Sicurezza
Cani uccisi, nel parco non c’è veleno. Eseguita la bonifica, ma sarà ripetuta
La denuncia di una proprietaria: «La mia povera Zoe è morta in dieci minuti»
FIRENZE. Nessuna traccia di stricnina, o di qualsiasi altro tipo di veleno, nel parco di San Bartolo a Cintoia, luogo diventato tristemente noto per le intossicazioni letali di otto cani. Ieri mattina i carabinieri forestali del gruppo di Firenze hanno effettuato una bonifica di tutta la zona, molto vasta, avvalendosi anche delle collaborazione dell’unità cinofila antiveleno di stanza a Follonica, presso il reparto carabinieri Biodiversità. Due cani specializzati, seguiti dai loro conduttori, hanno setacciato il parco alla ricerca di sostanze pericolose. Bocconi avvelenati, ma anche stricnina sparsa nel terreno o assorbita dalla vegetazione. Il risultato delle verifiche tuttavia infittisce ancora di più il mistero che aleggia attorno alle morti degli animali. È chiaro che in città c’è qualcuno che vuole uccidere i cani, ma al momento non è stato possibile capire come agisca. Per ore le due unità cinofile (un labrador e un pastore belga malinois) hanno perlustrato il parco accanto al Pala Wanny. Ma le operazioni, che hanno visto il supporto anche del reparto polizia ambientale della polizia municipale, non hanno permesso di trovare nulla. Un risultato che farebbe tramontare l’ipotesi, fattasi strada con forza nelle scorse ore, che il veleno sia stato sparso direttamente sul terreno. Lo scenario ritenuto più probabile al momento dagli investigatori è che il killer degli amici a quattro zampe abbia agito piazzando nella vegetazione dei bocconi avvelenati. Delle esche che sono state inghiottite dai poveri cani deceduti, e di cui adesso non ci sarebbe più traccia. L’attenzione però resta altissima. Il parco resterà chiuso e nei prossimi giorni i carabinieri forestali di Firenze, guidati dal colonnello Luigi Bartolozzi, effettueranno una secondo bonifica. L’area verrà ispezionata dai due cani antiveleno già intervenuti oggi e in aggiunta da un’unità cinofila presente a Chiusi della Verna in provincia di Arezzo, dipendente dal reparto carabinieri del parco delle foreste casentinesi.
In questa occasione il perimetro dei controlli verrà allargato. Si ispezionerà infatti anche il parco dell’Argingrosso, da dove sono arrivate alle forze dell’ordine altre segnalazioni di sospetti casi di avvelenamento. Il timore è che una o più persone stiano spargendo veleno in giro per i parchi della città. Tracce di stricnina sono state segnalate dai cittadini anche sull’argine della Greve in zona San Giusto. E nei giorni scorsi anche a San Casciano Val di Pesa è stata trovata una spugna fritta, sequestrata dalle forze dell’ordine.
Le indagini sugli otto cani morti avvelenati al parco di San Bartolo sono affidate alla polizia municipale. Gli esiti dell’autopsia dicono che nello stomaco di uno dei cani sono stati trovati dei ciuffi di erba risultati positivi alla stricnina. Non è escluso tuttavia che il povero animale abbia prima mangiato un boccone avvelenato e poi abbia ingerito erba nel tentativo di espellere le tossine accumulate. Spargere polvere di stricnina direttamente sul terreno e sulla vegetazione, spiegano gli addetti ai lavori, sarebbe stato molto pericoloso per lo stesso avvelenatore, per cui è improbabile che abbia agito così, rischiando di respirare lui stesso il veleno. Più verosimile, al momento, l’ipotesi delle esche avvelenate. La proprietaria di uno degli animali uccisi ha denunciato ai carabinieri come Zoe, il suo labrador, il 31 dicembre scorso si sia accasciata improvvisamente a terra mentre era al parco, morendo dopo dieci minuti. Ieri mattina ha effettuato un sopralluogo a San Bartolo anche il capogruppo di Fratelli d’Italia in Palazzo Vecchio Alessandro Draghi, che sul caso degli avvelenamenti chiederà di calendarizzare un incontro urgente in commissione ambiente.
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