Il Tirreno

Firenze

Plinio il Vecchio

Se resiste solo il fortino del conformismo

di Massimo Mattei
Se resiste solo il fortino del conformismo

La non vittoria dei big d’apparato, ora si aprono quindici giorni di passione

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Bonaccini non ha vinto in Toscana. È attorno al 50% nella Regione che doveva portare un gran numero di consensi al Presidente dell'Emilia Romagna, anche perché la stragrande maggioranza dei big stava con lui. E invece no. Cinque punti lo distaccano dalla Schlein, che ha vinto sei province, ma se non si fosse portato a casa il risultato di Firenze dove a coordinare il tutto c'è il suo vice, il sindaco Nardella, probabilmente avrebbe perso anche tra gli iscritti.

Perché il 26 la sconfitta, a gazebo aperti, pare certa con conseguenze non ancora immaginabili per chi si era accomodato dalla parte di quello che veniva considerato il vincitore annunciato. Un gruppo dirigente in crisi di consensi tra la gente e adesso lo si è visto plasticamente anche tra gli iscritti. Un gruppo dirigente di garantiti, di amministratori, di sottogoverno ma sempre più distante dalla realtà. È apparso chiaro a settembre alle elezioni politiche e in maniera forse ancora più evidente, almeno per gli addetti ai lavori, in queste primarie poco partecipate.

Dall'altra parte spinge forte un vento di cambiamento. Dove dentro c'è ogni cosa è bene dirlo; sinistra, giovani, ex tutto ricomparsi dopo anni di strapotere renziano, posseduti dal sacro fuoco della poltrona, professionisti del manuale Cencelli ma - diciamolo con franchezza - c'è anche un popolo progressista vero che si è ritrovato attorno alla deputata emiliana. E che ha retto botta nei circoli e probabilmente la farà vincere in Toscana ma anche a livello nazionale il 26.

A quel punto, al di là di una probabile diaspora verso altri lidi di politici locali che in minoranza o lontani dal potere non sanno stare, anche il candidato alla presidenza della Regione Toscana verrà rimesso in discussione. Un Giani indebolito difficilmente reggerà l'urto di due anni e mezzo di logoramento delle truppe della sinistra schleiniana. Nardella che è l'unico leader riconosciuto e riconoscibile dovrà pensare a se stesso, alla sua futura collocazione, e molto probabilmente abbandonerà quella pletora di questuanti più o meno validi che in questi anni hanno garantito il suo potere pressoché assoluto sulla città.

Si apriranno scenari interessanti. Per chi ha la fortuna naturalmente di poter guardare la cosa dall'esterno, con gli occhi dell'osservatore oppure dell'analista politico. Per chi c'è dentro ed ha magari il mutuo da pagare sbagliare cavallo ad un congresso può essere fatale.

Ma si sa, non esiste più il Partito mamma che ti garantiva dalla culla alla bara. I "barbari" son già arrivati a Roma, ma anche a Pisa, a Siena, a Pistoia. Resiste il fortino del conformismo rosso (rosso si fa per dire...) di Firenze ma questa volta scricchiola e parecchio (a Firenze la Schlein ha vinto a Vie Nuove, a Rifredi e a valanga all'Isolotto).

Ci saranno quindici giorni di passione, tra i militanti che ormai son pochi e tra quelli che vivono e gravitano attorno alla politica.

Al resto dei toscani interesserà poco o punto questa battaglia. Meno del Festival di Sanremo sicuramente o di una rete annullata sul finire alla Fiorentina.

Ed anche questa cosa - da queste parti - è una notizia.

Non buona per tanti sicuramente.

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