Il Tirreno

Firenze

Cani uccisi, i ritardi nelle indagini. «Molti non hanno denunciato»

di Matteo Leoni
Cani uccisi, i ritardi nelle indagini. «Molti non hanno denunciato»

Querele solo per due degli otto casi di sospetto avvelenamento

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FIRENZE. C’è un primo, grande ostacolo nelle indagini per dare un nome al killer che durante le feste di Natale ha ucciso col veleno almeno otto cani tra San Bartolo a Cintoia e l’Argingrosso: il fattore tempo. La polizia giudiziaria non è stata allertata nell’immediatezza, e così gli accertamenti sono partiti in ritardo. Un gap di alcuni giorni, che adesso rende difficile mettersi sulle tracce del responsabile.

«Purtroppo siamo stati allertati tardi, anche dagli stessi veterinari» denuncia il colonnello Luigi Bartolozzi, comandante dei carabinieri forestali di Firenze, che conducono le indagini in coordinamento con la polizia municipale. «I veterinari – precisa Bartolozzi – sono obbligati per disposizione ministeriale, e dal loro ordine professionale, a segnalare tutti i casi, anche solo sospetti, di avvelenamento». Ma questo non sarebbe avvenuto, o almeno non sarebbe stato fatto in modo tempestivo. I casi di presunti avvelenamenti sono iniziati nei giorni intorno al Natale. I carabinieri forestali ne sono venuti a conoscenza il 5 di gennaio, a seguito delle notizie apparse sugli organi di stampa e della prima denuncia, presentata il 4 gennaio alla stazione dei carabinieri di Legnaia dalla proprietaria di Zoe, una femmina di labrador deceduta il 31 dicembre a seguito di convulsioni dopo aver passeggiato nei pressi degli orti sociali di via delle Isole, in zona Argingrosso. La querela è stata fatta cinque giorni dopo il decesso, e così sull’animale non è stato possibile effettuare l’autopsia. In tutto i cani deceduti sono otto. L’unica altra denuncia presentata è stata quella per il decesso del pitbull di nome Zelda. In questo caso l’esame autoptico è stato effettuato e ha confermato la morte per avvelenamento da stricnina. Gli altri sei casi sono stati ricostruiti dagli investigatori a ritroso, andando a parlare con i proprietari e ascoltando le loro storie.

Proprio in ragione del ritardo iniziale e del lavoro – ancora in corso – di ricostruzione degli episodi, al momento gli investigatori non avrebbero ancora potuto inviare gli atti in procura. Le indagini di carabinieri e municipale comunque vanno avanti, ma al momento non sarebbero stati trovati elementi utili per risalire al colpevole, o ai colpevoli. La priorità è quella di proteggere i cani e di evitare altri avvelenamenti.

L’allerta per ora resta alta. Ieri mattina nei pressi del parco di San Bartolo a Cintoia un altro animale, una gazza, è morto in preda a convulsioni. L’animale è stato portato all’istituto zooprofilattico per verificare se si tratti di un decesso dovuto a stricnina.

Intanto questa mattina, a condizione che non ci si metta di mezzo la pioggia, i carabinieri forestali ripeteranno la bonifica del parco di San Bartolo a Cintoia ed effettueranno per la prima volta anche l’ispezione della zona dell’Argingrosso, dove sarebbe stata avvelenatala labrador Zoe. I cani antiveleno saranno tre, uno in più rispetto alla prima bonifica. Ad eseguire l’ispezione saranno due cani specializzati (un labrador e un pastore belga malinois), fatti arrivare dall’unità cinofila antiveleno di stanza a Follonica, presso il reparto carabinieri biodiversità, e un’unità cinofila presente a Chiusi della Verna, in provincia di Arezzo, dipendente dal reparto carabinieri parco foreste casentinesi.


 

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