Sicurezza
La rabbia nelle case popolari in via Accademia del Cimento: «Non vogliamo traslocare»
C’è il bando per i lavori di riqualificazione ma i residenti lamentano: «Non ci hanno detto nulla del nostro futuro»
FIRENZE. Dino Cappelli, ex autista per una cooperativa, è un omone di 86 anni ben portati. Quando pensa che potrebbe dover lasciare la sua casa da qui a pochi mesi si incupisce e sembra quasi rimpicciolirsi. «Ci sto da più di cinquant’anni, ora ci abito da solo, prima con la famiglia. L’ho arredata alla meglio, sono povere cose ma dove dovrei metterle? Aspetto a fasciarmi la testa». Gli fa eco Iolanda Torrente che pensa al marito, alla sua richiesta «di morire in questa casa» e che, dopo 52 anni, non se la sente proprio di lasciarla. O ancora Leonardo Senesi che abita al primo piano, indica le sue finestre alzando il braccio con gli occhi che si velano: «Ci si conosce tutti, si va al circolo, si gioca a carte…».
Sono numerosi gli anziani che abitano nelle case popolari di via Accademia del Cimento a Novoli, due passi dall’ingresso autostradale, all’ombra di Palazzo di Giustizia. Gli ultraottantenni sono di più rispetto alla media delle altre case popolari fiorentinee con loro, e non potrebbe essere diversamente, ci sono disabili e famiglie numerose con tutte le difficoltà emotive e organizzative che un trasloco scatena. Le posizioni sono varie ma ad accomunare i vari punti di vista è l’incertezza di quello che accadrà. Di certo c’è un bando con scadenza il 10 febbraio per adeguare dal punto di vista sismico ed energetico questi palazzoni. Una buona notizia se non ci fosse lo spettro, quasi una certezza ormai, che tutti dovranno andarsene per lasciare spazio al cantiere.
Lo sanno dal 23 giugno 2021, da quando, il progetto complessivo fu illustrato per il lotto 1 (poi il bando andò deserto) ma ad oggi non hanno più risentito nessuno in via ufficiale. Le visite dei consiglieri di opposizione, i documenti pubblicati online, il bando che definirà quale sarà la ditta (se qualcuno in questo caso parteciperà) che si sarà aggiudicata i lavori sono le uniche certezze ormai da mesi. Se tutto andrà secondo quanto predisposto tra fine maggio si aprirà il cantiere.
A Novoli però non si sorride. «Non ci hanno detto nulla. Dove andremo? Quando? Per quanto tempo? Siamo impanicati”» commenta Isabella Tito ricordando come intanto lei abbia l’autorizzazione a rifare a sue spese il bagno che dopo tanti anni «ne ha bisogno eccome». E non è un caso raro: anche Andrea Moritz ha tutto il materiale accatastato. «Mi sono fermato quando ho capito che potevano farci traslocare». È un corso di richieste, una babele di esigenze (ma dovremo sgomberare le soffitte? Quanto dovremo stare fuori? È definitivo? ) per poi concludere che non sono neanche certi che tutto questo possa valere la pena. Ad ascoltarli c’è il consigliere Dmitrij Palagi. Ascolta, risponde alle domande per quello che può: ha già presentato un question time e per domenica prossima intanto ha fissato un incontro a Case Caciolle per capire quali sono le esigenze delle 64 famiglie dei lotti 2 e 3, quelli interessati dai prossimi lavori. «Ho 83 anni», si lamenta Nerina Neri. «Come posso organizzare da sola un trasloco?», dice ai vicini di casa. All’assessora e a Casa spa, chiedono un incontro, di capire se i lavori possano essere fatti lasciandoli dentro i loro appartamenti, se ci siano alloggi in quell’area per evitare di sradicare le famiglie (tranne coloro che scelgano di andare altrove) dal quartiere in cui hanno sempre vissuto ma soprattutto perché non si sia partiti con un po’ di anticipo per permettere loro di organizzarsi. «La mamma è disabile e il babbo è morto di Covid», dice Maura Severino. «Non possono pretendere di trattare i nostri anziani, spesso disabili, come pacchi postali. E spostare tutti da un posto all’altro comunicandolo con poche settimane di anticipo».
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