Sicurezza
Ona, il cane antidroga che insegna ai ragazzi il lavoro contro le sostanze
Unità Cinofile e Artificieri mostrano agli studenti del Poggio come lavorano in strada. L’iniziativa rientra nel calendario di eventi organizzati per i 200 anni dell’Educandato
FIRENZE. L’emozione nello sguardo di Ona quando guarda il suo partner è ciò che permette al “conduttore cinofilo” della polizia di Stato, Marco Masini, di alzarsi la mattina e provare ancora le stesse emozioni del primo giorno di lavoro. Ed è proprio questo che il presidente del Consiglio d’amministrazione dell’Educandato della Santissima Annunziata, Giorgio Fiorenza vuole trasmettere ai ragazzi: l’amore per il proprio lavoro e la soddisfazione nel fare le cose nel modo giusto. Ieri mattina, nella Villa medicea del Poggio Imperiale, si sono tenute due dimostrazioni della polizia: una da parte delle unità cinofili con i cani antidroga e l’altra degli artificieri, proprio per far vedere agli studenti che cosa vuol dire avere a che fare con certe “sostanze” e formarli come cittadini del futuro.
L’iniziativa si inserisce in un percorso di legalità svolto in occasione del duecentesimo anniversario dell’Educandato che ha visto lezioni da parte della Polposta, convegni e incontri sul tema della lotta alla mafia con l’esposizione della Quarto Savona Quindici, la macchina della scorta di Falcone, cerimonia in cui era presente anche il questore Maurizio Auriemma. «L’unità cinofila rappresenta una componente fondamentale per noi perché permette di svolgere molte operazioni di natura diversa per le quali utilizziamo cani di razza differente come il pastore tedesco per l’antidroga e il labrador per l’antiesplosivo – spiega il Commissario Alessandro Petrazzuolo – I cani vengono assegnati agli agenti sulla base di un criterio specifico quello dell’imprinting, che deve essere buono, perché il cane e il conduttore saranno legati per tutta la vita lavorativa dell’animale».
Molte sono le tipologie e le mansioni svolte dai cani della Unità cinofila, oltre a quelli antidroga e antiesplosivo, ne esistono anche altri come quelli per il soccorso di persone, i cani molecolari e quelli volti alla ricerca di tracce ematiche. La questura di Firenze possiede otto unità cinofile e, di conseguenza, altrettanti conduttori. All’Educandato era presente Ona, cane antidroga che svolge l’attività da cinque anni e mezzo insieme all’agente Marco Masini.
«I cani antidroga lavorano per ricompensa. Associano la pallina, che vedono come gioco e oggetto di svago, al premio per aver compiuto la loro mansione. Infatti, dopo aver trovato la sostanza stupefacente, ti guardano in attesa della ricompensa. Fin dall’addestramento viene fatto associare l’odore della pallina con quello della sostanza stupefacente – spiega il poliziotto – Solitamente, l’addestramento dura 4-6 mesi e la massima durata del servizio svolto dal cane prosegue fino al compimento del decimo anno d’età. Dopo, spesso, vengono adottati direttamente da noi. Io, per esempio, a casa ho il mio primo cane di polizia che ha 12 anni. Amper, oramai fa la vita da pensionato».
Un’accoglienza calorosa quella riservata ad Ona: una volta fatto il suo ingresso nel Giardino all’Italiana della villa, i volti dei ragazzi si sono illuminati e hanno creato un cerchio attorno a lei per accarezzarla e vederla più da vicino. Pochi minuti dopo è iniziata la dimostrazione che ha visto il cane alla ricerca delle sostanze, precedentemente nascoste dagli agenti in alcuni punti del giardino. Frasi di stupore e di incoraggiamento si sono levate dai ragazzi durante la prova e una volta terminata, mentre Ona si godeva la sua meritata ricompensa, è stata travolta dall’applauso delle due classi presenti. Ha riscosso molto successo anche la dimostrazione degli artificieri con il robottino che serve a proteggere gli agenti e ad avere maggiori dettagli sulla natura dell’ordigno preso in causa.
L’artificiere Emanuele Marrone ha raccontato il suo percorso ai ragazzi: «Prima di diventare uno di loro, avevo un’idea distorta di chi fossero gli artificieri e di cosa facessero. Pensavo andassero a cercare bombe a mani nude. Con il tempo, e grazie ad un corso di specializzazione, mi sono accorto che non era così», spiega Marrone. Attraverso un control, un telecomando dotato di uno schermo, l’artificiere può manovrare il robot. Il piccolo veicolo ha già delle posizioni in memoria che permettono di spostare un oggetto, è in grado di salire una rampa di scale, può sollevare carichi discreti e smontare un contenitore.
«Il robot permette di creare una distanza tra noi e l’ordigno ma anche di maneggiare un possibile pacco bomba e di provare ad aprirlo. Inoltre, questi strumenti sono dotati di cannoni ad acqua che, sparata ad altissima pressione, riesce a rompere una scatola di legno in pochi secondi. L’obiettivo principale è comunque quello di rimanere illesi e di tutelarci il più possibile».
Tra i ragazzi c’è chi lo paragona ad un carro armato in miniatura, chi dice di averlo visto in un film o chi si lascia scappare un “che figata”. Seguono attenti ogni movimento eseguito dal robot che prende come oggetto di dimostrazione una bottiglietta d’acqua. «Incontri di questo tipo sono di un’importanza straordinaria perché si stimolano i giovani alla cultura e alla legalità.
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