La manifestazione
Il fallimento dell’ex Gkn: tramonta anche l’ultima possibilità di reindustrializzazione
La proprietà punta il dito contro il collettivo dei lavoratori. I sindacati insorgono: «Da Qf comportamenti irresponsabili»
CAMPI BISENZIO. Qf andrà in liquidazione e iniziano i pignoramenti, l’avventura di Francesco Borgomeo con lo stabilimento di Campi Bisenzio sembra davvero arrivata al capolinea. A dare conferma dell’ultimo capitolo della vicenda, iniziata a luglio del 2021 con il licenziamento dei 422 lavoratori della Gkn da parte del gruppo Melrose e proseguita a dicembre dello stesso anno con l’acquisizione da parte di Francesco Borgomeo, è la stessa proprietà. «Siamo stupiti che il movimento insorgiamo sia sorpreso che la Qf dovrà andare in liquidazione – dichiara Qf –. Il movimento politico ha fatto di tutto, secondo noi in maniera scientifica, per far fallire la Qf al fine di espropriare lo stabilimento e disporre dei beni a loro piacimento come sta già facendo senza alcun controllo».
Dopo quattro mesi senza paga e 98 decreti ingiuntivi approvati, gli operai della ex Gkn, ora Qf, sono stati i primi a segnalare l’avvio della procedura di pignoramento e anticipare l’ipotesi liquidazione. «Sono avvenuti i primi due pignoramenti mobiliari in Qf – affermano dal Collettivo di fabbrica – da quel che ci è stato detto, è stato pignorato un robot motoman e un macchinario automatico per il controllo qualità denominato Vision. Eccellenze industriali, investimenti recenti, di industria 4.0, che giacciono inutilizzate e sprecate. L’azione legale dei lavoratori arriva a fare chiarezza dove un intero sistema istituzionale fallisce». Ma Borgomeo non ci sta a passare per il cattivo della situazione, mentre tra le due parti è ormai scontro totale. «Assemblea permanente e occupazione costante della fabbrica – ribatte la proprietà elencando le ragioni che hanno portato a questo epilogo – intimidazioni, minacce, istanze di fallimento, pignoramenti dei conti, precetti mirati dalle persone di insorgiamo; azione mediatica tesa a promuovere un movimento politico che nulla ha di sindacale e a screditare l’azienda. Totale indisponibilità a far arrivare la cassa integrazione che infatti non è arrivata ad oggi. Boicottaggio sistematico a tutti i tentativi di rilancio. Queste sono le azioni costanti che Insorgiamo ha messo in atto da 12 mesi senza alcuna possibilità di trovare soluzioni. Hanno fatto di tutto per far fallire ogni percorso di riconversione e per far fallire l’azienda».
La responsabilità del fallimento del progetto insomma secondo la proprietà sarebbe da far ricadere interamente sulle spalle del Collettivo. «Sul tavolo della Regione Toscana ci sono manifestazioni di interesse per possibili riconversioni – prosegue Qf – ma non c’è il progetto che Insorgiamo società avrebbe dovuto proporre ad Insorgiamo movimento che ha in ostaggio la fabbrica, in un gioco delle parti dove gli stessi soggetti sono i rappresentanti dei lavoratori, il movimento politico e gli imprenditori che vorrebbero fare la riconversione con un piano industriale a oggi fantasma. L’azienda farà ogni atto necessario a tutelare i lavoratori e il patrimonio aziendale, e soprattutto farà ogni azione utile al ripristino della legalità nello stabilimento e nella vertenza. Abbiamo sempre detto che non esiste sviluppo e occupazione nell’illegalità. L’illegalità diffusa dovrà essere sempre contrastata. L’azienda ha già dato la piena e totale disponibilità alla Regione Toscana affinché governi lei ogni possibile soluzione di riconversione del sito».
Una ricostruzione dei fatti inaccettabile per i lavoratori «Qf non paga, non consegna i cedolini busta paga, non si mette in regola con i contributi, sfugge dai tavoli dove si discute di cassa. Più di 280 lavoratori hanno messo in mora Qf e oltre 180 stanno procedendo con gli avvocati per il recupero degli stipendi. Quando ventiliamo l'ipotesi di liquidazione, Qf di fatto la conferma, buttando la palla in tribuna. Tutto quanto da noi scritto è scritto e condiviso dalla Rsu con il mandato dei lavoratori. Ora sta alle istituzioni fermare questa deriva». Perché dal canto loro gli operai, che proprio in questi giorni hanno realizzato un primo prototipo di cargo bike prodotto con le proprie mani e stanno lavorando ad un progetto legato alla produzione di rinnovabili, sostengono di aver fatto tutto il possibile per salvare la fabbrica: «Abbiamo presentato i piani industriali il 20 dicembre, dopo dieci giorni di consultazione popolare – sottolinea il Collettivo –. Da lì sono partiti ulteriori incontri di approfondimento. La cassa integrazione per riorganizzazione è stata individuata come possibile strumento della messa a disposizione dello stabilimento ai piani di reindustrializzazione dei lavoratori e allo scouting pubblico della Regione. Il 20 gennaio Qf ha aperto la procedura di cassa. La procedura scadeva il 13 febbraio. Senza perdere un attimo, abbiamo dato disponibilità a incontri serrati. Qf è sparita e ha dato disponibilità a discutere dal 21 febbraio: così va avanti da mesi, sprecando mesi come fossero noccioline».
Per Simone Marinelli, coordinatore automotive per la Fiom-Cgil nazionale e Stefano Angelini della Fiom-Cgil Firenze, Prato e Pistoia, quello di Qf è «un atteggiamento irresponsabile» da parte di una proprietà «che non vuole prendere atto del fallimento del progetto presentato e farsi da parte per dare una reale opportunità di rilancio». Per Emiliano Fossi, deputato Pd e membro della commissione Lavoro della Camera, «la liquidazione di Qf sarebbe una sconfitta per tutti: brucerebbe sia il lavoro degli operai e del collettivo di fabbrica che quello di scouting messo in campo dalla Regione. Il punto irrinunciabile per me è non scaricare tutto sui lavoratori e le loro famiglie».
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