, ha raggiunto la Fortezza.
E il primo pensiero va ai compagni di viaggio, gli altri lavoratori ormai strozzati dalla mancanza di stipendio: «In un mondo in cui nessuno si prende le proprie responsabilità, noi ci prendiamo le nostre. Diciamo ai quei colleghi in morosità incolpevole, quelli che non riescono ad avere prestiti dalle banche, non siamo stati in grado di proteggervi». E poi la replica a chi li accusa di usare la fabbrica per fare politica e al ministro per le imprese e il made in Italy, Adolfo Urso, che venerdì a Firenze ha commentato la situazione della fabbrica campigiana dicendo «Non abbiamo noi strumenti per intervenire». «Per 20 mesi non sono stati in grado di riportare il lavoro – accusa Dario Salvetti riferendosi alla politica nazionale – Il ministero dice che non ha strumenti, allora cosa paghiamo le tasse a fare. Urso dice anche che il sito potrebbe interessare, noi rispondiamo che a loro interessa l’edificio, non le persone dentro».
L’accusa a quella politica che secondo i lavoratori non ha saputo dar loro il modo di continuare a lavorare, che non sa proteggere le fabbriche italiane dalla delocalizzazione: «Melrose, il fondo che ci ha venduto, è in attivo – dice Salvetti – e noi siamo senza stipendio». Intanto sono oltre 330 le adesioni individuali all’appello di solidarietà lanciato dal collettivo, un sostegno crescente che passa dalla campagna di crowdfunding che, in una sola settimana, è stata in grado di raccogliere oltre 23mila euro in vista del primo obiettivo di 75mila euro, necessario per il lancio della prima fase della reindustrializzazione e verso una campagna di Equity Crowdfunding più strutturata dopo l’estate. Un traguardo che il Collettivo ritiene verrà raggiunto e superato in breve tempo.
«Proveremo in settimana a partire con una manifestazione d’interesse – annuncia Salvetti – E se nascerà Officine liberate, vogliamo che chi ci ha sostenuto continui a stare al nostro fianco». E poi la replica a chi vorrebbe che «gli operai facessero solo gli operai e parlassero a massimo di calcio», con la rivendicazione di occuparsi di tutto, di essere operai sì, ma con un’opinione sulla guerra o sul 41 bis.
Innegabili certo le difficoltà dopo quasi due anni di lotta, «I colleghi ci stanno lasciando», mesi senza stipendio cominciano ormai a lasciare il segno. Ma la voglia di resistere non manca, anzi il collettivo dopo il corteo è già al lavoro sul prossimo impegno, un Festival della letteratura da organizzare in fabbrica. E quindi la risposta ironica a tutti coloro che non credevano nella capacità dei lavoratori di andare avanti, a chi penava si sarebbero arresi: «Quanto filo da torcere vi dà il Collettivo».
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