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Officine Osmannoro in sciopero: «Trenitalia vuole ridimensionarci»

di Rita De Blasio
l sit-in organizzato dai sindacati in via Cavour
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l sit-in organizzato dai sindacati in via Cavour

Il reparto a rischio è quello della manutenzione: in bilico oltre 100 operai

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FIRENZE. Otto ore di sciopero e un presidio sotto la prefettura di Firenze per gli addetti alla manutenzione rotabili di Trenitalia delle officine di Firenze Osmannoro e il personale della direzione tecnica del plesso di viale Lavagnini. È stata questa la protesta, tenutasi ieri, organizzata dal sindacato Fit-Cisl Toscana. Il motivo principale, che ha portato allo sciopero, è stata la presentazione del progetto da parte di Trenitalia, a livello nazionale, che prevede un ridimensionamento sia della manutenzione ciclica, che di tutte le altre attività ad essa connesse. Attualmente a Firenze gli impiegati nei settori di manutenzione sono circa 400, anche se: «L’officina, a pieno regime, potrebbe lavorare anche con mille persone», svela Antonino Rocca, segretario regionale Fit Cisl Toscana. «Questo significa che già siamo sotto organico ed inoltre rischiamo di perdere più di un centinaio di posti di lavoro nel breve periodo. Chiediamo che ci sia uno sviluppo e non un ridimensionamento dell’officina e che Trenitalia investa in Toscana che, invece, risulta essere molto penalizzata dalla dismissione di queste attività», conclude Rocca.

Una situazione delicata che richiede un intervento pressoché immediato da parte delle forze politiche: «Che il governo batta un colpo», sostiene Gabriele Toccafondi di Italia Viva-Azione «È inaccettabile. Non si vede un futuro per quello che dovrebbe essere un punto di riferimento nazionale. Le officine ferroviarie dell’Osmannoro sono un patrimonio per la Toscana. Bisogna anche che Trenitalia faccia chiarezza su investimenti e assunzioni», conclude. La questione delle assunzioni è stata affrontata anche Dario Bonucci e Fabio Fusi, delegati RSU, rispettivamente, dell’Imc e dell’Omc dell’Osmannoro: «Siamo qui a chiederle visto che mancano da anni, così come tutti gli investimenti che ci sono stati promessi nel 2018 ma che ancora non abbiamo visto. Il reparto più a rischio è quello della manutenzione ciclica, attraverso la quale il treno viene scomposto e si lavora carrozza su carrozza», affermano all’unisono. A pagarne le conseguenze sono, nel frattempo, i lavoratori. Claudio Vitangelo, Andrea Neri, Riccardo Straccali, Luca Di Ruberto, Roberto Mulas, Daniele Cortazzo e Samuele Meini. Sono solo alcuni degli operai che ieri hanno deciso di incrociare le braccia. Non tutti sono a rischio di perdere il posto nell’immediato però tutti sono costretti a lavorare in condizioni di difficoltà: «Negli spogliatoi il riscaldamento non funziona e, a volte, ci piove dentro. Mancano continuamente dei ricambi in magazzino. Ci sono tantissime carenze che abbiamo segnalato più volte su cui non si interviene», sostiene il dipendente Samuele Meini «Ci sono tanti problemi anche a chiedere le ferie perché altrimenti i turni rimangono scoperti essendo in pochi», conclude.

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