Il Tirreno

Firenze

Il rogo di Sesto

Uccisi nell'incendio, lo strazio della fidanzata di Luca: «Dovevamo andare a sciare, ma non rispondeva al telefono»

di Giulia Poggiali
Uccisi nell'incendio, lo strazio della fidanzata di Luca: «Dovevamo andare a sciare, ma non rispondeva al telefono»

Il 25enne vittima insieme alla zia di un rogo causato dal malfunzionamento della stufa elettrica. La passione per gli scout e il volontariato per l’associazione La Fonte

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FIRENZE. «Dovevamo partire per andare a sciare, avevamo fissato alle 6,30. L’ho chiamato, ma non rispondeva». La voce di Manuela Grispino, la fidanzata di Luca Faggi – il 25enne morto insieme alla zia nel rogo della propria casa - è sempre più sottile.

È mattina. La giovane aspetta il ragazzo che è in ritardo. Strano, doveva passarla a prendere. È successo qualcosa. Poi è arrivata la notizia, il punto di non ritorno. Ed è così che la ragazza, con ancora i pantaloni da sci addosso, si è ritrovata con suo padre e alcuni amici, davanti a casa di Luca. Il ragazzo è morto insieme alla zia Francesca, entrambi vittime di un incidente causato dal malfunzionamento della stufa elettrica, che ha coinvolto anche la nonna Cristina, sopravvissuta, anche se in gravi condizioni. «Era sempre disponibile con chiunque, gli volevano tutti bene. Da alcuni mesi era molto vicino alla zia disabile e alla nonna anziana». Il dolore la fa sembrare persino più piccola, raggomitolata in quella tuta che avrebbe dovuto essere anticamera di divertimento e amore.

I Faggi sono la famiglia del quartiere, dedita al prossimo che non rinunciava a fare del bene. Mentre i carabinieri sostano lunga la strada, col passare dei minuti arrivano gli amici e i conoscenti delle vittime, che cercano conforto negli abbracci. Una famiglia conosciuta da tutti, anche grazie alla storica vetreria che ieri non ha mai alzato la saracinesca, se non per pochi attimi.

Basta una foto per capire il carattere e la personalità di un ragazzo come Luca. La passione per gli scout e il volontariato per l’associazione La Fonte, e la dedizione per gli studi: era al terzo anno di ingegneria meccanica. Chi lo conosceva, non esagera nel ricordarlo come una persona che non voltava le spalle in caso di necessità. Semplice, delicato e generoso, Luca era un ragazzo pronto a dare tanto senza necessariamente ottenere qualcosa in cambio, come ricorda Don Daniele Bani, il parroco della pieve di San Martino: «Uno scout giovane e bravo. Bello, luminoso e impegnato. Il tempo che aveva, lo dedicava agli altri. Due sabati fa, invece di andare a ballare, insieme al fratello ha passato il suo tempo con i ragazzi delle medie. La sua generosità non la ostentava».

Il bene che provava nei confronti della famiglia, era incommensurabile. Gli amici sono sopraffatti dal dolore, tentano di farsi forza l’un con l’altro, ma poi crollano di nuovo. Gli occhi grandi di Manuela guardano verso il basso. Secondi infiniti di silenzio interrotti da un ricordo, la loro ultima guida insieme. «Mi stava aiutando a prendere la patente». Ma questo, è solo una delle immagini che Manuela porterà con sé per sempre. 

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