Sicurezza
Torregalli, pronto soccorso in tilt: arrivano 91 pazienti, il limite è 35
Il sindacato: medici stremati, l’Asl riduca la chirurgia specialistica
FIRENZE. «C’erano 91 pazienti presi in carico dal personale, oggi (ieri, ndr) , all’ospedale di Torregalli: peccato che il numero certificato sia di 35». Simone Baldacci, coordinatore per la Funzione pubblica Cgil dell’Asl Toscana centro, è un fiume in piena. Lo stress a cui sono sottoposti i pronto soccorso – spiega – sta diventando insostenibile. Non soltanto a Firenze, ma in tutti i presidi ospedalieri dell’area vasta: Prato, Empoli, Pistoia. «Non capiamo – prosegue il sindacalista – perché l’Asl Toscana centro non abbia attivato i protocolli previsti in caso di maxi afflusso che prevede, ad esempio, personale aggiuntivo o il blocco dell’attività chirurgica in elezione per consentire al personale di altri reparti di andare a sostegno dei colleghi del pronto soccorso. Sono misure pesanti, lo capisco. Ma non è più possibile sottoporre il personale, già fiaccato dalla pandemia e dalla carenza cronica di personale, a uno stress così elevato. Una situazione che sta andando avanti, ormai, dal giorno dell’Epifania. Servono misure straordinarie altrimenti non resterà loro altra alternativa se non quella di fuggire». Lo dicono i numeri: nel 2022 l’Asl Toscana centro mette in fila 14 dimissioni volontarie nei pronto soccorso «più ulteriori cessazioni per altra motivazione»: ad oggi, dunque, l’Azienda registra «negli organici delle varie Medicine d’urgenza aziendali uno squilibrio di 40 unità». E stiamo parlando soltanto di medici. Servono misure specifiche ma per Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Firenze e provincia, «gli incentivi economici, per quanto importanti, non possono essere l’unica soluzione».
«I medici, con questi ritmi, non riescono a reggere quotidianamente il lavoro in pronto soccorso – prosegue il presidente – . Non sono limoni da spremere e le energie alla lunga finiscono. Mentre i pazienti sono troppo spesso costretti a lunghe attese prima di essere visitati o ricoverati. Serve una riforma strutturale su più livelli. Non si può contare solo sulla passione di chi lavora in pronto soccorso, occorre dare maggior equilibrio tra ore libere e lavorate, avere spazio per la vita familiare e tempo libero, meno stress, diverse possibilità di carriera, occorre garantire una vita normale fuori dall’ospedale».
«Gli organici – aggiunge Dattolo – vanno potenziati, assumendo con una programmazione adeguata e mirata, aumentando il personale negli ospedali più in difficoltà. Attuiamo la legge Calabria e assumiamo anche gli specializzandi: a 27-30 anni, dopo lunghi anni di formazione, dobbiamo considerarli professionisti del settore a tutti gli effetti».
«Confidiamo di poter vedere presto anche gli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con l’introduzione di nuove case di cura intermedie capaci di togliere pressione ai pronto soccorso e migliorare le cure sul territorio – conclude – . La strada però è ancora lunga e servono quindi anche altri interventi per una situazione che non è solo fiorentina o toscana, ma simile in tutta l’Italia. Abbiamo bisogno di un progetto che parta dall’alto, di revisione dell’intero sistema dell’emergenza-urgenza. La popolazione chiede risposte tempestive ai problemi di salute, su cui c’è maggiore consapevolezza rispetto al passato, e i medici devono poter lavorare con la lucidità e il tempo di cui necessità la medicina».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
